Alle urne, alle urne!
Con la revisione dei mandati e con l’invenzione, non si sa dove pescata, del mandato zero, il vicepremierino ha superato se stesso. E non c’è altro da dire. L’abito non sempre fa il monaco.
Nelle esternazioni seguite a ciò che il premier ha riferito in senato, invece il vecepremier ministro per caso, è andato addirittura oltre ogni comune sentire.
Sicuramente oggi tutti i cittadini non obnubilati dal populismo, lo ripeto e lo sottolineo, di quello che io chiamo il tribuno della plebe, si rendono conto di una situazione allucinante e che siamo in mani pericolose.
Io non temo un neo fascismo, temo la stupidità in tutte le sue sfaccettature.
A nessuno interesserà quello che dico, ma i lettori fanno presto. Non leggono. Cambiano pagina, o se ne vanno a giocare. A scacchi, gli intellettuali, a burraco quelli più terra terra come la sottoscritta. Ne hanno facoltà..
Confesso che alcune idee del ministro dell’interno le ho condivise e le condivido anche se a mio avviso sarebbero da rivedere e correggere. Non sono persona di sinistra, almeno non come si intende oggi. La supponenza della sinistra mi ha sempre infastidito, quando con arroganza pensa di essere sempre dalla parte giusta e non si pone dubbio alcuno. Come auspicava il filosofo. Da liberale laica cerco di non avere pregiudizi e di considerare e giudicare quello che mi circonda in modo meno pregiudizievole e preconcettuale possibile.
Ma di una cosa sono certa. Del rispetto richiesto e dovuto alle istituzioni, che ritengo sacre, anche se ormai sbertucciate. Come le nostre.
Dopo le interferenze talvolta intemperanti della seconda e terza carica dello stato si assiste a comportamenti inusitati alle camere.
E il 24 luglio il Parlamento è stato oltraggiato. Dai membri del governo, tutti, salvo il Presidente del consiglio che ha fatto il suo dovere. Ancorchè un po’ pedante. I cinquestelle hanno lasciato gli scranni senatoriali, occupati a suo tempo da teste pensanti colme di saggezza, desolatamente vuoti. Non che se ne sia sentita la mancanza.
Rubli o non rubli, Matteo, non riesco ad appellarlo ministro, ha offeso il parlamento e dunque tutti gli italiani, per il suo gran rifiuto. Senza dire di una serie di bugie che sapeva bene sarebbero state scoperte . E allora c’è da chiedersi, trattasi di delirio di onnipotenza o idiozia? Ecco, questo sì , mi fa paura e finalmente ho capito perchè non mi sono mai sentita di adagiarmi fra le sue braccia pur condividendo, ripeto, alcune sue idee e anche qualche sua scelta a mio avviso oggi necessaria.
La politica non è esercizio virtuoso almeno non sempre o raramente, lo sappiamo bene, ma c’è un limite a tutto. Una cosa è eccitare la folla per procacciarsi voti, che, in campagna elettorale può essere opportuno se non proprio legittimo.
Altro è varcare le soglie del Palazzo per governare. Dove si indossa giacca e cravatta e non una felpa con su scritto, magari, NO TAV. In passato, naturalmente, oggi sarebbe SI TAV.
Ma non è questo che non va, le idee si possono cambiare. Solo gli stupidi non le cambiano, diceva un vecchio saggio.
Ma l’abito fa il monaco. Eccome.
Carla Ceretelli

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