Ancora una volta la mancanza di un’opposizione seria e competente, insieme a rappresentanze di categorie incapaci di uscire dalle logiche corporative e di mero commercio di poltrone, lasciano il campo libero agli interessi delle caste burocratiche e conservatrici.
Le pagine dei giornali toscani hanno dedicato ampio spazio alle reazioni suscitate dalla presentazione del Piano d’Indirizzo Territoriale (PIT) della Regione Toscana. Inizialmente sono stati gli imprenditori del settore marmifero a sparare contro il piano, seguiti da quelli del settore vitivinicolo che, se non altro per i numeri ben maggiori che rappresentano per l’economia regionale e non solo, hanno attivato un vero e proprio bombardamento a tappeto contro il piano, culminato in una conferenza stampa organizzata da una ventina (praticamente tutti) di consorzi di produttori di vino della nostra regione.
Non è questo il caso di esaminare nel merito il piano (3.500 pagine!!!), ma vorrei solo sollevare delle domande: non è stato un po’ ingenuo attendere l’approvazione del piano da parte della regione prima di partire con le contestazioni? Negli oltre tre anni di lavorazione del documento, costato oltre 1 milione di euro, mai nessuno fra le categorie e gli addetti ai lavori ha avuto sentore delle nefandezze che si stavano scrivendo? Eppure già la composizione del panel di “esperti” incaricati della stesura qualche dubbio l’avrebbe dovuto sollevare, a cominciare dalla presenza degli architetti Baldeschi e Magnaghi (quest’ultimo anche consorte della Marson, ma “honi soit qui mal y pense”), con la benedizione ideologica dell’intellettuale palindromo Asor Rosa. L’assessora Marson, fin dal suo insediamento, del resto non ha mai nascosto la sua impostazione “talebana” nei confronti della gestione del territorio, altro motivo per il quale sarebbe stato opportuno un monitoraggio più attento del lavoro della commissione incaricata. Bizzarre anche le prese di distanza, postume, da parte degli assessori Salvadori e Ceccarelli: ma in Giunta si parlano? Non sanno quali sono le idee della loro collega? Da ultimo l’atteggiamento del governatore Rossi. Gira la voce che il problema stia nel fatto che la Marson sarebbe il punto di equilibrio senza il quale la Giunta regionale andrebbe in pezzi. Praticamente come affidare le sorti del Medio Oriente al califfo Al Baghdadi!
A questo punto l’unica soluzione, non facile, potrebbe essere quella di prolungare al massimo le procedure per la effettiva entrata in vigore del Piano, in modo da giungere alla fine della legislatura, primavera 2015, dopo di che, si spera, addio Marson! Non così semplice, però, perché l’assessora è talebana ma non stupida. Infatti ha imposto l’approvazione di una serie di norme di salvaguardia che in pratica, in caso di mancata messa in atto delle direttive del piano, bloccano da subito, e per tre anni, qualsiasi progetto, compresi quelli già approvati con tutti i crismi dai vari enti territoriali.
La morale che si può trarre da questa situazione è sempre la solita: la mancanza di un’opposizione seria e competente, insieme a rappresentanze di categorie incapaci di uscire dalle logiche corporative e di mero commercio di poltrone, lasciano il campo libero agli interessi delle caste burocratiche e conservatrici.

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