
Riprendo l’ incipit di una pseudo polemica scoppiata circa una settimana fa su alcuni mezzi di informazione: Perchè in Spagna gli idrocarburi costano meno che in Italia? Andiamo a spiegare.
Il prezzo della benzina è diventato uno degli argomenti più facili da utilizzare contro qualsiasi Governo. Basta fotografare il tabellone di un distributore italiano, confrontarlo con quello spagnolo e il processo politico è già concluso. Madrid sarebbe efficiente, Roma incapace. Peccato che i numeri, letti per intero, raccontino una storia diversa.
Nella settimana del 20 luglio 2026 la benzina costava mediamente 1,910 euro al litro in Italia e 1,582 in Spagna. Il diesel 2,038 contro 1,622. Una differenza pesante, soprattutto per famiglie, lavoratori e imprese. Ma prima di IVA e accise il carburante costava meno in Italia: circa 89 centesimi la benzina e poco meno di un euro il diesel, contro 98 centesimi e 1,11 euro in Spagna.
Il problema italiano non è quindi il prezzo industriale del carburante, né un misterioso sovrapprezzo imposto da raffinerie e distributori. Il problema è il peso fiscale costruito in decenni di bilanci pubblici disastrosi, spesa elevata e debito crescente. Su ogni litro di benzina italiano gravava oltre un euro di tasse, quasi il doppio rispetto alla Spagna.
Madrid ha potuto alleggerire temporaneamente questa pressione perché cresce di più, ha meno debito e dispone di margini di bilancio più ampi. Ma anche il Governo spagnolo ha programmato la progressiva fine degli sconti. Segno evidente che nemmeno per la Spagna ridurre le imposte sui carburanti può diventare una misura permanente.
L’Italia parte da una condizione molto diversa. Il debito pubblico ha superato i tremila miliardi di euro e si avvicina al 139 per cento del PIL. Uno sconto stabile di venti centesimi al litro potrebbe costare sette o otto miliardi l’anno. Denaro che dovrebbe essere recuperato aumentando altre tasse, tagliando servizi o facendo nuovo debito.
Il Governo italiano è già intervenuto con riduzioni temporanee delle accise e stanziamenti miliardari. Si può discutere se abbia fatto abbastanza, se gli aiuti dovessero essere più rapidi o più mirati. Non si può però fingere che basti una firma per rendere permanente uno sconto da miliardi senza conseguenze sui conti pubblici.
Le accise italiane sono troppo alte, ma non sono state inventate dal Governo Meloni. Sono il risultato di un sistema che per decenni ha utilizzato i carburanti come una fonte sicura e immediata di entrate. Ridurle davvero richiede crescita, meno spesa improduttiva, recupero dell’evasione e soprattutto una riduzione del debito.
La Spagna oggi paga meno perché può permettersi di spendere di più. L’Italia, invece, deve muoversi su un margine strettissimo, tra deficit, interessi e fiducia dei mercati. Ignorare tutto questo e scaricare ogni responsabilità sull’attuale Governo non è analisi economica. È propaganda da distributore.
Il prezzo della benzina non si abbassa con un comizio. E il debito pubblico non scompare urlando contro Palazzo Chigi.
Piero Terracina

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