
“Ma chi comanda a Gaza? Non è più un paradosso affermare che essi hanno costituito uno Stato dentro il suo Stato.”
L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Turk, ha condannato la forte escalation di attacchi da parte di Israele a Gaza – e l’apparente tentativo di sfollare in modo definitivo la popolazione- definendola una “pulizia etnica”. “Questa ultima raffica di bombe… e la negazione degli aiuti umanitari sottolineano che sembra esserci una spinta verso un cambiamento demografico permanente a Gaza, che viola il diritto internazionale ed equivale a una pulizia etnica”, ha dichiarato Volker Turk in una nota. La conferenza internazionale per rilanciare la prospettiva della soluzione a due Stati nel conflitto israelo-palestinese si terrà dal 17 al 20 giugno presso la sede delle Nazioni Unite a New York. L’iniziativa, prevista da una risoluzione approvata dall’Assemblea Generale dell’Onu lo scorso dicembre, sarà co-presieduta da Francia e Arabia Saudita, come confermato dalla portavoce dell’Onu Sharon Birch. Secondo una fonte diplomatica a Parigi coinvolta nei preparativi, l’obiettivo della conferenza è trovare una soluzione per un riconoscimento internazionale dello Stato di Palestina, già riconosciuto da quasi 150 Paesi ma non ancora membro a pieno titolo dell’Onu.
Rispondendo alle ultime minacce israeliane, l’alto funzionario Houthi Nasr al-Din Amer ha dichiarato in una nota che il gruppo ribelle sostenuto dall’Iran nello Yemen continuerà a perseguire il Primo Ministro Benjamin Netanyahu e altri leader israeliani per la loro responsabilità nel “massacro di Gaza”. Lo riporta il Times of Israel. Nulla di fatto per ora nel round di negoziati a Doha per una tregua tra Israele e Hamas. A quanto riferito dal sito Axios, l’inviato statunitense Steve Witkoff ha lasciato il Medio Oriente questa mattina ed e’ tornato negli Stati Uniti. I negoziatori israeliani resteranno in Qatar almeno fino a domani sera, dopo aver raccomandato al primo Ministro Netanyahu di proseguire i colloqui perchè sperano ancora in una svolta. “L’impressione che si ha è che gli israeliani siano venuti a Doha per ostacolare i colloqui e trovare una giustificazione per incrementare la guerra a Gaza”, ha detto la fonte. Il premier israeliano Benyamin Netanyahu ha avvertito i ribelli Houthi dello Yemen che”arriveranno altri” attacchi, dopo che l’aviazione militare ha colpito due porti controllati dai ribelli, in seguito agli attacchi missilistici degli Houthi contro Israele. Un pressante appello a porre fine all’immane catastrofe umanitaria in corso a Gaza, dove oltre 50.000 persone hanno perso la vita e un numero anche maggiore rischia la fame: è quello contenuto nella dichiarazione congiunta sulla Palestina, sottoscritta dai leader di Spagna,Islanda, Malta, Norvegia, Slovenia e Lussemburgo, ai quali si è unita anche l’Irlanda, riuniti nell’incontro promosso dal premier iberico Pedro Sanchez, con la prima ministra islandese, Kristrún Mjöll Frostadóttir, a margine del summit del Cpe (la sesta riunione della Comunità politica europea riunisce i 27 membri dell’Ue più 20 stati terzi ieri a Tirana, in Albania) per chiedere la fine della devastazione sulla Striscia e l’accesso degli aiuti umanitari. La “base” su cui costruire “una pace sostenibile, giusta e globale, fondata sulla soluzione dei due Stati”. Ai fini di una sua implementazione effettiva, Sanchez ha fatto appello a “raddoppiare gli sforzi” e ha sostenuto la spinta al dialogo Euro-Arabo. Con l’obiettivo di spingere la comunità internazionale ad agire il premier iberico sarà nel fine settimana anche al vertice della Lega Araba a Bagdad. La Spagna, che un anno fa ha riconosciuto lo Stato della Palestina, sta lavorando per presentare una risoluzione all’Assemblea generale delle Nazioni Unite in cui si richiede la fine del blocco israeliano e l’entrata immediata degli aiuti a Gaza. Le Forze armate israeliane confermano di aver effettuato un’ondata di attacchi aerei in Yemen, affermando di aver distrutto le infrastrutture nei porti di Hodeidah e Salif controllati dagli Houthi, in risposta agli attacchi missilistici e con droni del gruppo sostenuto dall’Iran contro Israele. Decine di velivoli dell’aeronautica militare israeliana sono stati coinvolti negli attacchi, tra cui caccia, aerei da rifornimento e aerei spia. Israele ha atteso la fine della visita del Presidente statunitense Trump nella regione prima di lanciare i suoi attacchi di rappresaglia contro gli Houthi, secondo quanto riferito da una fonte della Difesa a Army Radio. Dall’ultimo attacco delle IDF nello Yemen, il 6 maggio scorso, gli Houthi hanno lanciato almeno sette missili e due droni contro Israele.
Crede di poter durare primo ministro Benjamin Netanyahu?
Giuseppe Basilico

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