Di solito ben composta, la Gruber ha finito per farsi prima tutto naso, avendo provato a ribadire il primato dei mercati sui popoli, poi cercando di condividere, da sinistra, l’anticapitalismo destro de la Le Pen, si è fatta ancora più piccola.

Di solito ben composta, la Gruber ha finito per farsi prima tutto naso, avendo provato a ribadire il primato dei mercati sui popoli, poi cercando di condividere, da sinistra, l’anticapitalismo destro de la Le Pen, si è fatta ancora più piccola.

Studi tra Bologna, Firenze e Mosca.Già attore negli ’80, giornalista dal 1990, blogger dal 2005. Consulente UE dal 1997. Sindacalista della comunicazione, già membro della commissione sociale Ces e del tavolo Cultura Digitale dell’Agid. Creatore della newsletter Contratt@innovazione dal 2010. Direttore di varie testate cartacee e on line politiche e sindacali. Ha scritto Former Russians (in russo), Letture Nansen di San Pietroburgo 2008, Dal telelavoro al Lavoro mobile, Uil 2011, Digital RenzAkt, Leolibri 2016, Renzaurazione 2018, Smartati, Goware 2020,Covid e angoscia, Solfanelli 2021, Il Male assoluto sullo schermo 2022.

Un po’ la stessa cosa sta succedendo con gli articoli un po’ pressapochisti e pasticciati che riguardano il leader britannico dell’UKIP Nigel Farage. L’unico articolo apparso in Italia degno di nota e veritiero sul leader politico inglese è stato quello scritto da Richard Newbury per il Foglio qualche settimana fa. Personalmente Marine Le Pen ha un qualcosa che a pelle non mi piace, anche se è stata molto brava e convincente nella trasmissione su La7 della Gruber mentre Farage con i suoi tratti libertari e tipicamente anglosassoni lo trovo più interessante. Certo che ad euroscettici stanno meglio in Francia e nel Regno Unito che noi in Italia con Grillo…