Lo storytelling di Brexit ripete in sintesi che il NO a “questa” Europa sia stato il frutto delle scelte in massima parte di persone anziane, non laureate e abitanti di aree non metropolitane. Una sintesi ancora più estrema afferma che hanno perso i giovani. E’ tutto vero o tutto falso? E, se è in gran parte vero, come ritengo, quanto c’è di vero e quanto di falso in queste affermazioni? Ma, soprattutto, quali ne sarebbero i motivi o le cause o, per meglio semplificare – la qual cosa è sempre un rischio, sia chiaro -, la causa causante? Ovvero, ciò che in filosofia costituisce tanto l’inizio dell’effetto quanto il fondamento stesso?
Scrivevo a inizio settembre del 2013 che “l’architettura organizzativa e funzionale dell’Unione Europea è basata su un principio di ‘sovranità divisa fra cittadini e Stati’”, espressione mutuata da C. Callies (2010), e inoltre che “la questione di fondo concerne (tuttora) piuttosto il modello politico e giuridico di Unione europea che s’intende costruire e realizzare in maniera definitiva. Semplificando, potremmo concludere che l’alternativa è tra due diversi modelli: l’Europa dei cittadini o l’Europa degli stati”. Scrivevo anche che “il modello” – aggiungerei, finora prescelto – “garantisce una certa preminenza del diritto dell’Unione Europea sul diritto dei singoli stati-membri”, mediante un qualsiasi meccanismo giuridico di ricezione, da parte degli stessi stati-membri e all’interno dei singoli ordinamenti nazionali, delle decisioni viceversa assunte nella sede degli organismi comunitari rappresentativi.
Pertanto, è evidente che il mancato ricorso a un siffatto meccanismo ha generato la decisione dello “Stato” (o super-stato, inteso come sommatoria degli stati facenti parte della Gran Bretagna), e quindi del “popolo” unito, della Gran Bretagna di uscire dall’Unione. E tuttavia, il voto-unitario di per sé ha determinato come conseguenza anche l’uscita di chi, viceversa, in quanto stato e in quanto popolo singolo, avrebbe preferito invece restare nell’Unione. In tutta evidenza, è il caso della Scozia e dell’Irlanda del Nord, o piuttosto dei cittadini scozzesi e nord-irlandesi.
E allora, cosa dire? Se non che il voto, visto con un’ottica lasciatemelo dire “diversamente populista”, conferma la necessità – scrivevo già allora – di “un altro grande passo in avanti: superare la divisione di sovranità fra Stati e cittadini e concepire quali unici soggetti legittimanti soltanto gli individui che sono cittadini dello Stato e dell’Unione (A. von Bogdandy)”?
Con Brexit, hanno davvero vinto gli anziani-statalisti e hanno perso i giovani- cittadini. Ma, come spesso accade, non tutto il male viene per nuocere. Considerato anche che, secondo natura, il futuro è dei giovani.

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