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Per salvarsi dalla pandemia depressiva si può ripercorrere la propria vita e ricordarne i momenti belli e salienti..

Si dice che FB non sempre è apprezzato e apprezzabile. Ma certe volte è meraviglioso.
Spippolando in lungo e in largo, mi imbatto in un gruppo intitolato “Sesto Fiorentino com’era- Foto ed altro”. E in copertina vedo la mia casa. Quella dove sono nata. Di Carla Ceretelli

di Carla Ceretelli | 23 Maggio 2021

“Sesto Fiorentino com’era- Foto ed altro”. Non tutti sono nati in una scuola. La mia Casa  Scuola, una  costruzione storica.

Basta  con pandemia vaccini DDl CDM PNRR  pseudo decreti/ini  ristori ordinanze  webinar zoom  tamponi  veloci e lunghi, test sierologici coprifuoco  assembramenti e mascherine.

E soprattutto guerre.

Basta davvero. La salvazione sta nell’allonanamento, seppure effimero e provvisorio, da tutto ciò.  Una vacanza  nel passato. Uno spezzone fra i più piacevoli.

Si dice che FB non sempre è apprezzato e apprezzabile. Ma certe volte è meraviglioso.

Spippolando in lungo e in largo, mi imbatto in un gruppo intitolato  “Sesto Fiorentino com’era- Foto ed altro”.  E in copertina vedo la mia casa. Quella dove sono nata.

Una bellissima costruzione dei primi del 900. Qualcuno mi ha detto che assomiglia alla reggia di Caserta…

E mi rendo conto della fortuna che ho avuto. Non di mia proprietà, certamente, ma della quale ho usufruito in ogni modo e a profusione.

Sono nata nella Scuola Edmondo de Amicis, nel Tondo di Sesto fiorentino. Anzi, nel  Palazzo Scolastico di Piazza De Amicis, dice la didascalia che accompagna la foto.  Come,  una scuola!  Diranno i miei piccoli lettori. Ebbene sì, perchè il nonno Beppe, detto i’Ceretelli era il custode della medesima. Il Custode, non il bidello di oggi,  con tutto il rispetto dovuto a questa professione forse un po’ sottovalutata. Perché non ci si rende conto di quanto sia importante e avere  contatti  con i bambini e i ragazzi.  E quanta responsabilità, In qualunque ruolo. Qualcuno mi ha ricordato che si andava a scuola anche di pomeriggio, a turno. Se si poteva fare negli anni 50, perchè non farlo ai tempi nostri  al fine di superare certe contingenze difficili.  Il custode  aveva anche un ufficio con una riserva di quaderni con la copertina nera e i pennini. A torre, a foglia a lancia.  E una parola gentile  per  tutti. I’Ceretelli era una persona dignitosissima, sempre in giacca e cravatta, tanto che molti lo scambiavano per il Direttore,   forse meno elegante, detto Cecchino.

Sono nata in una camera in mansarda, la prima a sinistra guardando il palazzo. Nell’appartamento  riservato , appunto, al custode. Che all’epoca  era in servizio h 24. Quando andò in pensione  dovette lasciare la casa, giustamente,  al nuovo custode. Il babbo portò lui e la nonna  ‘Ugenia vicino a noi a Firenze.

Dopo una settimana il nonno Beppe ci lasciò.  Presumo per  crepacuore. La Scuola era la sua vita.

L’amministratore del gruppo FB, che ringrazio di cuore,  si chiama Cerretelli, con due R, e mi ha confessato che tutti pensavano, al’epoca,  fosse il nipote di’ nonno Beppe, che invece era il mio, ma con una R  che,  forse per un errore anagrafico,  avevamo perduto.  Non ricordo o non ho mai saputo perchè.

Piccola digressione, la mia famiglia proviene dalla Georgia. Tsereteli di Tiblisi famiglia aristocratica del principe Rostom Tsereteli. Fra i membri della casata lo scrittore radicale Giorgi Ts’ereteli e l’omonimo musicista. Il  mio babbo si chiamava Giorgio.

Sono rimasta piacevolmente colpita,   emozionatisima , quando ho visto la mia scuola,  dove ho passato i primi anni  della mia vita, 7, con i nonni.

In estate era tutta per me. C’era la macchina da scrivere il pianoforte e perfino il telefono.  Che, negli anni ’50, non aveva quasi nessuno. Di quelli neri attaccati al muro.

Un grande atrio con le  due rampe di scale rotondeggianti, a U,  tipiche dell’epoca.  Che si incrociavano nel   piano superiore.

Mi mettevo al centro e cantavo a squarciagola. Un’ eco stupenda che   rendeva la voce argentina e sonora . Come con  un microfono. E poi la palestra nel cortile retrostante, dove cercavo il filucchio e il quadrifoglio. E facevo le ghirlande di fiorellini. C’era un cancello in ferro battuto con finestrini rettangolari. A uno   mancava il  vetro e io riuscivo a passare di lì.

Sgusciavo dentro, magrolina com’ero. E allora, parallele, quadro svedese,  cavallo, canapo penzoloni con un nodo  grosso sul quale atalenavo. Tutto per me. In periodo di vacanze.

Durante l’anno  scolastico,  a 4/5 anni,  il nonno mi portava nelle aule di prima elementare  dove ho imparato a leggere e scrivere  prima di iniziare la scuola ufficialmente. Accolta benevolmente dalle maestre. E dalla classe. Ero considerata la mascotte.

Ecco. In un tempo così arido di emozioni  mi si è allargato il cuore. Ci scriverò un libro, sulla falsariga dell’opera deamicisiana che la nonna mi leggeva un giorno sì e l’altro pure, tanto che entrambe lo sapevamo a memoria. La nonna aveva imparato a leggere e scrivere dal nonno Beppe, I’Ceretelli.  Perchè a scuola non c’era andata.

E, un bel giorno,  sul gruppo,  compaiono le foto d’epoca dal 1906 quando ancora la scuola non c’era. L’edificio storico   fu infatti  costruito intorno al 1914 nel Tondo, dove si correvano le corse dei cavalli e dei primi velocipedi. Il grande  complesso  scolastico , poi intitolato a Edmondo De Amicis  ha festeggiato i 100 anni di attività nel 2014.

Una botta indescrivibile di emozione. Grazie agli amministratori del gruppo per questo  graditissimo dono,  seppure inconsapevole.

Carla Ceretelli

https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=10222852335768417&id=1577387050&sfnsn=scwspmo
Pubblicato in : EditorialeTag: anni, firenze, pensione, scuola

Info Carla Ceretelli

Nata a Sesto fiorentino, risiede da sempre a Firenze, attualmente nella Piazza di Santa Croce. Laureata in in Pedagogia qualche decennio fa, non ha mai amato l’insegnamento e ha scelto di affiancare il marito farmacista nella conduzione della Farmacia Logge del grano, nella Via de’ Neri, per oltre 25 anni. Impegnata in politica attiva sul territorio è stata Consigliere del Quartiere Uno Centro Storico dal 99 al 2009. Da qualche anno si è affrancata dal lavoro e si dedica a varie occupazioni nel sociale, nel volontariato e canta nel coro “Accademia del Diletto” di Giorgiana Corsini. Ha sempre amato scrivere e avrebbe voluto fare la giornalista ma da giovane non ne ha avuto l’opportunità e forse neppure il coraggio. Ma ha sempre scribacchiato in modo non professionale. E, per la serie non è mai troppo tardi, collabora ora molto volentieri con Pensalibero.

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