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Paolo Cirino Pomicino: l’uomo che non sapeva arrendersi

Parlava con la calma di chi è abituato a gestire segreti e penitenze. Inizialmente sembrava solo disagio, poi la sensazione è diventata chiara: era pura paura. Nonostante la squisita gentilezza e un aspetto tutt’altro che minaccioso — il volto levigato dal tempo, le dita lunghe e delicate — Paolo Cirino Pomicino emanava l’aura del vero potere. Un potere che non ha bisogno di alzare la voce, ma che sa come stringere il nodo con garbo e intelligenza. Definito come il più eccentrico e influente dei leader democristiani, l’onorevole mi concesse questa intervista a una condizione ferrea: la pubblicazione sarebbe dovuta avvenire solo postuma.

di Giuseppe Basilico | 22 Marzo 2026
Il nostro giornalista Giuseppe Basilico con l’ex ministro Cirino Pomicino

“Parlava con la calma di chi è abituato a gestire segreti e penitenze. Inizialmente sembrava solo disagio, poi la sensazione è diventata chiara: era pura paura. Nonostante la squisita gentilezza e un aspetto tutt’altro che minaccioso — il volto levigato dal tempo, le dita lunghe e delicate — Paolo Cirino Pomicino emanava l’aura del vero potere. Un potere che non ha bisogno di alzare la voce, ma che sa come stringere il nodo con garbo e intelligenza. Definito come il più eccentrico e influente dei leader democristiani, l’onorevole mi concesse questa intervista a una condizione ferrea: la pubblicazione sarebbe dovuta avvenire solo postuma. Oggi quel patto giunge a compimento. In una lunga e fitta intervista, Pomicino raccontò il suo rifiuto di arrendersi davanti a una classe dirigente post-moderna, definita “patogena” e priva di coerenza interna. Sottolineò il trionfo dell’apparire sull’essere nel contesto politico e sociale odierno. Furono tre ore intense, un viaggio dalla politica del Novecento a quella del terzo millennio che animò un dibattito serrato, spinto fino ai limiti estremi del suo intelletto. ”

Onorevole, affrontare un democristiano come lei mi inquieta. Non sono mai riuscito a decifrare il vostro mondo: lo trovo caotico, quasi privo di una spina dorsale, assolutamente flaccido?

Vede, all’inizio era abbastanza chiaro cosa significasse essere democristiani: una linea di dottrina sociale cristiana su una indiscutibile piattaforma democratica. Ma oggi non si può dire che le posizioni della DC siano altrettanto chiare: forse perché i problemi si aggrovigliano e cambiano, o forse perché un partito non può vivere di rendita.

A parte il fatto che lei è tanto religioso, mi piacerebbe sapere perché sia diventato democristiano?

La vocazione religiosa era peraltro così ben radicata che decisi di militare nel partito della Democrazia Cristiana. Dal consiglio comunale di Napoli al ministero del Bilancio: un crescendo di soddisfazioni.

Non rimpiange il fatto di non aver vissuto, in gioventù, una fase di antifascismo attivo?

Il vero antifascismo consisteva nel creare una democrazia politica, come fecero la DC e altri.

Siamo ormai entrati in quella falsa democrazia, adottata dalla maggioranza dei Paesi occidentali, dove, grazie al sistema elettorale maggioritario (con primarie o senza), i cittadini e il loro voto non contano nulla.

Amintore Fanfani, detto anche “il padrone d’Italia”: non è stato il grande nemico di Andreotti? Non è forse vero che egli debba ringraziare Andreotti per non essere diventato Presidente della Repubblica?

La sua azione politica è stata importante, in quanto egli viene considerato — insieme ad Aldo Moro, Pietro Nenni, Giuseppe Saragat e Ugo La Malfa — uno degli artefici della svolta politica del centro-sinistra, con cui la Democrazia Cristiana volle avvalersi della collaborazione governativa del Partito Socialista Italiano. Alle elezioni per la Presidenza della Repubblica del dicembre 1971 fu il candidato ufficiale della Democrazia Cristiana ma, dopo una lunga serie di scrutini andati a vuoto, anche a causa dell’azione sotterranea dei “franchi tiratori” del suo stesso partito, fu costretto a ritirarsi, favorendo l’elezione di Giovanni Leone.

Non è forse vero che Andreotti non si prestò a favorire il compromesso storico, a differenza di quanto sostengono alcuni?

