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Per quel saluto romano il ridicolo può uccidere

di Paolo Armaroli | 17 Maggio 2015

Evitate il saluto romano perché il fascismo ha perso la guerra. Ma non abbandonatevi nemmeno al pugno chiuso, perché il comunismo ha perso la pace.

PaoloArmaroliAi miei quindici lettori mi permetto di dare qualche consiglio. Evitate il saluto romano, anche se è igienico e pluralista, come affermava Giorgio Almirante. Perché da quando il fascismo ha perso la guerra, non è più di moda. Ma non abbandonatevi nemmeno al pugno chiuso, perché il comunismo ha perso la pace. Il “salve” lasciatelo alle sciampiste. E limitate le strette di mano perché potreste imbattervi in mani sudaticce. Basterà un “buongiorno” e un “buonasera”, come si diceva una volta.

Eppure, nell’ottobre del 1946, avevo sei anni e frequentavo la prima elementare, anche io feci il mio bravo saluto romano. Ero piuttosto alto e non sedevo al primo banco. Durante l’appello, quando la maestra pronunciò il mio cognome, scattai in piedi e alzai il braccio destro per essere visto. La maestra, santa donna, non fece una piega. Mi disse che bastava che mi alzassi in piedi senza bisogno di muovere in alto il braccio. E tutto finì lì.

Non si può dire la stessa cosa per quel moccioso di anni quattro che in un asilo della scombiccherata Repubblica era solito salutare romanamente compagni di scuola, maestri e bidelli. Apriti cielo. La cosa fu segnalata a quello che una volta si chiamava provveditore agli studi. I genitori furono convocati e rimbrottati. E l’incolpevole fanciullino rischiò di essere addirittura espulso dall’asilo con la risibile motivazione che il suo braccino alzato sarebbe vietato dalla Costituzione. Ma che cosa dice la nostra Legge fondamentale? Dice che è vietata sotto qualsiasi forma la ricostituzione del disciolto partito fascista. Ne consegue che i sullodati insegnanti credono sul serio che il comportamento nostalgico del moccioso, di anni quattro e solo soletto, sia la premessa per la ricostituzione del suddetto partito fascista. La stessa legge Scelba, del resto, vieta in pubbliche riunioni “manifestazioni usuali del disciolto partito fascista”. Perciò il braccio levato in solitudine può essere liberamente praticato dagli igienisti. La morale della favola è presto detta. Gl’insegnanti di quell’asilo non sanno che il ridicolo può uccidere. E noi, gente di buon cuore, siamo seriamente preoccupati per loro.

Pubblicato in : Editoriale, Tre palle un soldo (dell’immaginifico prof. Paolo Armaroli)Tag: caro alzeglio ciampi

Info Paolo Armaroli

Già professore ordinario di Diritto pubblico comparato e docente di Diritto parlamentare nell’Università di Genova, è stato deputato al Parlamento dal 1996 al 2001 e ha pronunciato più di mille discorsi. Ha pubblicato tra l’altro libri sul presidente della Repubblica, sulla governabilità, sulla grazia a Sofri, un vero intrigo costituzionale, e sullo strano caso di Fini e il suo doppio. Negli ultimi quarant’anni ha scritto quattromila articoli sui più importanti giornali nazionali: Il Tempo, il Giornale, Corriere della Sera, Il Messaggero, La Nazione, Libero, La Voce, Il Secolo XIX. Collabora al “Corriere fiorentino”, supplemento quotidiano del Corriere della Sera.

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