
Posizioni nette che non necessitano di essere commentate. Merita invece leggere cosa ha scritto L’Unità. Titolo “C’è un Grillo al Corriere della Sera” e nel pezzo “..sarebbe interessante interrogare gli azionisti del Corriere, capire se il direttore parla per se stesso o magari rappresenta gli umori e le aspirazioni della casta dei quindici azionisti che comandano il giornale, tra i quali ci sono noti moralizzatori della vita pubblica come Salvatore Ligresti, il banchiere Cesare Geronzi e Marco Tronchetti Provera, già datore di lavoro di un gruppo di spioni. Certo l’intervento di Mieli è un elemento di chiarezza, senza dubbio. Vuole le elezioni anticipate, Prodi vada a casa e tanti saluti. Una posizione limpida, esplicita, condivisibile o no, ma che finalmente chiude l’accademico, e alquanto noioso, dibattito sull’insegnamento di Alberini, Einaudi, dei padri fondatori del liberismo tricolore e il presunto distacco del Corriere della Sera dalla contesa politica”.
Da che pulpito…Comunque ben venga il ripensamento di Mieli, se non ancora del Corriere. Meglio tardi, che mai. Se ne deve essere accorto anche Gad Lerner che commentando a Milano, durante un incontro della lista Bindi, l’uscita di Mieli ha detto “da quando è direttore Paolo Mieli le vendite del Corriere della Sera hanno sempre il segno meno”. Sarà che Mieli si è stufato e vuole restituire al giornale la sua indipendenza?

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