Durante il periodo del governo di solidarietà nazionale, gli ambienti internazionali, la Democrazia Cristiana e lo stesso Partito Comunista stabilirono che solo Giulio Andreotti potesse guidare quell’esperienza del tutto anomala. Egli rappresentava una garanzia sia per il mondo moderato, sia per determinati contesti internazionali di stampo americano. In ciò risiedeva la grande forza della Democrazia Cristiana: a differenza dei partiti della Seconda Repubblica, essa non contava su un unico leader, ma disponeva di più figure in grado di interpretare, a seconda delle diverse stagioni politiche, la migliore guida possibile per il Paese e per il partito.

Qual è la sua opinione sul divieto totale di aborto in Polonia e sulle relative proteste?

Noi l’abbiamo vissuto quarant’anni fa: la Democrazia Cristiana fu un partito d’ispirazione cattolica, ma anche profondamente laico, capace di discernere tra la laicità dello Stato e l’ispirazione religiosa. Facemmo una battaglia in Parlamento e nel Paese; il divorzio passò a larghissima maggioranza e la Democrazia Cristiana, con l’allora Presidente del Consiglio Aldo Moro, non poté che prenderne atto.

Mentre New York bruciava, l’Europa firmava la propria condanna a morte. Quello che chiamiamo “politica estera” non è che il rantolo di un continente suicida?

Non è legato alla vicenda dell’11 settembre 2001; la verità è che in Europa resistono ancora le grandi culture politiche: quelle democratico-cristiane, socialiste, liberali e verdi. Tuttavia, non c’è dubbio che il capitalismo finanziario abbia avuto un effetto devastante nelle società nazionali: alimentando le disuguaglianze sociali, ha innescato uno scontro tra le masse popolari e le élite. Queste ultime finiscono per essere percepite come il vero nemico, poiché si fraintende il ruolo delle forze politiche: al governo o all’opposizione, esse vengono viste come difensori delle élite piuttosto che di un riequilibrio nella distribuzione della ricchezza. Ciò crea una profonda difficoltà alla dirigenza politica europea.

Nel 1980 Deng Xiaoping rilasciò un’intervista nella quale affermava che l’Europa sarebbe stata il punto focale della terza guerra mondiale e della strategia globale sovietica.

La terza guerra mondiale non può avvenire, perché tutti sanno che sarebbe l’ultima guerra dell’umanità. Purtroppo, le tensioni si scaricano in guerre regionali, com’è accaduto con le vicende della Siria, dell’Iraq e dell’Afghanistan. In quella parte del mondo dove si scontrano le etnie, avvengono conflitti formidabili: “Essere forti impone una grande responsabilità”, e questo peso va messo in particolare sulle spalle di Stati Uniti, Russia e Unione Europea.

È possibile che una sottocultura di destra possa essere confusa con una di sinistra?

È nella natura delle cose che gli estremi finiscano per toccarsi.

Ma lei è sempre così controllato, così imperturbabile, così marmoreo?

Sì, perché non vale la pena dar soddisfazione a chi ti fa arrabbiare. Del resto, la gente che alza la voce e, addirittura, dice brutte parole mi dà un tale fastidio!

Non avevo dubbi.

On. Pomicino, siamo arrivati alle ultime battute dell’intervista. È possibile parlare oggi del “bene comune” come principio ispirativo dell’agire politico?

È un parlare antico, di quando c’erano i partiti non personalizzati e ricchi di cultura.

Roma, aprile 2016

Giuseppe Basilico                                                                                  

Pubblicato in : Editoriale

Info Giuseppe Basilico

Giuseppe Basilico è un giornalista pubblicista collaboratore del giornale “Avanti Online”. ” Ho 49 anni vivo a Roccagorga in provincia di Latina. Ho la maturità Istituto d’Arte. Non sono un giornalista (posso definirmi un semplice pubblicista come tanti). La passione inizia attraverso i libri di Oriana Fallaci in tarda età a 45 anni. La mia formazione nasce sulla base di discussioni con la mia docente di giornalismo sulla politica Estera (proprio dalla Fallaci), se non avessi avuto i suoi libri come punto di riferimento non avrei concluso assolutamente nulla. Non avendo disponibilità economiche di frequentare corsi – uscivo da un lungo lutto di mia madre – chiesi a Bobo Craxi di domandare alla testata “Avanti! online” se ci fosse spazio per ospitarmi. Da lì iniziò questa bellissima avventura fatta di interviste e pezzi sul Medio Oriente – Ucraina e che continua con la testata PensaLibero.it. Nel 2016 incontro Cirino Pomicino a Roma in una intervista che verte sulla politica di ieri e di oggi. Credo che sia stato un segnale per annunciarmi alle testate attuali che mi ospitano”.

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