Ma quale Partito Democratico e quale partito unico dei moderati.
Ad oggi il barometro delle due nuove formazioni politiche che dovrebbero mettere ordine negli schieramenti di centro-sinistra e centro-destra e portare ad una loro semplificazione, tende al brutto. Anzi, preannuncia tempesta.
Sul versante del centro-destra c’è solo l’annuncio di Fini di voler portare AN nel PPE, cioè nel partito popolare europeo. Come e quando, però, ancora non è noto. Mentre sono arcinote le resistenze dell’UDC al progetto del partito unico dei moderati.
Non va meglio sul versante opposto, il centro-sinistra. Illuminante il, per ora, ultimo episodio. La polemica della Velina rossa nei confronti dell’on. Roberto Giochetti, coordinatore della Margherita per il Lazio e, soprattutto, segretario del gruppo dell’Ulivo alla Camera. Giochetti aveva criticato il discorso di D’Alema alla Camera, definendolo “terribile” (secondo noi a ragione).
La Velina Rossa, diretta da Pasquale Laurito e considerata di area “dalemiana”, ha risposto non meno violentemene. “Non riusciamo a capire come si possa sopportare il segretario del gruppo dell’Ulivo, un certo Roberto Giachetti, che ha definito ‘terribile’ l’intervento di
D’Alema”. Poi una domanda : i dirigenti del gruppo dell’Ulivo”non si rendono conto della gravita’ dell’esternazione di questo signore ?”.
”Sono schermaglie che aumentano i nostri dubbi sulla
realizzazione ‘veloce’ del Partito democratico”, afferma ancora
Laurito, che garantisce di aver colto ”le unanimi lamentele di
tutti i deputati della Quercia” per come e’ gestito il gruppo
dell’Ulivo della Camera.
Partito Democratico e Partito dei Moderati segnano il passo. Anzi le liti covano…
Per ora solo annunci e molti passi indietro. La “dalemiana” Velina Rossa attacca il segretario del gruppo dell’Ulivo che aveva definito “terribile” il discorso di D’Alema.

Imbarazzo tra i DS
c’è una divisione netta tra i componenti dei Ds, una parte se nascerà il partito democratico tornerà a comporre con rifondazione i comunisti italiani e verdi il vecchio partito comunista mentre l’altra parte scomparirà fagogitata dalla margherita, questo per il gioco furbesco di ricomporre quel centro (DC) con rutelli e casini più l’evidente compattamento di mastella.
Il vero partito democratico è solo quello che in passato il compianto Giovanni Spadolini cercava di costituire con all’interno quelle aree rappresentative liberali, laiche, sociliste, repubblicane e democratiche, quello di cui si parla oggi è solo come espressa alchimia politica.
Ed è per questo che oggi è evidente che l’unica espressione liberale, repubblicana, socialista è il polo Laico.
Paolo Manneschi
Mi limito a scrivere sul versante di “questo centrosinistra”.
Il nascente Partito Democratico è qualcosa che c’è già nella realtà politica. E’ quell’intesa che esiste già da anni tra ciò che resta dei DS (Achille Occhetto, autore della svolta della Bolognina, e molti altri sono già andati via), meno qualche componente degli stessi DS pronta anch’essa ad andar via, più la Margherita (sostanzialmente pezzi della vecchia DC), più qualche movimento e qualche associazione che hanno scarsa incidenza politica ed elettorale.
Un richiamo al valore aggiunto del “Popolo delle primarie” è mera esercitazione giornalistica giacchè si chiede di coinvolgere persone già pubblicamente aderenti.
Di fatto il nascente Partito Democratico (che non può avere nessun collegamento con il Socialismo e, tanto meno, con il Socialismo Europeo) è nelle mani dei dirigenti dei Ds e della Margherita, un personale politico che nel decennio trascorso 1996/2006 ha cumulato una serie di sconfitte politiche ed elettorali sulle quali val la pena di approfondire per non ripetere gli stessi errori.
Se questo centrosinistra (privo di una forte componente Socialista e privo di una componente laica, repubblicana e liberale) punta la sua azione politica su questo nascente soggetto rischia di cumulare un altro decennio di sconfitte.
Berlusconi appartiene alla storia, ma un altro Berlusconi potrebbe spuntare nell’arena politica o comunque una nuova prospettiva politica del centrodestra potrebbe rimandare il centrosinistra all’opposizione.
Gino Di Maro