
“Vi sono amanti della guerra che tuffati dentro l’atroce esperienza d’una battaglia cambiano in modo radicale.”
L’ambasciatrice americana all’Onu Dorothy Shea ha annunciato, come previsto, che gli Stati Uniti porranno il veto su una risoluzione su un cessate il fuoco a Gaza al Consiglio di sicurezza. “Questa risoluzione è inaccettabile per diversi motivi”, ha dichiarato la numero uno della missione Usa agli Stati Uniti sottolineando che “per poter andare avanti Hamas e altri terroristi non devono avere un futuro a Gaza”. Gli Stati Uniti hanno votato contro la risoluzione Onu che chiedeva l’immediato cessate il fuoco a Gaza. Quattordici, invece, i voti a favore. Zero gli astenuti. A causa del veto degli Usa, uno dei cinque membri permanenti con potere di veto, la risoluzione è stata bocciata. Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha assicurato ieri che sta lavorando ad una soluzione per “superare le divergenze sulla questione del reclutamento” degli ebrei haredi (Gli ebrei ultraortodossi di Israele sono comunemente chiamati Haredim (Haredi al singolare) in ebraico. Sono il gruppo demografico più religioso in Israele e in genere vivono separati dal resto della società per dedicarsi alla preghiera e al culto) che è scoppiata di nuovo tra il governo e i due partiti ultraortodossi (Shas e Ebraismo unito della Torah) che fanno parte della coalizione e che minacciano di ritirare il loro sostegno. Il governo israeliano ha segretamente finanziato il nuovo meccanismo di consegna degli aiuti gestito dalla Gaza Humanitarian Foundation (Ghf). A riferirlo è il Times of Israel citando l’emittente pubblica Kan. L’esecutivo governo ha approvato il mese scorso il trasferimento di 700 milioni di shekel (circa 280 milioni di dollari) a un non ben precisata “istituzione della Difesa’. Nonostante l’esecutivo abbia sempre ufficialmente negato di avere pagato la Ghf, secondo quanto riferito da funzionari governativi a Kan, i soldi sono andati proprio alla Fondazione umanitaria per Gaza. Israele è “pronto ad agire” per fermare la flottiglia della Freedom Flotilla Coalition, che ha a bordo l’attivista svedese Greta Thunberg, diretta verso Gaza con un carico simbolico di aiuti umanitari. “Abbiamo acquisito esperienza negli ultimi anni e agiremo di conseguenza”, ha dichiarato al Times of London il portavoce delle Forze di Difesa israeliane, Effie Defrin. La flottiglia è partita domenica dal porto di Catania e trasporta barrette proteiche e latte in polvere. La missione segue un precedente tentativo del mese scorso, quando un’altra nave della flottiglia fu danneggiata poco prima di accogliere l’attivista: il gruppo ha accusato Israele di averla attaccata con droni. Gli Stati Uniti hanno informato Israele che porranno il veto a una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che chiede un cessate-il-fuoco, il rilascio degli ostaggi e un aumento degli aiuti umanitari nella Striscia di Gaza. Lo ha dichiarato un funzionario dello stato ebraico.Gli Stati Uniti ritengono che la risoluzione non attribuisca adeguatamente la responsabilità ad Hamas per il conflitto in corso e non integri gli sforzi in corso dell’amministrazione Trump per ottenere un cessate-il-fuoco e un accordo sul rilascio degli ostaggi a Gaza, ha dichiarato il funzionario israeliano. Parlando all’evento “L’Italia si trasforma – Una sfida Capitale”, organizzato a Villa Miani dal Messaggero, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha difeso la linea italiana sul conflitto israelo-palestinese, rivendicando l’equilibrio tra sostegno umanitario e dialogo diplomatico. “Siamo amici di Israele e del popolo palestinese. Non c’è stata una missione in Israele che non sia stata accompagnata da una missione in Cisgiordania”, ha evidenziato. Tajani ha ricordato che l’Italia ha già accolto “700 palestinesi usciti dalla Striscia di Gaza”, definendolo “un numero enorme” viste le difficoltà operative. Ha inoltre rivendicato il successo italiano nel far entrare un convoglio delle Nazioni Unite a Gaza con mezzi donati da Roma, unico Paese a esserci riuscito. “Chiudere le relazioni diplomatiche, come chiede qualcuno dell’opposizione, significa che poi non c’è dialogo per portare a casa i bambini palestinesi”, ha aggiunto il ministro, spiegando che senza interlocuzione politica con Israele l’azione umanitaria sarebbe impossibile: “Israele controlla tutto e se non hai un dialogo con loro non ti fanno entrare”. Il governo britannico di Keir Starmer si è unito all’appello dell’Onu per “un’inchiesta indipendente e immediata” sugli eccidi di palestinesi in fila per gli aiuti umanitari distribuiti in misura limitata nella Striscia di Gaza dalla Gaza Humanitarian Foundation, controversa ong americana filo-israeliana. Lasciarsi inghiottire dal nulla…
Giuseppe Basilico

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