
| La guerra tra Russia e Ucraina mette in luce una evidente ambivalenza strategica da parte degli alleati. Talvolta propendono per l’annessione di Kiev all’interno del sistema di mutua difesa atlantica, mentre in altri momenti, vi prendono le distanze. L’Occidente si sta muovendo sui carboni ardenti, in uno scenario che può ulteriormente infiammarsi da un giorno all’altro. L’annessione dell’Ucraina alla NATO non farebbe altro che gettare ulteriore benzina sul conflitto, generando un incendio più vasto, per portata e ricorso alla forza armata. Una escalation di violenza che porterebbe solo altra violenza. E farebbe perdere di vista l’obiettivo principale, che è la difesa e il supporto all’Ucraina da una aggressione esterna. Quella russa. A pensarla così, figurano il primo ministro dell’Estonia Kaja Kallas e il presidente della Commissione esteri del parlamento estone Mikhelson. Per la Presidente l’entrata dell’Ucraina nella NATO incoraggerebbe la Russia a proseguire la guerra; per Mikhelson, invece, la priorità è cacciare i russi dai territori occupati. |
![]() La fiammella dell’imperialismo putiniano è stata fomentata dall’idea di un grande mondo russo – il «Russkij Mir» – che comprende anche alcuni “stati discendenti”: l’Ucraina e la Bielorussia. Ma il maggior rischio di una brusca intensificazione del conflitto è l’uso del nucleare, il cui impiego – durante la Guerra fredda – fu più volte paventato e descritto nelle dottrine militari dell’epoca. Si passò dalla teoria della «rappresaglia massiccia» degli anni Cinquanta, a quella della MAD (Mutual Assured Destruction, ossia, distruzione assicurata della controparte) quando anche l’URSS si dotò dell’arma atomica. Beninteso: l’acronimo MAD, “pazzo” in inglese, sembra descrivere, metaforicamente, la sconsideratezza di un attacco nucleare vicendevole. Solo negli anni Settanta, prese vita la dottrina della «coesistenza pacifica», che, tuttavia, non pose termine alla Guerra fredda. Proseguì infatti in teatri minori. In questo complesso sistema di deterrenti e contro-deterrenti emerge una triste certezza. Che nelle guerre ci sono vincitori e vinti. Stefano Maullu |


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