“Sesto Fiorentino com’era- Foto ed altro”. Non tutti sono nati in una scuola. La mia Casa Scuola, una costruzione storica.
Basta con pandemia vaccini DDl CDM PNRR pseudo decreti/ini ristori ordinanze webinar zoom tamponi veloci e lunghi, test sierologici coprifuoco assembramenti e mascherine.
E soprattutto guerre.
Basta davvero. La salvazione sta nell’allonanamento, seppure effimero e provvisorio, da tutto ciò. Una vacanza nel passato. Uno spezzone fra i più piacevoli.
Si dice che FB non sempre è apprezzato e apprezzabile. Ma certe volte è meraviglioso.
Spippolando in lungo e in largo, mi imbatto in un gruppo intitolato “Sesto Fiorentino com’era- Foto ed altro”. E in copertina vedo la mia casa. Quella dove sono nata.
Una bellissima costruzione dei primi del 900. Qualcuno mi ha detto che assomiglia alla reggia di Caserta…
E mi rendo conto della fortuna che ho avuto. Non di mia proprietà, certamente, ma della quale ho usufruito in ogni modo e a profusione.
Sono nata nella Scuola Edmondo de Amicis, nel Tondo di Sesto fiorentino. Anzi, nel Palazzo Scolastico di Piazza De Amicis, dice la didascalia che accompagna la foto. Come, una scuola! Diranno i miei piccoli lettori. Ebbene sì, perchè il nonno Beppe, detto i’Ceretelli era il custode della medesima. Il Custode, non il bidello di oggi, con tutto il rispetto dovuto a questa professione forse un po’ sottovalutata. Perché non ci si rende conto di quanto sia importante e avere contatti con i bambini e i ragazzi. E quanta responsabilità, In qualunque ruolo. Qualcuno mi ha ricordato che si andava a scuola anche di pomeriggio, a turno. Se si poteva fare negli anni 50, perchè non farlo ai tempi nostri al fine di superare certe contingenze difficili. Il custode aveva anche un ufficio con una riserva di quaderni con la copertina nera e i pennini. A torre, a foglia a lancia. E una parola gentile per tutti. I’Ceretelli era una persona dignitosissima, sempre in giacca e cravatta, tanto che molti lo scambiavano per il Direttore, forse meno elegante, detto Cecchino.
Sono nata in una camera in mansarda, la prima a sinistra guardando il palazzo. Nell’appartamento riservato , appunto, al custode. Che all’epoca era in servizio h 24. Quando andò in pensione dovette lasciare la casa, giustamente, al nuovo custode. Il babbo portò lui e la nonna ‘Ugenia vicino a noi a Firenze.
Dopo una settimana il nonno Beppe ci lasciò. Presumo per crepacuore. La Scuola era la sua vita.
L’amministratore del gruppo FB, che ringrazio di cuore, si chiama Cerretelli, con due R, e mi ha confessato che tutti pensavano, al’epoca, fosse il nipote di’ nonno Beppe, che invece era il mio, ma con una R che, forse per un errore anagrafico, avevamo perduto. Non ricordo o non ho mai saputo perchè.
Piccola digressione, la mia famiglia proviene dalla Georgia. Tsereteli di Tiblisi famiglia aristocratica del principe Rostom Tsereteli. Fra i membri della casata lo scrittore radicale Giorgi Ts’ereteli e l’omonimo musicista. Il mio babbo si chiamava Giorgio.
Sono rimasta piacevolmente colpita, emozionatisima , quando ho visto la mia scuola, dove ho passato i primi anni della mia vita, 7, con i nonni.
In estate era tutta per me. C’era la macchina da scrivere il pianoforte e perfino il telefono. Che, negli anni ’50, non aveva quasi nessuno. Di quelli neri attaccati al muro.
Un grande atrio con le due rampe di scale rotondeggianti, a U, tipiche dell’epoca. Che si incrociavano nel piano superiore.
Mi mettevo al centro e cantavo a squarciagola. Un’ eco stupenda che rendeva la voce argentina e sonora . Come con un microfono. E poi la palestra nel cortile retrostante, dove cercavo il filucchio e il quadrifoglio. E facevo le ghirlande di fiorellini. C’era un cancello in ferro battuto con finestrini rettangolari. A uno mancava il vetro e io riuscivo a passare di lì.
Sgusciavo dentro, magrolina com’ero. E allora, parallele, quadro svedese, cavallo, canapo penzoloni con un nodo grosso sul quale atalenavo. Tutto per me. In periodo di vacanze.
Durante l’anno scolastico, a 4/5 anni, il nonno mi portava nelle aule di prima elementare dove ho imparato a leggere e scrivere prima di iniziare la scuola ufficialmente. Accolta benevolmente dalle maestre. E dalla classe. Ero considerata la mascotte.
Ecco. In un tempo così arido di emozioni mi si è allargato il cuore. Ci scriverò un libro, sulla falsariga dell’opera deamicisiana che la nonna mi leggeva un giorno sì e l’altro pure, tanto che entrambe lo sapevamo a memoria. La nonna aveva imparato a leggere e scrivere dal nonno Beppe, I’Ceretelli. Perchè a scuola non c’era andata.
E, un bel giorno, sul gruppo, compaiono le foto d’epoca dal 1906 quando ancora la scuola non c’era. L’edificio storico fu infatti costruito intorno al 1914 nel Tondo, dove si correvano le corse dei cavalli e dei primi velocipedi. Il grande complesso scolastico , poi intitolato a Edmondo De Amicis ha festeggiato i 100 anni di attività nel 2014.
Una botta indescrivibile di emozione. Grazie agli amministratori del gruppo per questo graditissimo dono, seppure inconsapevole.
Carla Ceretelli

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