Chi ha sparigliato le carte voleva farlo da tempo. Almeno dal flop referendario che è stata la prova provata ma anche l’alibi di quel che sarebbe successo di lì a poco. O a tanto. Ma perché così tanto? Se lo sta chiedendo il mondo e, come sempre ciascuno dice la sua. Tutti hanno in saccoccia la verità. Quella che soltanto il diretto interessato conosce fin nel profondo.
Qualcuno si trastulla anche nel chiedersi se la furbizia vada di pari passo con l’intelligenza o sia qualcosa di simile ad un atavico istinto
Una cosa è certa. Anche il possessore di intelligenza furba può sbagliare ma certo difficilmente persevera. E, soprattutto, cova nel suo intimo uno pseudo rancore alla ricerca e in attesa del momento opportuno della vendetta.
Detto questo si ritorna al punto di partenza. Viviamo in un paradossale momento politico, simile a una cloaca, forse il peggiore di tutti i tempi. E non è difficile capire perchè. Data la bassa statura morale e culturale di chi oggi si occupa, o finge di farlo, di politica. Per cui svetta chi, con la crudezza del linguaggio approssimativo, estenuantemente ripetitivo supportato da feticci di vario genere. Ma sulla gente, specie quella analfabeta di ritorno e funzionale insieme, ma anche su individui acculturati più del personaggio in questione, ha una gran presa. Oppure chi, con un lessico più appropriato ma parallelamente inutile nel merito, prende la scena, rappresenta e porta avanti lo spettacolo caratterizzato da sceneggiatura superficiale che di tutto si occupa fuorchè di quello che serve realmente alla Nazione. E ai cittadini. Termine abusato e sprecato un tanto al metro da chi dei cittadini gliene frega il giusto ma anche meno. E cioè il partito di maggioranza relativa che va avanti a spizzichi e bocconi navigando a vista senza minimamente intravedere un attracco che non sia totalmente irraggiungibile.
In questo caos aberrante viene la voglia di trovare un porto sicuro, possibilmente aperto in cui approdare per riordinare le idee. Personalmente un’idea ce l’avrei. Una formazione politica di estrazione liberale né di destra né di sinistra estreme, che dia risposte pragmaticamente realistiche. Dando fine a questa spasmodica querra delle parole inutilmente spese e sperperate, troppo spesso sprizzanti violenza, senza dare risposte concrete, tanta è la voglia di emergere prepotentemente l’uno su l’altro fregandosene bellamente dei problemi di questo martoriato Paese. Ognuno si sceglie il temino da svolgere e ce lo spiattella da mane a sera come un mantra noioso senza arrivare mai ad una fine comcreto e accettabile. E, a noi, tapini non resta che attendere gli eventi auspicando la possibilità di esprimerci. Ancora. Sempre che ne siamo appena e ancora capaci.
Dunque è ora che si rimetta in moto l’idea liberale in sonno ormai da anni, che sappia, sulla base di principi solidi ma non ancora, o solo in parte, consolidati, tornare in prima linea con l’obiettivo di riportare l’Italia sulla retta via. Una terza via che raccolga ciò che è sparso di positivo per la risoluzione di problemi reali, come sostegno alle imprese che possono creare lavoro, primaria e unica soluzione ai nostri problemi con tasse eque e snellimento burocratico . Per chi vuole intraprendere e mettersi in gioco coraggiosamente, investendo spesso indebitandosi fino al collo, o per chi preferisce il tran tran del lavoro quotidiano, da dipendente. Ma con salario giusto per sopravvivere dignitosamente. Non elemosine dunque ma collaborazione fra i due lati della medaglia, in una sorta di do ut des. Mettendo da parte quel poco che divide in modo non negoziabile, senza scontri e diatribe continue che, specie in passato, nonostante o per colpa di interventi spesso assurdi dei sindacati, ci hanno portato dove siamo.
Carla Ceretelli

Ciao, carissima. Troppo buona .
Totale sintonia, idee condivisibili, pensieri che hanno il dono della misura intelligente.
Grazie,! Di buon senso, credo. ..
BRAVISSIMA
Ciao, carissima. Troppo buona .