No. A Togliatti fu imposto il nome Palmiro perché nacque la domenica del 23 marzo 1893: era la domenica delle Palme. In quel caso gli astri avevano individuato l’uomo che avrebbe potuto creare un partito cattocomunista, tanto è vero che da grande, all’età di 54 anni dopo numerose equivoche contorsioni politiche e intese sottobanco organizzò l’adesione, determinante, del suo partito per l’approvazione dell’articolo 7 della Costituzione.
Piero Calamandrei il 4 aprile del 1947 scrisse su Il Ponte un lungo dettagliatissimo articolo sulle vicende di quel voto, esaminando il dibattito nella Prima commissione fino al coup de teatre in aula.
Dopo tutti i dettagli l’articolo di Piero Calamandrei così concludeva.
Proprio per questo il voto sull’art. 7 lasciò alla fine, in tutti i sinceri amici della democrazia, un senso di disagio e di mortificazione. L’on. Togliatti, in un articolo dedicato al partito di azione (sull’«Unità» del 2 aprile), ha espresso
l’opinione che la fondamentale debolezza di questi «ultimi mohicani» consista nella mancanza del «senso delle cose
reali, che dovrebbe invece essere ed è la qualità prima di chi vuole impostare e dirigere un’azione politica». Ma quali
sono le «cose reali?». Qualcuno pensa che anche certe forze sentimentali e morali, che hanno sempre diretto e
sempre dirigeranno gli atti degli uomini migliori, come potrebb’essere la lealtà, la fedeltà a certi principi, la
coerenza, il rispetto della parola data e così via, siano «cose reali» di cui il politico deve tener conto se non vuole, a
lunga scadenza, ingannarsi nei suoi calcoli.
Potrebbe darsi che i comunisti, quando hanno compiuto con estremo virtuosismo quell’abilissimo esercizio di
acrobazia parlamentare che è stato il voto sull’art. 7, non abbiano calcolato abbastanza l’impressione di
disorientamento e di delusione ch’esso avrebbe prodotto sulla coscienza del popolo ingenuo, che continua a credere
nella democrazia. E non abbiano pensato che anche la delusione e il disgusto sono stati d’animo idonei a produrre
nel mondo certe conseguenze pratiche, dei quali il politico, se non vuole andare incontro ad acerbi disinganni, deve
tener conto come di «cose reali»
A cura di Battista l’archivista

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