Caro Nicola,
il disagio a sinistra si manifesta ormai da un buon quarto di secolo, ossia dai primi anni novanta quando, di fronte alla crisi socialista, i comunisti credettero d’impadronirsi di tutta l’area senza colpo ferire, ma solo cambiando nome e senza fare i conti con la storia che li aveva sconfitti. Da quel momento ogni tentativo di ricostruire una vicenda socialista è stato inutile. Per molte ragioni, la dannazione craxiana, ma non solo: non posso dimenticare che già allora molti si rifugiarono in Berlusconi, più o meno direttamente o indirettamente e qualcuno ancora ci resta abbarbicato; altri invece, senza nessuna rielaborazione originale si riconducevano, ma solo nell’occasione elettorale, al partito maggiore, senza o con poche riflessioni politiche, per qualche briciola parlamentare; ha funzionato e funziona ancora così. Fare nomi non sarebbe carino e anche superfluo, tanto li conosciamo tutti, da una parte e dall’altra. Sì, è vero, c’è stato e permane un pulviscolo che non si rassegna, però temo che sia stato, sia e resterà sempre un pulviscolo, da Bertinoro e poi la Rosa nel Pugno – che furono comunque un coraggioso tentativo seppellito da Pannella (si può dire senza commettere peccato?) – c’è stato magari qualche piccolo folklore, ma nessun cemento unificante.
Come sai, da un po’ di tempo, senza però impegnarmi direttamente, sono giunto alla conclusione che l’unica sorte, per quelli che credono ancora in una prospettiva della sinistra riformista, sia quella di condurre avanti la propria battaglia nel partito democratico, costituendo al suo interno una corrente socialista, riconoscibile come tale. Oggi a maggior ragione, dopo l’abbuffata renziana, quando la stessa immagine del leader è in discussione, non tanto nel partito quanto nell’elettorato di riferimento, sono dell’avviso che una matura riflessione su temi coerenti con una prospettiva riformatrice, anche complessa, ma non improvvisata avrebbe la possibilità, non proprio, oppure non solo, di operare quello sfondamento al centro cui punta l’attuale dirigenza del partito democratico, ma di recuperare una certa parte di quelle energie che da un po’ di tempo si sono rifugiate nel non voto. Il disagio maggiore che provo è che, per questa battaglia, manchi un leader che ne sappia essere interprete e protagonista. Potrà riuscirci una leadership collettiva?
Silla Cellino
Caro Silla,
credo che abbiamo superato, tu ed io, le nozze d’oro della nostra amicizia personale, politicamente separati da un foglio di carta velina che consentiva e consente di vedere quanto minime siano state e siano le differenze tra noi. Saremmo in uno stesso partito (come del resto è avvenuto in passato per breve tempo), solo che questo partito ci fosse.
La cosa buffa sai quale è? Ancora oggi temo che la piccola differenza tra noi restino i rapporti con i “comunisti”. Stalin è morto ed il comunismo pure (almeno in Europa). Duri a morire sono invece la memoria e l’oblio. Hai notato come si atteggiano in maniera autoreferenziale gli esponenti della galassia che sta cercando senza trovarla la via per una nuova sinistra? E’ una galassia altrettanto sminuzzata di quella laico-socialista. Si parla dei vari Fratoianni, Fassina, Civati, etc., che sono uomini dello zerovirgola, al pari dei Nencini e di tutti i rappresentanti dei molti gruppuscoli laico-socialisti. Eppure questi ultimi sono avvolti nel silenzio, nemmeno fossero ombre. Il fatto è che i primi hanno una storia comune, alla quale continuano a fare riferimento come memoria. E in comune mantengono l’oblio, quando non il fastidio, per coloro che, protagonisti di scelte giuste, sono la memoria di un’altra storia e dei loro errori.
