
“Anche questo rientra nel gioco della guerra, presidente Donald Trump. Del resto hanno vinto anche perché sono bravi soldati.”
Un forte incendio di vaste proporzioni si è sviluppato nel porto di Ras Issa, in Yemen, dopo l’attacco degli Stati Uniti. I video postati da attivisti yemeniti e verificati da Al Jazeera mostrano un enorme incendio nel porto di Ras Issa, nella provincia yemenita di Hodeidah. Il Comando centrale delle forze armate statunitensi, Centcom, (Comando combattente unificato delle forze armate degli Stati Uniti) ha dichiarato in precedenza di aver preso di proposito una stazione che forniva carburante agli Houthi. Circa 1.000 manifestanti si sono riuniti nei pressi della residenza a Gerusalemme del Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu. I manifestanti hanno marciato dalla Knesset (è il parlamento monocamerale d’Israele) fino ad Azza Street, dove le barricate della polizia hanno impedito loro di avvicinarsi alla casa di Netanyahu. Tra i manifestanti c’era anche Noam Dan, un parente di uno degli ostaggi liberati, Ofer Calderon, secondo quanto riportato da fonti locali. Dan ha chiesto “la fine della guerra di Netanyahu”. Il presidente del partito democratico Yair Golan si è unito alla manifestazione, chiedendo le elezioni e incoraggiando i manifestanti a combattere l’amministrazione di Netanyahu. Il ministro delle Finanze di estrema destra Bezalel Smotrich ha chiesto a Israele di intensificare i combattimenti a Gaza, dopo il rifiuto di Hamas all’ultima proposta di cessate il fuoco. “È giunto il momento di aprire le porte dell’inferno su Hamas, di intensificare i combattimenti fino alla completa conquista della Striscia di Gaza”, ha dichiarato Smotrich. Il Comitato Internazionale della Croce Rossa ha annunciato ieri che una delle sue basi a Gaza è stata danneggiata da un esplosivo, il secondo incidente del genere in tre settimane. Il Cicr ha precisato su X di essere”indignato per il fatto che ieri, il 16 aprile, una sede del Cicr a Gaza sia stata colpita e danneggiata da un esplosivo”. Il Comitato non ha specificato chi abbia compiuto l’attacco. Il 24 marzo scorso, un proiettile di carro armato aveva colpito un’altra sede dell’organizzazione nel territorio palestinese devastato dalla guerra. Il leader di Hamas a Gaza, attualmente fuori dalla Striscia, Khalil al-Hayya, afferma in un discorso che la proposta inviatagli per un accordo di cessate il fuoco e rilascio degli ostaggi a Gaza non porta alla fine della guerra nè al ritiro delle forze israeliane dalla Striscia. Hayya ha sottolineato che Hamas non farà parte della politica di accordi parziali, promossa dal primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu. “Non ho fretta perché l’Iran è un grande paese e non voglio vedere morti. Penso che l’Iran sia disponibile a discutere, è meglio se lo fa, sarebbe una cosa molto buona per loro”. Lo ha detto il presidente Donald Trump, sollecitato dai cronisti sull’inchiesta del New York Times, secondo cui la Casa Bianca avrebbe fermato Israele, intenzionato ad attaccare l’Iran a maggio, proponendo piuttosto nuovi negoziati sul programma nucleare, che sono iniziati il 12 aprile. Un’eventuale azione militare “resta la seconda opzione. La prima”, ha assicurato, “è il dialogo”. “Gli iraniani sono una grande popolazione, sono intelligenti, energici e di successo e non voglio fargli del male”. Ma per Trump la questione “è molto semplice: non permetteremo che abbiano l’arma nucleare. Il Libano ha riferito che una persona ha perso la vita a seguito di un attacco aereo israeliano nel sud del Paese, mentre l’esercito israeliano ha affermato da parte sua che la vittima era un membro di Hezbollah. Il ministero della Salute libanese ha precisato “l’attacco effettuato dal nemico israeliano nella località di Aytaroun (è un centro abitato e comune del Libano) ha causato una vittima”, il giorno dopo che altri attacchi israeliani nella stessa regione avevano ucciso due persone. Nonostante il cessate il fuoco del 27 novembre, che ha cercato di porre fine a oltre un anno di ostilità tra Israele e Hezbollah, Israele ha continuato a effettuare attacchi quotidiani in Libano. La Corte suprema israeliana ha respinto la richiesta presentata dal governo di annullare l’ordine provvisorio che impedisce il licenziamento del capo dell’agenzia di intelligence interna, Shin Bet, Ronen Bar. Il governo israeliano aveva inviato ieri un documento all’Alta corte di giustizia chiedendo di revocare il provvedimento temporaneo emesso nelle scorse settimane che blocca il licenziamento di Bar. L’esecutivo di Benjamin Netanyahu sostiene che ritardare l’attuazione della destituzione di Bar “infligge un duro colpo al raggiungimento degli obiettivi dello Shin Bet” (si occupa della sicurezza interna di Israele. Fa parte dei servizi segreti israeliani ed è subordinata direttamente al Primo ministro). Un po’ di coraggio ci vuole per simili imprese.
Giuseppe Basilico

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