La sconfitta del Pd è secca, tutto il C-S ha preso meno voti di Fratelli d’Italia che col suo 26% ha consacrato Giorgia Meloni come prossimo Presidente del Consiglio – en passant, per cortesia risparmiateci l’ennesimo vulnus del ‘politicamente corretto’ tipo Presidenta o roba del genere.
Enrico Letta ha dato subito le dimissioni, prontamente tuttavia trasformate in continuità, almeno fino al Congresso, dietro pressione dei colonnelli. Quindi Pd senza un “reggente”. Congresso da tenersi non a tamburo battente, come logica vorrebbe, ma addirittura a febbraio-marzo, lasciando così tutto il tempo a disposizione ai capi corrente per disinnescare il profondo cambiamento necessario –auspicato dallo stesso Letta – impersonato al momento dalla carica dei sindaci e degli amministratori locali, molto critici proprio verso l’autoconservazione delle “correnti”.

Ma per vincere bisogna ci vogliono dei leader. Uno in effetti ce n’è già a quanto sembra, e scalpita, sul punto di lanciate addirittura l’Opa sul partito. Si tratta, com’è noto da tempo, del governatore dell’Emilia-Romagna Stefano Bonaccini, che evidentemente si nutre di millenarismo se arriva a dichiarare: «deve essere una grande occasione di rigenerazione». Le rivoluzioni epocali non prevedono concorrenti, invece c’è già chi gli oppone un candidato a lui ben noto e che evidentemente sta giocando una sua partita: si tratta della vice-presidente della sua stessa regione, Elly Schlein.
Bonaccini minimizza, glissa: riguardo a «Elly Schlein in questo momento l’unica cosa che non ci serve sono i nomi che precedono i contenuti e l’idea di Pd e di Paese che abbiamo. Certamente non mi metto a fare una discussione sui singoli».
Invece è bene farla questa discussione, perché Elly Schlein è sponsorizzata da Letta e Prodi, mentre Bonaccini non ha “padrini” altrettanto di primo piano, almeno che io sappia. La novità che si avrebbe con Bonaccini non sarebbe però di poco conto perché significherebbe che si è rotto una specie di tabù che risale al Pci, e cioè che i dirigenti politici centrali non debbano essere espressione dei territori, quindi portatori di istanze dal basso, ma prodotto di una selezione per cooptazione da parte dell’élite politica nazionale.
Di particolare c’è in questa candidatura di Bonaccini anche la provenienza dalla galassia della cooperazione emiliano-romagnola, più come ambiente che come storia personale (a differenza del suo mentore e predecessore Errani, che ha passato guai seri a livello giudiziario per processi legati a quel mondo), ma questo potrebbe essere un ostacolo più che un vantaggio, alla fine.

