Parlare delle regioni che sono fanalino di coda del Paese, proprio in un momento in cui l’Italia prova a riagganciare quella ripresa economica che ad arte viene enfatizzata, è una nota stonata … rovina tutto!
C’è da proprio da dirlo: quando Saviano parla del Sud dell’Italia, sotto qualsiasi aspetto lo faccia, al premier di turno – di destra o di sinistra che sia, ammesso e non concesso che ancora vi sia una differenza palpabile tra le due ideologie – viene l’orticaria e i toni si stizziscono…
Gomorra , il libro che ha messo a nudo il mondo affaristico e criminale della camorra e dei luoghi della Campania dove questa è nata e si nutre e da cui venne tratta l’omonima fiction, fece a suo tempo andare su tutte le furie Silvio Berlusconi . Non era d’altra parte la prima volta che il Cavaliere se la prendeva con coloro che, parlando di mafia e simili, non facevano fare all’Italia una bella figura e aveva già detto che ben volentieri avrebbe voluto “strozzare” chi aveva fatto le serie della Piovra.
Quella fu comunque l’occasione per mettere in evidenza tutte le prodezze fatte dal Governo, e dall’ allora Ministro dell’Interno Maroni in particolare, contro la criminalità organizzata: centinaia e centinaia di operazioni di polizia giudiziaria, migliaia di arresti di presunti appartenenti a organizzazioni criminali, eccetera, eccetera. Insomma, poco mancava che Berlusconi, ci dicesse che Mori, il Prefetto di ferro, era stato mandato a Palermo per sradicare la mafia da lui, già prima di nascere …
Adesso Saviano richiama l’attenzione di Renzi su un altro aspetto che riguarda il nostro Sud : quello della sua drammatica arretratezza economica, che lo pone ben al di sotto … della Grecia.
Lo spunto è venuto a Saviano dai dati che la SVIMEZ, l’ Associazione per lo sviluppo del Mezzogiorno, ha messo in luce nel suo Rapporto 2015.
Il Sud scivola sempre più nell’arretramento: nel 2014 per il settimo anno consecutivo il Pil è ancora negativo (-1,3%); il divario di Pil pro capite è tornato ai livelli di 15 anni fa; negli anni di crisi 2008-2014 i consumi delle famiglie meridionali sono crollati quasi del 13% e gli investimenti nell’industria in senso stretto addirittura del 59%; nel 2014 quasi il 62% dei meridionali guadagna meno di 12mila euro annui, contro il 28,5% del Centro-Nord.
Pur non potendosi certo pretendere dall’attuale esecutivo – scrive Saviano al Premier in una lettera aperta del 1° agosto, pubblicata su un noto quotidiano – la soluzione di problemi endemici come la “questione meridionale”, non ci si può neppure esimere dal valutare le linee guida dell’ azione del Governo.
Non ci si sofferma sul proseguo della lettera, né sulla replica di Renzi lanciata quando ancora era in Giappone con l’appello, dai toni un po’ stizziti, contro la cultura della lamentazione (“ Basta piagnistei” ) e la citazione di qualche impresa meridionale che si fa lustro nel mondo. Questa è cronaca degli ultimi giorni e ne siamo tutti a conoscenza.
In effetti, a ben riflettere, le questioni del Meridione sono da tempo del tutto avulse dalle politiche e dalle agende dei lavori del Governo. Il Presidente del Consiglio sembra molto più attento ai consensi di Confindustria e a plaudire a Sergio Marchionne, per i cui progetti – anche di recente- ha avuto modo di dirsi “gasatissimo”.
Non stupisce quindi che il Pd, negli ultimi anni, proprio nel Mezzogiorno, abbia perso molti consensi.
Percepisce il Sud d’Italia di essere considerato come una realtà da allontanare e nascondere, un po’ come qualche volta dolorosamente avviene per chi, venuto al mondo con una qualche tara, avverte di non essere “gratificante” per il genitore che in fondo, più o meno consapevolmente, lo rifiuta.
Quindi per Renzi, parlare delle regioni che sono fanalino di coda del Paese, proprio in un momento in cui l’Italia prova a riagganciare quella ripresa economica che ad arte viene enfatizzata (perché non è vero che non è l’abito a fare il monaco), è una nota stonata … rovina tutto!
Comunque le parole di Saviano un effetto lo producono. Immediatamente il Ministro Delrio sciorina una ricca e variegata ricetta di medicine corroboranti, utili a rafforzare quell’economia asfittica: infrastrutture a tutta randa! Poco è mancato che venisse riproposto il progetto del Ponte di Messina, di berlusconiana memoria!
Abbandonando l’ironia da cui prima ci si è lasciati trascinare, è da dire che un piano coerente di lavori pubblici da attuare è un buon inizio, ad almeno queste condizioni: che le linee di intervento siano volte a perseguire il miglior rapporto qualità-prezzo, attraverso la valorizzazione del criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa nelle procedure d’aggiudicazione (e non di quello del prezzo più basso che poi porta a fare lievitare i costi attraverso varianti di ogni tipo), e, a garantire anche alle medie e piccole imprese –attraverso i meccanismi che la legge consente- un accesso agli appalti. Sono queste infatti quelle che più di tutte continuano a soffrire per la crisi e un loro rilancio certamente avrebbe un effetto positivo su tutto il circuito economico.
Aspettiamo adesso settembre e il masterplan promesso da Renzi, che dovrebbe anche sciogliere il nodo dei quasi 100 miliardi di fondi europei ancora non utilizzati.

Lascia un commento