“Non regaliamo il Paese alle destre”. Il virus ha dato alla testa.
Il programma del Pd + 5 stelle trova il bilico. Non lasciare il paese, che ritengono, naturalmente, di loro proprietà nelle mani delle destre.
Romano del pd ripete ossessivamente che l’unico importante progetto è quello di battere la destra. In particolare, Salvini ma anche Meloni. Berlusconi non pervenuto, dato che probabilmente gli farebbe comodo.
L’odio è un brutto sentimento. Salvini, che non amo particolarmente, ma del quale condivido parecchie idee, se non tutte, è considerato il male assoluto dalla sinistra. Qualunque conversazione porta a tirare in campo costui. E questo va ancora meno bene. Infine, sentire, a ogni piè sospinto, che bisogna votare a sinistra per non far vincere la destra e non per certi principi ritenuti giusti dalla sinistra stessa, e che alla fine vengono addirittura accantonati o dimenticati dalla medesima, è davvero ignobile. E inutile. Ma va bene così, prima o poi tutto il loro elettorato se ne renderà conto.
Conversando fra amici, in prevalenza liberali, ci siamo detti che concordiamo con alcuni discorsi di Rizzo e Bertinotti, e, perchè no, Sansonetti. Semplice. Sono comunisti dignitosi e fieri delle loro idee.
E poi come mai il pd è diventato il principale interlocutore per la formazione del nuovo governo? Ma non aveva perso le elezioni?
Ieri Zingaretti quasi sdegnato contro i giornalisti, legge, senza patos alcuno, il solito monotono comunicato fritto e rifritto del suo partito. E se ne va senza contraddittorio e chiarimenti in merito. Schivando le domande della stampa. La coda di paglia di chi, per grazia ricevuta, pensa di essere indispensabile.
Davanti a un governo acefalo e senza attributi come quello attuale, viva i vecchi comunisti che almeno hanno qualcosa da dire anche se ben lontano dai nostri ideali.
Fa rimpiangere i tempi in cui la sinistra proteggeva i lavoratori. Almeno aveva uno scopo .
Da liberale non sono mai stata di sinistra. Non perchè penso che chi fa lavori umili deve essere sottovalutato, anzi. O chi sceglie lavori comodi e sicuri nel privato ma soprattutto nel pubblico. Ma quell’odio nei confronti di chi ha fatto scelte diverse intraprendendo attività con investimenti personali spesso con sacrifici e con pensieri da non far dormire la notte, non l’ho mai sopportato.
Il nonno materno commerciante, con la bottega di scarpe in via della Spada, morì sul pezzo, a più di 70 anni. Dopo oltre 50 anni di lavoro. Il babbo impiegato alle Ferrovie dello Stato. Stipendio modesto ma fisso e sicuro, che arrotondava, come facevano in molti, al nero, tenendo l’amministrazione in una falegnameria. Il marito farmacista con il quale ho collaborato per trent’anni in una Farmacia acquistata negli anni 80 quando le banche affittavano denaro facilmente. Con piccolo capitale e grandi debiti. Ma sempre, allora, con la speranza di migliorare. Fino agli anni 90 quando è iniziata la crisi.
Dunque la mia esperienza di vita è abbastanza vasta.
Ecco, se tutti accettassero la propria posizione, scelta autonomamente, almeno in larga maggioranza, e comprendessero che ciascuno può offrire il proprio lavoro a se stessi e alla collettività, si andrebbe meglio. Del resto l’imprenditore crea lavoro. E oggi ci ritroviamo in queste condizioni dato che gli sono state tagliate le mani e la mente per lavorare. Ma chi ha stipendio fisso e sicuro, sta meglio di chi è costretto ad andare alla Caritas. E non per proprie colpe, per insipienza o inadempienza.
Dunque la nostra non è una democrazia liberale. Ma Statalista.
Carla Ceretelli

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