Scena numero uno : Milano , scuola elementare semicentrale ,pochi giorni fa. Durante una festicciola tra alunni di prima , un bambino di origine egiziana gioca con bimba bionda occhi azzurri , entrambi in un gruppo di una ventina di scolari italiani ( in maggioranza) , filippini , cinesi ed altro . Il piccolo egiziano rovescia una pila di piatti di carta , la maestra lo invita a raccoglierli e rimetterli a posto : il milanese-egiziano si ricorda di qualche indicazione familiare e , indicando la biondina, prorompe in un ” E’ lei che deve piegarsi , è una donna” . La bimba lo guarda un attimo e, al suono di un “Uhei , sei scemo ? ” , rifila un fulmineo malrovescio all’aspirante maschio dominante , chiudendo la disputa sul nascere : non passano più di dieci minuti ed i due si ritrovano a rincorrersi ed a ridere nel gruppo colorato e schiamazzante dei compagni di gioco.
Scena numero due : Milano , stadio S Siro , qualche anno fa . G , cinque anni , vede entrare in campo l’ Inter , nella cui formazione spicca il pittoresco West , africano nero con capigliatura rasta colorata . Il bambino , abituale compagno di gioco di D. , graziosa caraibica scura di pelle e parlante un italiano ancora stentato , strilla all’improvviso in un ” Papà , sai che ho capito in che cosa D è diversa da me ? “. Resistendo al goffo tentativo di minimizzazione da parte del padre democratico-multiculturale , G completa la sua affermazione con ” guarda , ha i capelli come Taribo West ! ” , seppellendo sul nascere tutti i complicati discorsi sul razzismo , il colore della pelle e la diversità di sesso che già stavano per essergli rovesciati addosso.
Le differenze di immagine e di personalità si riconoscono senza bisogno di lezioni da maestrine “politically correct” o da druidi celtico-bergamaschi , secondo una scala di importanza diversa per ciascuno e con risultati diversi in ogni occasione : capelli , pelle ,lingua , vestiti come altezza, magrezza , occhi , confronti dai quali può nascere una grande amicizia o una antipatia inestinguibile , imprevedibilmente.
E quando il ragionare per pregiudizi si intromette in questo confronto , uno sganassone democratico , espressione sintetica di un “franco ed aperto” dibattito , rimette le cose a posto , senza bisogno di giustificazioni culturali e pelose comprensioni sul contesto sociale e culturale.
Grandi lezioni da piccoli italiani . Quando non si è impegnati in passeggiate notturne con fiaccola padana, per ora senza cappuccio bianco, o all’ascolto di prediche pronunciate da un tizio con barba lunga di fronte ad una moltitudine di persone che sembra cercare le lenti a contatto cadute sul pavimento di un capannone che adesso chiamano moschea , farebbe bene sentirle a tanti grandi che restano piccoli in civiltà per tutta la vita.
Franco D’Alfonso

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