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Perchè in Germania si discute di classi differenziate a scuola

Alternative fur Deutschland (Afd) ha messo al centro della sua campagna elettorale l’idea di classi speciali per i figli di immigrati in vista delle elezioni che si terranno in Baviera il prossimo 8 ottobre.

di Marco Mayer | 20 Luglio 2023

In Germania molti genitori sono insoddisfatti perchè alle elementari i loro figli non imparano a leggere e scrivere in tedesco come si deve. 

Una delle ragioni dell’insufficienza didattica viene attribuita alla massiccia presenza nelle classi di figli di immigrati arrivati di recente che non conoscendo  il tedesco rendono molto più lento e complicato il lavoro degli insegnanti.

Probabilmente questo discorso e’  un po’ esagerato, ma esso contiene un nocciolo di verità. In ogni caso ciò che conta sono le percezioni dei cittadini ed è con queste che la politica deve misurarsi. 

Per l’ estrema destra tedesca la risposta è relativamente semplice. I  genitori hanno ragione; si devono pertanto  istituire classi differenziate e  dividere  i bambini in due gruppi:

 a) classi normali per chi parla la lingua madre in modo eccellente; 

b) classi “speciali” per i bambini che parlano poco e male il tedesco.

La destra cavalca così  senza tanti scrupoli  il malcontento dei genitori e prospetta soluzioni pratiche anche se esse ignorano le esigenze di  integrazione culturale e di inclusione sociale.

Non più tardi di ieri a Monaco il.partito neo nazista e filoputiniano Alternative fur Deutschland ha messo al centro della sua campagna elettorale l’ idea di classi speciali per i figli di immigrati  in vista delle elezioni che si terranno in Baviera il  prossimo 8 ottobre. 

La “purezza” linguistica non è un bel concetto perché ricorda la purezza della razza perseguita dall’ eugenetica.

È pur vero nelle classi “normali” potra’ accedere anche il bambino di colore che se la cava benissimo in tedesco, ma i figli di immigrati  bravi in tedesco saranno comunque percepiti come eccezioni alla regola.

In  Baviera esistono petaltro ancora numerose scuole  speciali “chiuse”  dedicate  ai bambini disabili bavaresi che pagano i conseguenti e noti rischi di ghettizzazione e isolamento.

In questo contesto a  livello subliminale i discutibili messaggi della estrema destra tedesca che passano sono due:  1) esistono bambini di serie A e di serie B;  2) i bambini tedeschi a scuola non imparano  bene la loro lingua madre per colpa delle famiglie immigrate. 

Un ulteriore elemento di risentimento è che i  genitori ricchi possono permettersi di iscrivere i propri figli a  scuole private molto  più efficienti.

La campagna elettorale in Baviera – appena iniziata – e’ una buona occasione per affrontare anche  un altro tema:  perché in questa fase storica la sinistra perde  sempre o quasi sempre?

Abbiamo constatato che la  destra nazionalista e razzista  di AFD riconosce  (e strumentalizza)  il malumore dei genitori insoddisfatti delle scuole elementari tedesche  promettendo  soluzioni pragmatiche anche se  in potenziale contrasto con i principi sanciti dalle convenzioni universali sui diritti dei bambini. 

Su questo stesso tema come si comporta, invece,  la sinistra? A differenza della destra il linguaggio della sinistra parte sempre da concettualizzaziome astratte, ma che  spesso non è in grado di tradurre in definizioni operative conseguenti. 

Per esempio l ‘ enunciazione teorica del programna della  SPD in Baviera è vaga : ci impegnamo a realizzare politiche di inclusione sociale. Ma cosa significa? Anche i cristiano sociali della CSU usano la stessa espressione pur essendo favorevoli alla separazione delle scuole speciali per I disabili.

Gli elettori non hanno difficolta’ a capire quando la SPD promette di stanziare  x milioni  di euro  per rimuovere le barriere architettoniche, ma questa è una eccezione.

Il più delle volte la sinistra  si ferma ai dover essere ovvero  alle soglie della “realtà effettuale”  che  Niccolò Machiavelli pone al centro della rivoluzione del pensiero politico. 

Spesso dare un significato alle  formule evanescenti della sinistra è  difficilissimo se non impossibile.  Al  genitore arrabbiato perché il figlio legge e scrive male in V elementare non basta rispondere  “noi siamo per l’ inclusione sociale”. 

Da un paio di anni un gruppo di volontari della Casa del Popolo di Impruneta ha organizzato un doposcuola per i bambini che avrebbero bisogno di ” ripetizioni”, ma che  non se le possono permettere.  L’  80% per cento degli alunni  provengono da famiglie di immigrati.

Prendendo spunto dall’ esperienza virtuosa di Impruneta la sinistra ai genitori scontenti dovrebbe rispondere cosi’:  ” mi impegno ad introdurre 4 giorni alla settimana 2 ore di dopo scuola obbligatorio per migliorare le capacità linguistiche dei bambini che ne hanno bisogno e trovero’ i soldi necessari ad assumere  i nuovi insegnanti  per il dopo scuola.” 

Non è cosi. L’ afasia della SPD e degli altri partiti europei, PD compreso,   impedisce di dare risposte coerenti. I partiti di sinistra  vivono da anni a luci spente in un mondo parallelo, in un limbo. lontano dalla “realtà effettuale” su cui 510 anni fa con il Principe Machiavelli ha acceso i riflettori. https://www.treccani.it/magazine/webtv/videos/Int_Marco_Mayer_Machiavelli.html

Non è vero –  come tanti sostengono – che la sinistra perde perché non mantiene le sue promesse, perde perché ha perso la capacità di elaborare proposte creative, coerenti e concrete. . Che fare? Rileggere Machiavelli –  forse non è condizione sufficiente – ma certamente necessaria.

Marco Mayer 

Pubblicato in : Editoriale, EsteriTag: anni, bambino, campagna elettorale, discorso, elezioni, espressione, euro, figlio, genitori, germania, integrazione, lavoro, mondo, pd, scuola, scuole private, separazione, soldi

Info Marco Mayer

Nell’arco degli ultimi trenta anni Marco Mayer ha svolto un’ intensa attività in campo internazionale, ricoprendo una molteplicità di ruoli : dalle relazioni commerciali alla promozione del Made in Italy, dalle operazioni civili e militari di pace alle attività di ricostruzione e riconciliazione post/conflitto; dall’emergenza umanitaria alla cooperazione allo sviluppo . Nell’ultimo decennio Marco Mayer, a lungo negli anni Ottanta Assessore alla Cultura della Regione Toscana, ha messo a frutto la sua esperienza sul campo, dedicandosi prevalentemente alla ricerca ed all’insegnamento universitario presso l’Università di Firenze dove insegna “Politica Internazionale” Dal 2003 insegna, inoltre, “Responsibility to Protect” and Post Conflict Management al Master “Human Rights and Genocide Studies” , promosso dall’Università di Siena, Kingston University – Londra , Collegium Civitas – Varsavia, Universität Viadrina – Francoforte. . Dal 2011 partecipa, infine, al programma di ricerca “Global Governance Programme” promosso dal Robert Schuman Centre for Advanced Studies dell’Istituto Universitario Europeo di Fiesole.

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