Se ne è accorto persino Vittorio Feltri con un articolo da manuale su quella che una volta era la creatura del principe del giornalismo italiano il grande Indro Montanelli. Le Province non sono state cancellate e il personale dipendente continua a pesare sui bilanci dello Stato e sulle tasche dei cittadini. Se si fosse addirittura spiegato su “Il Giornale” anche il perché del nuovo congelamento del contratto della Pubblica amministrazione e il possibile sciopero di quest’ultimi in autunno saremmo davvero commossi! Ebbene si, siamo piccoli ma fortunatamente noi di Pensalibero abbiamo le idee chiare a differenza dei soloni della politica e del giornalismo quello con la G maiuscola per intenderci. Sono mesi che scriviamo, sin ad ora inascoltati, che la riforma tentata prima dal professor Mario Monti e oggi messa in pratica dall’esecutivo di Matteo Renzi di riformare le province italiane non solo non semplificherà la vita dei cittadini italiani ma anzi lascerà invariati i costi del personale delle vecchie amministrazioni provinciali (probabilmente a nostro modesto avviso potrebbero anche lievitare), mentre l’unico vero cambiamento epocale sfuggito ai più o a coloro che sono accecati dall’antipolitica sarà proprio quello che andrà in scena ad ottobre: i nuovi enti intermedi e le Città metropolitane non saranno eletti in cabina dai singoli cittadini ma dai sindaci e dai consiglieri comunali di ciascun comune che compone il territorio della Provincia in questione. Uno dei veri guai di questo Paese, è triste dirlo per chi come il sottoscritto ha trascorso 5 lustri della propria vita professionale prima dietro una macchina da scrivere e poi sul computer in cronaca, è proprio la corporazione giornalistica. Si discute tanto in merito all’indipendenza e alla libertà della nostra stampa quotidiana, mentre si dimentica invece che abbiamo eserciti di giornalisti, impreparati, lazzaroni, cortigiani e più attenti agli aspetti della vita mondana e del gossip politico e poco attenta e preparati nel merito delle situazioni politiche che invece (noiosamente) andrebbero rappresentate e raccontate ai lettori. Feltri si accorge solo questa settimana che è passata la riforma delle province e che il personale in servizio resta in forza all’amministrazione pubblica. Se ne è accorto perché qualche amico politico trombato della bergamasca gli ha detto che non potrà fare più l’assessore o il presidente della provincia che ha scelto di eleggere come primo cittadino del capoluogo niente meno che il “Signor Parodi” al secolo Giorgio Gori? O perché durante la conferenza stampa il ministro della Funzione Pubblica Marianna Madia ha dovuto dire con non poca sofferenza che i conti dello Stato non permetteranno nessun aumento di stipendi per tutti i dipendenti della Pubblica amministrazione del Belpaese? Non c’è ambito professionale in Italia dove non ci si stupisca ogni giorno di stupirsi. Abbiamo medici che ci sottopongono a decine di esami strumentali per non arrivare a nessuna diagnosi certa, sordi ad ogni segnalazione di esperte infermiere che al contrario riconoscono le patologie con la semplice osservazione dei sintomi evidenti del paziente. Abbiamo fior fiore di ingegneri e architetti sommersi da slide show di presentazioni di futuristici e avveniristici palazzi dove poi batti la testa su un tramezzo perché non hai ascoltato i consigli del vecchio ed esperto capocantiere bresciano. E potremmo andare avanti all’infinito, ma preferiamo tornare sugli argomenti dove ci riteniamo più ferrati: giornalismo e politica. Ci lamentiamo della classe politica e dei giornalisti ma purtroppo entrambi sono lo specchio evidente di come ha funzionato in questi anni il sistema Italia. Entrambi legati simbioticamente da un intreccio autoreferenziale e di complicità. Spesso l’agenda politica è stata scandita dai titoli in prima pagina del giorno successivo e dalla presenza negli eleganti talk show della Rai, di Mediaset e de La7. Più facile far salire i toni dei dibattiti per lo più strillati sia dentro il vecchio tubo catodico, sia sulle prime pagine dei grandi quotidiani nazionale che entrare invece nel merito delle questioni che attanagliano il paese. In questo secondo caso si fa prima di tutto fatica e poi si entra nel merito di interessi contrapposti e talvolta confliggenti. Meglio lasciare tutto fermo, alzare i toni della polemica, tanto il popolo abbocca e continua a votare. E questa volta approfittando della rabbia diffusa su tutto il territorio nazionale è stato fatto addirittura il capolavoro. Al “popolino” che si appassiona alle inutili bercianti polemiche e ai dibattiti strillati in tv è stato tolto anche il diritto di mandare a casa le amministrazioni provinciali incapaci e inconcludenti con la scusa di ridurre i costi della politica. Ma in men che non si dica Camera e Senato in due sedute distinte e differenti hanno ripristinato le indennità di carica a presidenti e consiglieri provinciali, hanno “salvato” i dipendenti che potevano trovarsi a spasso. Ma state tranquilli a poche settimane dal voto se ne è accorto Vittorio Feltri….entro la fine dell’anno si accorgerà che i dipendenti pubblici non sono solo quelli di ministeri, regioni, province e comuni e che comprendono anche le forze di pubblica sicurezza???. Capirà che qualche diritto protestare quest’ultimi ce l’hanno davvero???
Cesare Mannucci

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