Come te, penso anch’io che una moderna sinistra riformista debba nascere dal contributo di tutte queste diverse sensibilità culturali. Ma penso che laici e socialisti, per riuscire a portare le loro idee, debbano prima compiere un passaggio intermedio. Assemblarsi per fare un minimo di massa critica e celebrare in forma solenne la comune decisione. Dopo di che prendere l’iniziativa di una bella conferenza programmatica, sotto forma di seminario sui quattro cinque punti fondamentali che la nuova sinistra dovrebbe proporre al Paese. Con un sogno: gli eredi dei filoni culturali e politici della sinistra, che si divisero e dilaniarono nel secolo scorso, riuniti a parlare del futuro, non più del passato, in una delle sedi della Fondazione Filippo Turati che del riformismo socialista rappresenta una delle più vive testimonianze.
Nicola Cariglia

mi è uscito “uello che” al posto del nome
SILLA ti ho conosciuto tramite “pensalibero” scoprendo che eri un compagno lombardiano (grande uomo) e ovviamente con grandi idealità.
Consentimi però di ritenere che anch’io, inguaribile autonomista avessi pari idealità.
Ho vissuto la storia del PSI da ragazzo in su. Prima attraverso il sindacato e poi con la partecipazione diretta alla vita del partito. ho sempre dato, mai chiesto e mai avuto.
Allo stesso ho portato tutto quello che ho potuto: la dedizione, l’attivismo il lavoro manuale avendo organizzato (con TUTTA la mia famiglia) oltre 40 feste dell’Avanti! e grandi feste del garofano rosso. Portando risultati economici veri e non “raggiungimento di obbiettivi”, come era prassi affermare dai compagni comunisti anche quando vi erano sei giorni di pioggia su cinque!
Ti confesso, nel 1984, di fronte alla “rivoluzione copernicana” di personaggi sconfitti dalla storia, ho votato Silvio Berlusconi. Era una difesa contro coloro che, ancora una volta, gridavano di aver ragione.
Ovviamente poi con Ugo Intini, un pavido che serviva l’ideale, sono poi confluito nello SDI convinto che – dopo tutte le “siglette” – finalmente la ricomposizione della nostra organizzazione fosse arrivata.
Sono passati oltre 20 ANNI ed oltre alle delusioni, scopro che che gli antichi stimoli che ci permeavano sono scomparsi.
Cosa significa oggi affermare che uno è di qua o di là? Un socialista E’ SOLO SOCIALISTA! Non può esservi un’opportunità di adesione a SIGLE che non ci appartengono.
Fare POLITICA non è aderire a qualsiasi compagine (accozzaglia è il termine di moda) per questioni amministrative. Fare politica significa portare avanti le proprie convinzioni, i propri ideali, i propri progetti ecc. Se nessuno li condivide ed aderisce a cose diverse CHE LO FACCIA, nessuno glielo impedisce, ma che non dica che lo fa da socialista.
Se invece vogliamo quello per cui abbiamo lottato da giovani, a Bertinoro come in tantissime altre occasioni, dobbiamo essere coerenti con noi stessi.
Dopo vari tentativi, con altri compagni in cui confido, Nicola è uno di questi, ci siamo ritrovati a Bologna (nel quartiere BOLOGNINA tra l’altro) per una PROPOSTA.
E’ stato un grande momento e spero che avrà seguito, anche se vedo molti individualismi.
Ma il messaggio è quello: I SOCIALISTI CON I SOCIALISTI; gli opportunisti con gli opportunisti. Molti socialisti sono forse sfiduciati, ma molti opportunisti non possono essere sostenuti.
Non è obbligatorio esserci. Come dice Lara di “via col vento” DOMANI E’ UN ALTRO GIORNO” e noi a quel giorno dobbiamo aspirare. TERTIUM NON DATUR!
Non ero lombardiano: ho sempre fatto parte della sinistra socialdemocratica prima, della sinistra socialista dopo fino a quando, più di trent’anni fa, ho deciso di non impegnarmi più direttamente, ma il modo di leggere la politica mi resta, inevitabilmente anche qualche aggettivo.