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Orbán e il bipolarismo che tiene in ostaggio l’Europa

Viktor Orbán è la perfetta incarnazione del paradosso europeo. Da un lato è membro di un’Unione che lo finanzia e gli garantisce stabilità economica. Dall’altro sputa sistematicamente nel piatto in cui mangia, flirtando con Mosca, insultando Bruxelles e predicando un sovranismo di cartapesta costruito proprio sui fondi comunitari che riceve a piene mani. Il suo bipolarismo politico non è un mistero: è la logica spregiudicata di chi sa di avere un potere di veto e lo usa come arma di scambio. Orbán è diventato l’esperto assoluto del ricatto istituzionale. Blocca, minaccia, fa ostruzionismo, e poi all’ultimo momento si concede al compromesso in cambio di miliardi o concessioni politiche. È una strategia da mercato rionale, ma funziona perché l’Unione non ha il coraggio di tagliare corto.

di Piero Terracina | 28 Ottobre 2025

Viktor Orbán è la perfetta incarnazione del paradosso europeo. Da un lato è membro di un’Unione che lo finanzia e gli garantisce stabilità economica. Dall’altro sputa sistematicamente nel piatto in cui mangia, flirtando con Mosca, insultando Bruxelles e predicando un sovranismo di cartapesta costruito proprio sui fondi comunitari che riceve a piene mani.

Il suo bipolarismo politico non è un mistero: è la logica spregiudicata di chi sa di avere un potere di veto e lo usa come arma di scambio. Orbán è diventato l’esperto assoluto del ricatto istituzionale. Blocca, minaccia, fa ostruzionismo, e poi all’ultimo momento si concede al compromesso in cambio di miliardi o concessioni politiche. È una strategia da mercato rionale, ma funziona perché l’Unione non ha il coraggio di tagliare corto.

Sul piano economico, il gioco è altrettanto evidente. L’Ungheria gode di un cambio iperfavorevole tra euro e fiorino, che le permette di esportare a costi competitivi e di incassare fondi comunitari che, convertiti in valuta locale, diventano un fiume d’oro per il governo. Orbán si nutre dell’Europa che disprezza, e lo fa con una spudoratezza quasi ammirabile per la sua coerenza nel cinismo.

E allora perché Bruxelles lo sopporta? Perché l’Europa è prigioniera della propria paura. Orbán passerà, ma l’Ungheria resterà un Paese membro. Espellerlo o isolarlo significherebbe spingerlo direttamente tra le braccia di Putin, consegnando alla Russia un’altra pedina dentro la scacchiera europea. Meglio tenere dentro un alleato scomodo che crearsi un nemico in casa. È la stessa logica che guida ogni compromesso diplomatico quando la forza morale non basta più.

Queste disfunzioni, però, non sono il segno di un crollo: rientrano nel normale processo di armonizzazione di un’unione continentale che mette insieme storie, economie e interessi diversi. L’Europa procede per strattoni e correzioni, aggiustando gli strumenti man mano che emergono i conflitti. È imperfetta, spesso lenta, talvolta incoerente, ma continua a integrare e a tenere dentro i suoi pezzi. Anche questa frizione con Budapest, spiacevole finché vuoi, è parte del percorso: un passaggio fisiologico di una costruzione politica che preferisce limare gli spigoli piuttosto che spaccarsi.

Piero Terracina

Pubblicato in : Editoriale, EsteriTag: economia ungherese, Orban, putin, sovranismo, Ungheria

Info Piero Terracina

Mi chiamo Piero Terracina, ho 70 anni, lavoro nel campo delle chitarre dal 1979 e sono un punto di riferimento per molti musicisti.

Ma questa è solo una parte di ciò che sono.

Sono ebreo, panteista, visionario. Non appartengo a nessuna corrente politica, assolutamente apartitico.

Da cinquant’anni studio storia, politica ed economia. Non per mestiere, ma per necessità. Perché capire il mondo non è un passatempo: è un dovere. Scrivo per onestà intellettuale, per rimettere ordine dove il pensiero si è fatto confuso, omologato, pigro.

Non ho mai accettato verità impacchettate né morali a comando.
Credo nella responsabilità personale, nel dubbio, nella tradizione, nella libertà del pensiero critico.
Non appartengo a nessuno. E non scrivo per piacere: scrivo perché tacere, a volte, è peggio che sbagliare.

Da me troverai solo lavori fatti con le mani e idee scolpite con la testa.

Senza slogan. Senza bandiere. Solo ciò che penso. Solo ciò che faccio.

A settembre 2026 ho fondato il sito Volo Radente (www.voloradente.eu) dove pubblico i miei articoli riprodotti anche su Pensalibero.it

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