Sconcerta ma non sorprende la simmetria sempre più evidente che la preparazione delle candidature per le elezioni regionali stanno portando alla luce tra il PDL ed il PD.
Direttive del centro contestate e disattese a livello periferico; contrasti insanabili tra potentati locali e all’interno dei gruppi dirigenti centrali; linee politiche mutevoli e intercambiabili: tutto contribuisce ad attenuare qualsiasi differenza tra Partito Democratico e Popolo delle Libertà. Si comportano allo stesso modo, parlano lo stesso linguaggio, spesso fanno le stesse proposte: o, meglio, se le scambiano perché non appena si manifesta la convergenza dell’uno ecco che l’altro abbandona la propria proposta, come è accaduto spesso in tema di giustizia (vedi processo breve).
Nel Lazio PD e PDL si sono dovuti affidare a candidati “esterni” per tentare di uscire dalle proprie difficoltà. In Puglia c’è stato il condizionamento dei potenti locali dei due partiti. Nel, PD D’Alema è stato sconfitto dalla rivolta di Vendola, mentre nel PDL il ministro Fitto è riuscito (per ora) a prevalere imponendo il proprio candidato ma pagherà in caso di sconfitta.
Il barometro dei sondaggi oscilla a seconda delle difficoltà incontrate e delle sciocchezze commesse dall’avversario, non per i meriti acquisiti in proprio.Così, a giorni alterni, variano i pronostici sulle regioni che andranno al Centrodestra e al Centrosinistra.
Il fatto è che PD e PDL sono nati come, e altro non sono che, contenitori di gruppi e cordate di politici per lo più mediocri in cerca di salvezza dallo tsunami di Tangentopoli. Dietro di essi c’erano i grossi interessi costituiti, i poteri forti. Ma oggi questi poteri provano perfino imbarazzo nell’affidarsi alle due armate Brancaleone della nostra politica.
Gli apparati dei due partiti sono divisi al loro interno ma tutti i gruppi che si fronteggiano all’interno del PD e del PDL sono mossi da un identico proponimento: l’autoconservazione, in nome della quale sono stati perpetrati tramite le leggi elettorali innumerevoli mutilazioni della sovranità popolare.
E persino l’uomo che fino ad oggi ha fatto la differenza, Silvio Berlusconi, ora è condizione imprescindibile per la sopravvivenza di entrambi. Gli uni niente sarebbero senza essere contro, gli altri senza essere a favore.
L’unica vera differenza è che dentro il PD ci si muove sfruttando la rendita di posizione dell’antiberlusconismo. Nel PDL si sfrutta ovviamente il berlusconismo. Ma i gruppi si stanno schierando e dilaniando pensando al dopo Berlusconi. Quando il potere ed il radicamento nelle regioni potrebbe risultare decisivo. E questo spiega tante cose che stanno avvenendo in questi giorni, altrimenti inspiegabili.
Nicola Cariglia

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