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Perché non decolla il nuovo soggetto riformista, con la nostalgia di PCI/PDS/DS il centro sinistra non va da nessuna parte

Una parte del PD vedrebbe con favore l’uscita dal partito delle sue componenti riformiste e liberaldemocratiche cattoliche. Per esempio l’ex Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi scrive  oggi su Il Riformista che  il passaggio di Marianna Madia dal Pd al gruppo di Italia Viva, come indipendente, può essere l’inizio di un fenomeno più vasto; un processo politico che potrebbe portare a far nascere un polo riformista, una sorta di “nuova Margherita” autonoma, ma solidamente alleata con il PD e che  un ruolo particolare potrebbe essere svolto da Graziano Del Rio. Non pochi nel PD, alla base e ai vertici  provano nostalgia  per il passato.

di Marco Mayer | 7 Maggio 2026

Una parte del PD vedrebbe con favore l’uscita dal partito delle sue componenti riformiste e liberaldemocratiche cattoliche. Per esempio l’ex Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi scrive  oggi su Il Riformista che  il passaggio di Marianna Madia dal Pd al gruppo di Italia Viva, come indipendente, può essere l’inizio di un fenomeno più vasto; un processo politico che potrebbe portare a far nascere un polo riformista, una sorta di “nuova Margherita” autonoma, ma solidamente alleata con il PD e che  un ruolo particolare potrebbe essere svolto da Graziano Del Rio. Non pochi nel PD, alla base e ai vertici  provano nostalgia  per il passato. Mi riferisco al processo che ha portato il PCI a trasformarsi prima nel PDS e successivamente nei DS. Con la nostalgia non si va da nessuna parte perché i cittadini  quando votano guardano al futuro.   Ciascuno (come  Elisabetta Gualmini e Marianna Madia)  ha tutta la libertà di compiere le sue scelte. Tuttavia e ad un anno dalle elezioni una scissione del PD non sarebbe apprezzata dagli elettori di centro sinistra perché a 20 anni dalla sua nascita apparirebbe come un grande salto all’indietro. Probabilmente  verrebbero meno le sue stesse basi costitutive fondate sul pluralismo delle idee, su  primarie di grande successo e soprattutto su 12.092.998  voti pari al 33,17% raggiunti nel 2008. Naturalmente molto dipenderà dal comportamento di  Elly  Schlein. Non so se avrà la  volontà e la capacità di contrastare con coerenza di comportamenti le spinte nostalgiche e faziose che hanno preso il sopravvento all’interno del partito. Ma c’é un’altra ragione per non augurarsi una scissione. Il  nuovo polo riformista non ha bisogno di afflussi del PD, ma della capacità di mettersi in contatto con le migliori energie della società italiana che da anni si sono allontanate dalla politica. Perché ciò si realizzi   i  leader dei piccoli partiti ( +Europa, dei socialisti,  dei repubblicani di Italia viva, ecc.)  dovrebbero mettersi d’accordo e fare un piccolo passo indietro. Nei prossimi tre mesi  occorre creare uno spazio per i tanti che avrebbero voglia di impegnarsi, ma non lo fanno perché sono scoraggiati dalla frammentazione, dagli steccati e dai litigi che dividono i leader dei piccoli partiti. Se permangono queste divisioni  é difficile creare un’alternativa a chi non vota più;  anzi l’astensionismo é destinato a punire il centro sinistra. E se proprio si vuole dare un qualche spazio alla nostalgia del passato  un riferimento positivo  é  l’esperienza dei comitati Prodi  e poi omitati dell’Ulivo che suscitarono grande interesse tra i cittadini in tutti – anche nei più piccoli – comuni italiani. Finché Renzi organizza le “sue” primarie delle idee (una buona idea coordinata peraltro da una persona seria come Tommaso Nannicini) , sinché  le liti interne a +Europa non si placano, sinché Carlo Calenda in solitario continua strumentalmente a corteggiare Silvia Salis il centrosinistra – PD o non PD – non va da nessuna parte. Peccato perché promuovendo tra i cittadini in modo unitario un equilibrato mix (di  partecipazione fisica e di presenza in una piattaforma digitale) la creazione di un polo riformista  sarebbe a portata di mano. 

Marco Mayer  

Pubblicato in : Editoriale

Info Marco Mayer

Nell’arco degli ultimi trenta anni Marco Mayer ha svolto un’ intensa attività in campo internazionale, ricoprendo una molteplicità di ruoli : dalle relazioni commerciali alla promozione del Made in Italy, dalle operazioni civili e militari di pace alle attività di ricostruzione e riconciliazione post/conflitto; dall’emergenza umanitaria alla cooperazione allo sviluppo . Nell’ultimo decennio Marco Mayer, a lungo negli anni Ottanta Assessore alla Cultura della Regione Toscana, ha messo a frutto la sua esperienza sul campo, dedicandosi prevalentemente alla ricerca ed all’insegnamento universitario presso l’Università di Firenze dove insegna “Politica Internazionale” Dal 2003 insegna, inoltre, “Responsibility to Protect” and Post Conflict Management al Master “Human Rights and Genocide Studies” , promosso dall’Università di Siena, Kingston University – Londra , Collegium Civitas – Varsavia, Universität Viadrina – Francoforte. . Dal 2011 partecipa, infine, al programma di ricerca “Global Governance Programme” promosso dal Robert Schuman Centre for Advanced Studies dell’Istituto Universitario Europeo di Fiesole.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Luca Bagatin

    7 Maggio 2026 alle 09:59

    Perché di riformista non ha nulla.
    È un soggetto ultra atlantista e ultra liberal capitalista, oltre che censore nei confronti di chi la pensa diversamente.
    Però è un soggetto che mantiene lo stesso dogmatismo e anti socialismo del PCI PDS DS.
    Un soggetto, in sostanza, di destra mascherata.
    l’Italia avrebbe bisogno di molto altro. Che purtuttavia fu annientato nel 1992/93.

    Rispondi

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