La vittoria di Bersani alle primarie del PD, ottenuta direttamente tramite l’investitura degli elettori che si sono recati nei seggi e quindi netta, permette di decifrare fin da ora i cambiamenti che l’esito del voto determinerà.
La conseguenza principale sarà l’abbandono dell’ipotesi bipartitica in Italia. Bersani tenterà di riannodare le fila dei rapporti con le varie formazioni di sinistra che Veltroni aveva messo in crisi con il rifiuto dell’apparentamento alle elezioni politiche del 2008. Le tensioni, speculari, presenti all’interno del PDL vanno nella stessa direzione.
Del resto tra qualche mese, quando saranno in gioco le presidenze di 15 regioni, non solo i voti dell’UDC, dell’IDV di Di Pietro e della Lega saranno determinanti ma anche quelli di altri partiti non rappresentati in parlamento come Sinistra e Libertà, Radicali, PRC, La Destra ed altri. A questi partiti, verosimilmente, si rivolgeranno PD e PDL per conquistare o non perdere i governi regionali.
C’è da aspettarsi da Bersani un PD meno movimentista e più ancorato alla tradizione di partito fortemente organizzato, più cauto e dialogante rispetto a quello di Franceschini lanciato a testa bassa (e con scarsi risultati) contro Berlusconi.
La grande incognita è la tenuta del PD sino ad oggi fondato sull’asse postcomunisti-postdemocristiani.
E’ nota l’inquietudine di Rutelli che non accetta un PD “di sinistra” come lui stesso ha detto. Ma anche ciò che disse pochi giorni fa l’uomo forte della componente postdemocristiana, l’ex ministro Fioroni: “sarà impossibile restare in un PD di D’Alema, lo sponsor di Bersani”.
L’eventualità di una scissione per dare vita al “Grande Centro” assieme all’UDC di Casini è assai credibile. Cosa che potrebbe determinare altri movimenti quali il possibile ingresso nel PD dei socialisti di Riccardo Nencini e degli ex di Rifondazione guidati da Vendola. In pochi, infatti, credono realmente al progetto di Sinistra e Libertà come formazione autonoma.
Tenendo conto che anche nel PDL e nel centrodestra ci sono sintomi di scollamento, si apre uno scenario nuovo sulle macerie non solo del bipartitismo ma, probabilmente anche del bipolarismo.
Uno scenario che sarebbe anche più interessante se si affacciassero anche nuovi protagonisti.
P.

Non sono d’accordo che le tensioni all’interno dei due raggruppamenti siano speculari.
Nel PD il confronto si basa sul suo orinetamento politico, vale a dire guradare con più attenzione a sinistra con l’intento di riaggregare le forze che stanno da quella parte. Nel centro destra c’è movimentismo per avere più spazio: non perdere potere all’interno del PDL da pate degli ex aennini, con in prima fila Fini, dall’altra il tentativo della Lega di continuare a contare di più nella coalizione.
L’intenzione di Bersani ha già provocato il primo sconquasso. Era prevedibile e per la verità annunciato.
Il distacco di Rutelli seguito, per ora, da una decina di personaggi di un certo rilievo è la conferma del disagio e delle difficoltà che molti avevano preannunciato sin dalla fusione dei due partiti dando vita al PD.
Ma i chiarimenti in quel partito non sono finiti perchè se da una parte Bersani guarda a sinistra la Rosy Bindi (ed è una che nel PD conta) commentando l’abbandono di Rutelli ha detto che il Partito è in fase di superamento, addirittura, della socialdemocrazia. Come questo si concili con la volontà espressa dal neo segretario pidiessino è un mistero.
Comunque, al di la dei riposizionamenti e strategie future non v’è dubbio che il bipolarismo, o almeno il bipartitismo, è in fase di superamento. E questo si è presente sia nei due schieramenti che in coloro che, al momento, ne sono fuori sopratutto l’IDV e l’UDC il quale ultimo se acquisirà i transfughi ex margheriti avrà un ruolo abbastanza rilevante nell’agone politico anche perchè è probabile che ci siano altre fughe dal PD e se ne possano vedere anche dalle file del PDL.
Insomma scenari che si concretizzerano in parte alle prossime regionali ma che troveranno compiutezza alle politiche.
Bersani arriva alla guida del mondo postcomunista con 15 anni di ritardo perchè magari sarebbe servito di più nel 1994 che oggi. Credo comunque che la sua elezione possa aprire scenari interessanti soprattutto se avrà il coraggio di dare un’identità socialista e riformista al PD con le conseguenze che ciò comporterà nelle alleanze e nel mondo cattolico democratico e laico-liberaldemocratico. Spero solo che non sia l’ennesima occasione mancata dei postcomunisti..