Per salvare il salvabile, dinnanzi ad una perdita ormai nazionalizzata, che si riducano le accise benzina, così da favorire un incremento nell’uso dell’automobile e, di riflesso, l’utilizzo della nuova autostrada.
Sono da poco tornato da una vacanza ad Ibiza e non posso risparmiarmi dal commentare il costo della benzina: rientrava in cifre comprese fra i 1,420 e i 1,450 al litro. In Italia il prezzo alla pompa medio è di 1,597 (dati Sole 24 Ore aggiornati a data 15/08) dopo aver raggiunto la punta di 1,718 a Febbraio dell’anno scorso (dati CGIA Mestre) mentre in Spagna, nello stesso periodo, si aggirava intorno ai 1,410.
Il prezzo al consumo della benzina in Sicilia, spesso più alto rispetto che in altre regioni italiane, ci dice che il valore finale, quello da pagare alla pompa, è anche influenzato da costi di trasporto più elevati: se tanto dà tanto, essendo Ibiza un’isola delle Baleari, possiamo affermare che in Spagna la benzina non è mai aumentata a causa di balzelli. E, in effetti, la Spagna figura fra i paesi dove statisticamente la carbon tax influisce meno sul prezzo finale.
Ora, fra la tassazione diretta e quella indiretta, laddove si ritiene necessario aumentare le imposte (e in Italia, in realtà, tutto c’è fuorché tale necessità, come i dati dei redditi netti e dei consumi ci mostrano) è preferibile, per il tatcheriano con memoria storica, la seconda a patto di ridurre le imposizioni sul reddito delle persone fisiche e le tasse sulle imprese. Questa operazione è detta Tax Swap. In Italia, però, in contemporanea all’ultimo aumento delle accise si è vista l’introduzione di ulteriori tasse e il balzello di altre già esistenti: era il 2012, l’anno del Governo Monti.
Cosa abbia generato questa manovra è affare noto: minori ingressi in autostrada, tanto da indurre Autogrill (un monopolista del settore) ad avviare un cambio di strategia commerciale vendendo molte delle loro strutture ad altri competitor ridimensionando il proprio business sulle strade a pedaggio. Si intenda, chi scrive non intende dire che in Italia gli ingressi in autostrada siano diminuiti solo per le accise: vi sono altri fattori che contribuiscono, fra cui nuove abitudini (si pensi a BlaBlaCar) nate in concomitanza con la crisi, compagnie aeree low cost (come Ryanair) che rendono il viaggio in auto addirittura meno conveniente, un generale senso ecologista nelle nuove generazioni e il tendenziale calo demografico della popolazione. Tutto ciò non fa altro che rendere però ancora più incredibile un fatto: la cecità della classe politica italiana.
Fino ad ora ho menzionato solo l’ultimo aumento accise avvenuto, quello del 2012, ma non tutti i precedenti che si sono verificati dal 2009 in poi, e sono – udite udite – ben quattro. Quattro aumenti dal 2009 in poi, cinque con quello del 2012, della carbon tax sta a significare che dall’inizio dei lavori dell’autostrada A35, altrimenti chiamata BRE-BE-MI, nessuno dei governi che si sono succeduti in quegli anni ha tenuto conto della distorsione causata da tali accise, che concretamente hanno contribuito a causare un effetto di sostituzione; un minore utilizzo dell’automobile, a favore di altre scelte di viaggio su cui vi è minore pressione fiscale. La questione è naturalmente grave, considerando che i costi di BRE-BE-MI sono stati coperti da Cassa Deposito e Prestiti e continueranno ad esserlo, visti gli ingressi sotto le attese dalla primavera del 2014, periodo di inaugurazione, dal Governo Italiano e da Regione Lombardia, in barba all’annuncio iniziale di project financing. Siamo dinnanzi alla più pura nazionalizzazione delle perdite, al totale disinteresse da parte dello Stato di utilizzare i mezzi regolatori a propria disposizione (le tasse) per modificare un comportamento e arginare conseguentemente i costi a carico della collettività non richiesti.
Aggiungerei non richiesti due volte: perché i mancati introiti dai pedaggi della A35 stanno ad indicare un scarso appeal anche verso l’utenza che comunque non abbandona l’auto, ma continua a preferire la A4. Se applicassimo alla A35 il metodo di regolazione incentivante, il fallimento raggiungerebbe dimensioni ciclopiche.
Siamo ad Agosto e gli ingressi in BRE-BE-MI continuano ad essere, malgrado agevolazioni varie, sotto l’atteso. I giornali scrivono di ragazzi che fermano la macchina, durante la percorrenza di quel tratto autostradale, per un selfie che ne sbeffeggi l’utilità e lo scarso successo.
Allora per salvare il salvabile, dinnanzi ad una perdita ormai nazionalizzata, che si riducano le accise benzina, così da favorire un incremento nell’uso dell’automobile e, di riflesso, l’utilizzo della nuova autostrada. Che non lo si faccia però tramite una poco auspicabile tax swap su un altro prodotto di consumo e men che meno – Vade Retro Satana – sulla persona fisica o sulle imprese. Si faccia qualcosa che neanche la Thatcher fece.
Gioverebbe alla credibilità italiana.

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