“Niente sarà più come prima”. Le parole riecheggiate nell’atroce 11 settembre 2001 sembrano scolpirsi, ora dopo ora, sulle mura leonine.
La questione “pedofilia”, che Benedetto XVI e Papa Francesco hanno portato alla luce dell’umanità con denunce tanto dure da far impallidire ogni responsabile coscienza, è destinata a rappresentare l’anno zero per l’intera gerarchia ecclesiastica. Senza sconti per nessuno. Neppure per il successore di Pietro. E niente sarà più come prima: fuori e dentro la Chiesa!
Non un cambio di rotta, s’impone. Bensì un cambio di cultura!
Nonostante la gravità, l’amoralità e la ripugnanza, il caso pedofilia rappresenta solo una delle tante teste (manifestazioni) del “cancro” che sta divorando la Chiesa di Roma. E che risponde al nome di omertà.
L’omertà a tutti i livelli. L’omertà per la quale “non si deve sapere” per il bene e l’onore della Chiesa. L’omertà che diviene connivenza, complicità. L’omertà che per decenni ha permesso il nascere ed il radicarsi di una pratica tanto aberrante.
L’omertà, e non già, la riservatezza: caratteristica pregnante di ogni autorevole Istituzione.
La tanto invocata “trasparenza” non c’entra nulla. I piani non possono essere confusi: la trasparenza ha a che fare con la riservatezza; con l’accesso alla conoscenza dell’azione istituzionale.
L’omertà è altra cosa. L’omertà ha a che fare con la morale, con l’etica, con la vita delle persone: elementi fondanti per una Chiesa che si fa “Madre universale”.
Solo il malaffare ha necessità dell’omertà, di una cultura della paura nella quale “tutti sanno” ma nessuno ha diritto (e dignità) di parola. Di una intreccio asfittico di ricatti, di ambizioni, di meschinerie, di minacce.
Il bene, e il Bene della e nella Chiesa, niente hanno a che spartire con tutto ciò.
Ecco il punto. O la grande assise mondiale convocata da Papa Francesco per il prossimo febbraio a Roma con i responsabili delle Conferenze Episcopali della varie nazioni del mondo per discutere di “moralità” nella Chiesa saprà, senza pudore e con profonda onestà intellettuale, porre al bando la cultura della reticenza e dell’omertà donando all’Istituzione nuova credibilità, o la Chiesa -come la conosciamo oggi- avrà, giocoforza, un futuro inevitabilmente segnato.
Prima di ogni altra riforma la Chiesa ha bisogno di un mutamento di pelle. Non solo di una profonda “pulizia morale” ma di una reale e libera presa di coscienza. Finché prevarrà la “cultura del segreto” e del sotterfugio la miseria umana avrà la meglio.
Ma non sempre il male viene per nuocere!
Daniele Marchetti

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