
In varie epoche l’occupazione di Parigi è stata il segno visibile della sconfitta della Francia. Fu così nel 1815 con l’abdicazione di Napoleone, nel 1870 quando la Prussia pose fine al Secondo impero.
Nel 1940 la conquista della Ville lumière sancì la disfatta dell’esercito francese e aveva creato il mito dell’invincibilità della Germania. Non a caso le foto dei tedeschi sotto l’Arco di Trionfo (emblema delle vittorie di Napoleone) e quella di Hitler davanti alla torre Eiffel avevano fatto il giro del mondo.
Ecco perché la liberazione di Parigi il 25 agosto di ottanta anni fa è stato un evento-simbolo che annunciava l’irreversibile sconfitta del Reich. Tant’è vero che Hitler, nel suo delirio apocalittico, aveva dato ordine di distruggere completamente la città e di darla alle fiamme.
Eppure, quando a seguito dello sbarco in Normandia, il 19 agosto, la popolazione di Parigi insorse contro l’occupazione nazista, l’intervento delle truppe alleate non appariva immediato. Infatti, per timore che i tedeschi dessero attuazione all’ordine di Hitler, che si verificassero stragi di civili, ma anche per i problemi di approvvigionamenti degli abitanti della metropoli, il comando supremo alleato aveva deciso di aggirare la città e di costringere alla resa la guarnigione dopo averla circondata.
Ma questo avrebbe richiesto almeno un mese, forse più, e l’insurrezione,(iniziata con scioperi, innalzamento di barricata poi, il 18 con l’affissione di manifesti che chiamavano alla sollevazione generale) fece cambiare i piani. A convincere i comandanti americani anche il rischio prospettato da De Gaulle che gli insorti insediassero a Parigi un governo di sinistra, probabilmente comunista. Fu una mossa vincente. Il generale Eisenhower convinto dal rischio di una feroce repressione nazista e dalle argomentazioni di De Gaulle ordinò alla 2° divisione corazzata del generale Leclerc (reparto di punta di France libre) l’avanzata su Parigi.
Tutte le campane della città salutarono l’arrivo delle truppe francesi. Ma la liberazione non fu indolore. Gli Alleati e i contingenti del FFI (Comando unificato dei partigiani) si scontrarono con forti sacche di resistenza tedesca e si combatté strada per strada.
Questo evento segnò un punto di svolta. Il fatto che la città fosse insorta e che i primi ad arrivare in loro aiuto fossero reparti francesi cancellò nell’opinione pubblica mondiale il ricordo della Repubblica di Vichy.
La sera del 25 agosto dopo la definitiva resa dei tedeschi e dopo la decisione del comandante tedesco Von Choltitz di disubbidire all’ordine di Hitler, De Gaulle, di fronte a una popolazione entusiasta, pronunciò lo storico discorso : “Paris ! Paris outragé ! Paris brisé ! Paris martyrisé ! Mais Paris libéré ! Libéré par lui-même, libéré par son peuple avec le concours des armées de la France, avec l’appui et le concours de la France tout entière, de la France qui se bat, de la seule France, de la vraie France, de la France éternelle.” (Parigi oltraggiata! Parigi spezzata, Parigi martirizzata, ma Parigi liberata! Liberata da sola, dal suo popolo[ con il concorso ] della Francia che combatte, dell’unica Francia, della vera Francia, dalla Francia eterna” ).
E nel ricordo di quell’evento è rimasta l’indescrivibile parata sugli Champs Elysées.
La Francia si sedette al tavolo dei vincitori. Non era più una nazione sconfitta e umiliata. Trovò un nuovo orgoglio nazionale riconosciuto anche dagli alleati. Le fu assegnata una zona di occupazione della Germania. Annoverata ormai tra i “quattro grandi”, ottenne un seggio permanente nel Consiglio di Sicurezza dell’Onu. E sarebbe poi divenuta anche una potenza atomica.
Peraltro, gli americani avevano previsto che anche la Francia, sebbene fosse un Paese alleato avrebbe dovuto essere sottoposta al governo dell’AMGOT (Allied Military Government of Occupied Territories, con competenze su tutta l’amministrazione pubblica dai trasporti alla giustizia e alla circolazione della moneta
Ma De Gaulle con il discorso di Bayeux (14 giugno) si oppose decisamente a questo progetto. In particolare, affermò che le banconote già messe in circolazione in Francia dagli americani erano inaccettabili e Roosvelt, di fronte ,all’accoglienza entusiastica di questo discorso, accettò che si insediasse il Governo provvisorio francese e che l’AMGOT non divenisse mai operativo. Specie dopo l’altro discorso, quello del 25 agosto con cui De Gaulle sancì il ruolo della Francia come potenza vincitrice. Perché solo l’insurrezione e l’entrata delle truppe francesi cancellò definitivamente i tentativi d’instaurare in Francia il governo militare alleato e dette pieno riconoscimento al governo di Charles De Gaulle
Quindi i dissidi tra Leclerc e i suoi superiori americani che ordinarono di fermare le prime incursioni dalla parte di Versailles di cui non erano stato informati – ma il generale francese, ignorò tali messaggi – potrebbero dipendere anche da tentativi di far emergere il ruolo preminente dei francesi o degli americani. E non solo per questioni di prestigio ma per situazioni assai più concrete come,appunto, il rischio di insediamento dell’AMGOT.
D’altronde gli insorti, a corto di munizioni, non avrebbero potuto resistere ancora a lungo Leclerc conosceva la situazione e con il consenso di De Gaulle prese l’iniziativa dell’avanzata celere. Rischiò e vinse. Ottenne la resa dei tedeschi, la città non subì distruzioni e conseguì anche il risultato politico delle le truppe francesi che precedevano gli anglo.-americani.
Che poi il ritrovato orgoglio nazionale di cui De Gaulle si era fatto interprete sfociasse in una grandeur fuori luogo (come la velleitaria richiesta di annettersi una parte della Val d’Aosta) questa è un’altra vicenda. Anzi furono manifestazioni antistoriche perché ormai tutto il potere mondiale era in mano agli americani e ai sovietici.
Mi piace comunque pensare che quella del 25 agosto sia stata una notte “magica” in cui il dolore lasciava il posto alla speranza di un mondo nuovo. A questo proposito riporto qui un brano del mio romanzo Samira, di prossima pubblicazione, in cui un giovane italiano si ribella al fascismo e si unisce alla divisione Leclerc. : “La folla era il delirio …altro che gli applausi orchestrati dai gerarchi ! [Enrico e Samira] decisero che quella giornata meravigliosa doveva durare tutta la notte. Avevano voglia di correre, di cantare. Arrivarono a Montmartre, salirono la grande scalinata mano nella mano. I marmi della basilica risplendevano alla luce della luna e la città, punteggiata da migliaia di luci, si estendeva ai loro piedi a perdita d’occhio. Montmartre era tutta una festa, [….] Chi poteva dormire in quella notte magica? “

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