
Il saggio – Per alcuni anni, in particolare tra il 1947 e il 1950, i due scrittori condividono opinioni e idee, incontrandosi quasi quotidianamente. Calvino riconosce l’esempio e l’insegnamento diPavese, il primo a leggere le sue opere e anche ad introdurlo al lavoro presso la casa editrice Einaudi, insegnandogli il mestiere. Successivamente, in particolar modo dopo il suicidio dell’amico, Calvinoprenderà gradualmente le distanze dal suo pensiero, sottolineando alcune differenze nei motivi ispirativi e nell’approccio stesso alla letteratura. “L’irrazionale”, spiega l’autrice, “domina l’opera di Pavese, mentre l’arte di Calvino è dichiaratamente razionale e illuministica. Anche riguardo all’immagine della donna e alla concezione dell’amore i due scrittori si collocano su piani diversi”. Il tema amoroso è appunto uno dei più frequenti nella poetica pavesiana: a esso sono dedicati due dei tredici saggi di cui si compone Di quei giorni mi ricorderò sempre, che diventa così una rievocazione di immagini ricorrenti attraverso cui ricostruire l’opera e il vissuto di uno degli autori più significativi del Novecento italiano

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