La sua vice Elly Schlein è l’esatto contrario del tipico politico emiliano-romagnolo. Come titola il Corriere della Sera: “La famiglia a Lugano, il volontariato per Obama, i coming out in tv, le copertine”. Dei coming out è presto detto. Riporto, per andare sul sicuro, le cronache, sempre dal Corriere: «Premetto che di solito non parlo mai della mia vita privata – ha detto l’ex eurodeputata – sono molto riservata però faccio un’eccezione: sì sono fidanzata, ho avuto diverse relazioni in passato: ho amato molti uomini e ho amato molte donne. In questo momento sto con una ragazza e sono felice finché mi sopporta…».
Evviva la sincerità.
Elly, come c’è da aspettarsi, ha molto a cuore i “diritti” delle minoranze.
Con tutto il rispetto per il valore personale di queste due possibili candidature, ritengo che non rappresentino tuttavia una reale innovazione o rottura col passato in senso generale, ma siano sostanzialmente –mi si perdoni il termine, forse più consono a prodotti e marketing– di “nicchia”.
La riflessione dovrebbe insomma andare più a fondo, sempre che si voglia dare davvero un taglio netto con il passato, e dovrebbe riguardare non solo l’età, su cui si è appuntato Letta –«spetta a una nuova generazione rilanciare il Pd»–, ma i contenuti e su questo versante c’è il buio, se si esclude il richiamo a una diversa politica delle alleanze, che tuttavia non è sostanza.
Bisogna però registrare positivamente il fatto che Prodi e Letta simpatizzino per una candidatura Schlein: i tempi sono maturi per un ricambio generazionale al femminile.
Potrebbero quindi nei prossimi giorni venir fuori altre candidature –sempre al femminile– e magari anche qualche sorpresa vera.
In realtà la sorpresa che sconvolgerebbe il panorama attuale della sinistra è un discorso nuovo su come concepire il rapporto con gli elettori, ovvero se puntare ancora sulla demonizzazione dell’avversario e sulla denuncia reiterata di pericoli “fascisti” o se puntare di più sui “bisogni reali” delle famiglie, degli svantaggiati, delle imprese, impigliati in problemi molto concreti, di natura tutt’altro che ideologica.
Non è facile trovare a sinistra personaggi che rispondano a quest’ultimo profilo. Imparata la lezione di Carl Schmitt sulla dicotomia “amico/nemico”, gli è difficile liberarsene, in una visione dialettica e liberale dello Stato.
Tuttavia, spulciando a caldo Twitter nel dopo-voto mi viene proposto un Post proveniente da area piddina con considerazioni che non mi sarei mai aspettato. Niente denuncia dei pericoli “fascisti”, anzi congratulazioni a Giorgia Meloni, e dito puntato alle carenze di programma e di comunicazione del Pd.
In sostanza un’accusa a tutto il gruppo dirigente attuale (compresa la Schlein, visto che Letta le ha affidato un ruolo chiave nella campagna elettorale).
Il Post, anzi il Tweet, in questione è di Alessia Morani: «Complimenti a @GiorgiaMeloni prima donna italiana che vince le elezioni politiche. Meloni è leader della coalizione vincente e si avvia a formare il primo governo italiano a guida femminile.
P.s.: Sulla catastrofe del Pd e del centro sinistra ne parleremo diffusamente».

Chi è Alessia Morani?
Per me una sconosciuta fino a pochi giorni fa. Apprendo da qualche articolo che è del Pd da sempre e che è marchigiana. È considerata anche molto bella, anzi «la più bella del Parlamento», come le è stato detto in un trasmissione Tv, e la cosa non la disturba affatto.
Ci sono due aspetti che colpiscono nella sua biografia, il primo è che ha avuto una gravissima malattia alle soglie della laurea –in giurisprudenza–, una leucemia, poi curata con un autotrapianto. Chi ha avuto a che fare con malattie non facilmente curabili di solito sviluppa un’umanità del tutto particolare, e molto concreta. Il secondo tratto distintivo è l’essere figlia di un imprenditore. Lei ricorda le discussione in casa, con il genitore sostenitore del Pci, la madre pannelliana, insomma passione e concretezza.
Nel raccontarsi fa emergere anche tratti di un giovanilismo che tarda a scomparire, come la passione per Bono e i suoi concerti o per i tacchi alti, perché la femminilità va valorizzata. Forma e Sostanza, dice, devono andare insieme.

Ma degli errori del Pd? Dopo una breve ricerca spunta un suo Post su Instagram, sufficientemente esaustivo al riguardo:
«L’esito delle elezioni politiche purtroppo era ampiamente prevedibile.
La valanga di voti per Giorgia Meloni era percepibile per chi sta tra la gente.
Lei è la vera vincitrice di queste elezioni. Chapeau.
Per il Pd la sconfitta è pesante, senza appello.
Troppi errori: una linea politica confusa tra “o Conte o morte” ed “evviva Draghi”, una alleanza debolissima e contraddittoria e una campagna elettorale senza messaggi forti e priorità comprensibili.
In queste condizioni l’esito era scontato.
Non credo sia utile provare a scaricare responsabilità su altri partiti.
Non serve a noi e non serve all’Italia.
Letta ha annunciato immediatamente l’avvio del congresso perché è necessario rifondare e rigenerare il nostro partito.
La ripartenza deve essere immediata, non possiamo perdere tempo.
Occorre, anzitutto, organizzare da subito una seria e forte opposizione in Parlamento e contestualmente aprire una profonda fase di discussione sul futuro del Pd e celebrare a tutti i livelli i congressi, non per “contarci” ma per “fare contare” tutti coloro che vogliono una forza politica democratica e riformista.
Non ci sono altre strade.
È il momento di guardarci allo specchio».
Le condizioni di base per una candidatura di rottura vera ci sono tutte.
Se poi avesse anche carattere e grinta, la Morani potrebbe costituire una rivelazione.
Luciano Priori Friggi

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