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Pandemia e crisi economica. Prendere, esigere, reclamare… ma dare?

Andiamo verso un mondo in cui lo Stato ci dovrà tutto e allo Stato ci dovremo rivolgere per ogni richiesta e/o esigenza? I più scettici di questa situazione vedono in prospettiva una grande tendenza per una sorta di capital-comunismo secondo il modello cinese…

di Vincenzo Donvito | 1 Giugno 2020

Innegabilmente lo Stato si sta muovendo per cercare di arginare la conseguente crisi economica. I provvedimenti sono spesso criticabili per diversi motivi: insufficienza, farraginosità, discriminazioni, incompletezza, dimenticanze, soggetti a burocrazie asfissianti e malvagi, coniati per gli amici degli amici, etc etc. Ma è innegabile che il percorso sia quello con, incredibile ma vero, la lotta faziosa tra i decisori istituzionali su quali soldi siano più belli o meno belli quando questi arrivano in modo particolare da parte della Unione europea (1).

Lo Stato elemosiniere è una versione che grossomodo avevamo sperimentato negli anni 60 del secolo scorso (monopoli come simbolo in generale). Siccome il mondo stava cambiando e, procedendo per sfera di appartenenza, il nostro si adeguava al trend occidentale… via via questa impostazione economica si è andata attenuando. Simbolo per eccellenza la creazione delle Autorità di settore che, tutt’oggi ancora in vita, sono state create per la tutela di consumatori e imprenditori nel passaggio dai monopoli al libero mercato. In questo contesto abbiamo creato (Italia tra i primi, non dimentichiamolo, anche nel concepimento culturale) l’Unione Europea che, ad oggi, come scelta di campo economico è una sorta di compromesso tra assistenzialismo e libero mercato; rispecchiando le componenti culturali e politiche che l’hanno guidata dagli albori e che ancora la guidano.

Arriviamo quindi alla pandemia.
Dopo i primi provvedimenti di aiuti economici, vigente il caos e la diffusa discrezionalità e partigianeria, tutti (ma proprio tutti) ne sono coinvolti. Le storie di richieste di riduzioni di affitti e sospensioni di mutui, che nella stragrande parte riguardano situazioni disperate, comprendono anche coloro che si sono messi in marcia nel trend generale con motivazioni grossomodo di questo tipo “che fai, non chiedi la riduzione dell’affitto o la sospensione del mutuo oppure non paghi alla scadenza la multa o l’imposta… dai, non ti conviene, approfittane”. Nessuna meraviglia. E’ l’italica propensione e confidenza con la cosa pubblica. Lustri e lustri di “calci nei denti” da parte della pubblica amministrazione e dello Stato (“ti frego io o mi freghi te?”), facendo crollare il rapporto di fiducia tra amministratori e amministrati, non avrebbero potuto produrre altrimenti.

Lo sbocco naturale di questa situazione e di questo approccio, dopo che ne abbiamo lette di cotte e di crude sui social network e su tutti i media che ufficialmente non sostengono il governo in carica… lo sbocco naturale è la rivendicazione corporativa, a metà tra la rivendicazione di un diritto e quella del “pianto greco”.
Siamo ancora agli albori. Ma abbiamo visto in piazza gente mai vista prima come, per esempio, gli agenti di viaggio: pur se privilegiati (a danno dei consumatori) rispetto ad altri ambiti economici (2), chiedono di più.

La dominante è chiedere soldi allo Stato. Sia in termini di riduzioni fiscali che prestiti, nonché veri e proprio regali. E lo Stato, grazie anche a lobby più o meno potenti delle singole corporazioni, non sta dicendo di no a nessuno. Vedremo poi cosa accadrà, visto che lo Stato non è un pozzo senza fondo e visto il perdurare delle difficoltà politiche a stabilire come fruire dei vantaggi, in assoluto e per eccellenza, della Unione Europea (3).

Andiamo verso un mondo in cui lo Stato ci dovrà tutto e allo Stato ci dovremo rivolgere per ogni richiesta e/o esigenza? I più scettici di questa situazione vedono in prospettiva una grande tendenza per una sorta di capital-comunismo secondo il modello cinese… e sembra che alcuni stiano lavorando in questa direzione, anche se non lo dicono apertamente.

Ma è quello che vogliamo? Siamo consapevoli che le “prove generali” che abbiamo fatto di rinuncia a molte delle nostre libertà individuali (confino, meglio noto col termine lockdown) è quello che vogliamo per i nostri futuri assetti istituzionali non emergenziali? Siamo consapevoli che un tale prostrasi e inneggiamento all’autorità dello Stato non comporti di conseguenza la consegna di tutte le nostre economie nella mani della burocrazia dello Stato?

Prima di finire in quello che per chi scrive rappresenterebbe una sorta di vicolo cieco, crediamo sia opportuno che ognuno si ponga una domanda: già in questo contesto, devo io solo chiedere allo Stato oppure posso io fare qualcosa per me, nel rispetto e in armonia con gli altri, con lo Stato che controlli il rispetto di questa armonia dandomi le opportunità per farlo?

Sembra una domanda banale, ma non lo è.
Perché, infatti e per esempio, se domani si troverà un vaccino contro il covid-19, perché lo stesso sia efficace e diffuso dipenderà solo se ad usarlo ci sarà un mondo libero, non certo vincolato ad autarchie più o meno tali o mascherate.

E, altro esempio, le economie che ci potranno servire non avrebbero senso se nazionali, autarchiche e gerarchicamente espressione degli Stati; senza libero mercato, con più precise regole transnazionali rispetto alle attuali, la ricchezza è difficile che si possa produrre, anche nei posti più disgraziati del mondo.

E se questo vale in generale, a maggior ragione vale nel particolare, in quello di casa nostra e nostro individuale. A partire dall’uso delle nostre conoscenze ed esperienze acquisite nella vecchia economia che non c’è più e non ci sarà più, a vantaggio di un’economia tutta da creare. Una volta i maniscalchi erano lavori molto diffusi, oggi è una nicchia della nicchia. I maniscalchi pre-pandemia non si illudano che potranno tornare ad esser tali in una ipotetica economia post-pandemica. E soprattutto, non si illudano che potrà essere lo Stato una sorta di loro mentore.

NOTE
1 – il massimo della creatività distruttrice crediamo l’abbia manifestata l’on. Giorgia Meloni col DSP: https://avvertenze.aduc.it/statiunitideuropa/stati+uniti+europa+governo+opposizione+favole+dsp_31246.php
2 – chi ha pagato un viaggio e non lo ha potuto fare per la pandemia, ha dovuto lasciare i soldi nella casse di tutti gli operatori turistici per un ipotetico acquisto di un servizio di altrettanto valore economico entro un anno. Qui l’ultimo dei nostri articoli in merito: https://salute.aduc.it/coronavirus/comunicato/coronavirus+viaggi+albergatori+si+chiamano+fuori_31261.php
3 – Qui diversi nostri articoli in merito: https://avvertenze.aduc.it/statiunitideuropa/

Vincenzo Donvito, presidente Aduc

Pubblicato in : EditorialeTag: aduc, amministrazione, anni, anni 60, comunismo, consumatori, crisi, crisi economica, espressione, europa, governo, italia, meloni, mercato, merito, mondo, opposizione, provvedimenti, secolo scorso, soldi, unione europea

Info Vincenzo Donvito

Vincenzo Donvito, giornalista classe 1953, è fondatore ed animatore di Aduc (Associazione per i diritti degli utenti e consumatori), della quale è Presidente.

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