
Per un giorno il tennis è tornato a essere davvero di tutti. La semifinale tra Jannik Sinner e Novak Djokovic e soprattutto la finale di Wimbledon sono state trasmesse in chiaro da TV8, consentendo anche a chi non dispone di un abbonamento alla pay tv di assistere a uno degli appuntamenti più importanti dello sport mondiale. La domanda però nasce spontanea: perché a garantire questo diritto è stata un’emittente privata e non la Rai, il servizio pubblico finanziato dal canone pagato da tutti gli italiani? Sky Italia non aveva alcun obbligo di aprire la visione dell’evento. Lo ha fatto per scelta offrendo un’opportunità a milioni di appassionati e dimostrando una sensibilità che merita di essere riconosciuta. Alla Rai invece resta l’ennesima occasione mancata. Le difficoltà gestionali degli ultimi mesi con dimissioni e vuoti decisionali ai vertici non possono diventare un alibi permanente. Il servizio pubblico esiste proprio per garantire l’accesso ai grandi eventi che contribuiscono a costruire il patrimonio sportivo e culturale del Paese. Il paradosso è evidente. Mentre una televisione commerciale rinuncia a una parte dell’esclusività per allargare il pubblico, la tv pubblica resta spettatrice. Eppure continua a beneficiare di un sistema di finanziamento unico, con il canone riscosso attraverso la bolletta elettrica indipendentemente dal fatto che i cittadini scelgano o meno di seguirne la programmazione. Un privilegio che nessun altro operatore del mercato può vantare. Quanto al campo, Sinner ha confermato ciò che ormai appare sotto gli occhi di tutti. Dopo la delusione del Roland Garros la sensazione era che nulla, salvo l’imprevedibilità che accompagna ogni competizione sportiva, potesse impedirgli di arrivare fino in fondo sull’erba di Wimbledon. Questo non significa sminuire il valore degli avversari. Novak Djokovic resta una leggenda del tennis, Alexander Zverev uno dei migliori interpreti della sua generazione. Ma oggi Jannik Sinner sembra appartenere a una dimensione diversa. La sua forza non risiede soltanto nella qualità tecnica ma nella capacità di gestire ogni partita con lucidità, equilibrio e una maturità agonistica fuori dal comune. Gioca con il talento ma soprattutto con la testa. E trasmette quella rara sensazione di controllo che appartiene solo ai grandi campioni. I risultati certificano una continuità che il tennis moderno conosce raramente. Più ancora delle vittorie colpisce la naturalezza con cui l’altoatesino è diventato il punto di riferimento del circuito mondiale. È difficile individuare oggi un giocatore capace di esprimere lo stesso livello di solidità e autorevolezza. Proprio per questo la scelta di Sky assume un significato che va oltre la televisione. Consentire a milioni di italiani di assistere gratuitamente a un momento destinato a entrare nella storia dello sport nazionale è stato un servizio reso al Paese. Un servizio che in circostanze come questa avrebbe dovuto garantire anzitutto la televisione pubblica. Perché i grandi eventi sportivi non rappresentano soltanto uno spettacolo: sono occasioni di partecipazione collettiva, momenti che contribuiscono a costruire memoria e identità condivise. Sì, questa è una riflessione critica. Ma parte da un principio semplice: quando un italiano scrive una pagina di storia nello sport mondiale, quella pagina dovrebbe poter essere vista da tutti e non soltanto da chi può permettersi un abbonamento. Per una volta ci ha pensato una televisione privata. Del servizio pubblico invece non si è vista traccia.
Angelo Santoro

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