
Jane O’Connor, laureata in sociologia, ricercatrice presso la Birmingham City University, amante degli animali e soprattutto dei ricci, debutta come autrice di narrativa con il libro “Silvia Penton esce dal letargo” (pubblicato in Italia da Corbaccio per la traduzione di Chiara Brovelli). Prosa e plot di apprezzabile nitore per raccontare una vicenda al femminile su come si possa bluffare, soprattutto con sé stessi, raccontandoci una realtà che non è quella vera, rinchiudendosi in un mondo illusorio, mendace, al punto da non vedere (non voler vedere) dove stia l’inganno. Questo fa la protagonista del romanzo, Sylvia Penton, spigolosa zitella cinquantaduenne, chiusa nel proprio nido (come un riccio in letargo, guarda caso) a coltivare una segreta illusione. Vive da sola in un appartamento londinese e lavora all’università come segretaria del professor Lomax, docente di psicologia e suo coetaneo. Nei fine settimana fa volontariato presso la casa del vecchio Jona, un ricovero per animali, soprattutto per ricci. Questo impegno è l’unico argomento che può spendere con i colleghi per far intendere che lei ha anche una vita al di fuori del lavoro. Ma, come detto, Sylvia vive in funzione di un segreto: l’amore per il professor Lomax. Amore che – questo pensa lei – non può essere debitamente ricambiato finché lui non si separi dalla moglie ponendo fine a un matrimonio in crisi irreversibile. Deve dunque pazientare, compiacersi di qualche moina che Lomax le somministra quotidianamente quando aggiornano il calendario degli appuntamenti e degli impegni accademici. Poi, una volta all’anno, per il compleanno di lei, c’è il massimo dell’intimità: Prof la porta a pranzo al ristorante. Tutto ciò è per Sylvia già gratificante, tenero. Certo, occorre sorvegliare affinché niente e nessuno possa distrarre Prof da questo loro progetto. E, infatti, qualcosa accade allorché entra in scena la dottoranda Lola, brillante, appariscente, protetta dal preside di facoltà. A Sylvia crolla il mondo, ha reazioni estreme, sconsiderate. Il contraccolpo, però, è utile a riposizionarla dentro la vita reale. A farle prendere coscienza che senza amare sé stessi, difficilmente si ha l’equilibrio, la misura giusta per rapportarsi all’altro. E, se del caso, amarlo. Leggi tutto: http://www.toscanalibri.it/it/scritti/o-connor-puo-succedere-di-comportarsi-come-ricci-in-letargo_2974.html

Lascia un commento