Di nuovo. E ancora. E, più ancora. L’evento ludico del voto. Mediatico adattamento –moderno, ma ancor più tribale- alla perdizione della “festa, farina e forca”.
Tra ammiccamenti. Stridii. Composizioni lascive. Bivacchi. Dove il nuovo capestro, il mostro – immagine mediatico, fa dondolare caroselli. Per le emozioni. Dei seni siliconati delle nuove “cittadine”. O. Dei parrucchini e dei sorrisi porcellanati. Dell’ “indefinito stato”. Futili esibizioni. Di futili emozioni.
Nulla è semplice. Tutto è semplicistico. Artefatto. Confuso.
Scrivo l’elogio della ghigliottina. Quando il taglio della testa –inequivoco, netto – sanciva la divisione senza possibilità di ritorno, di pause. E il sangue, rivolo, insegnava e ammoniva sul “di quà o al di là”. Non importa se “al di quà o al di là” del male o del bene, del giusto o dell’ingiusto, della ragione di stato o dell’interesse del despota, dell’ieri o del domani.
E, dal contrasto, il dramma, il pentimento, l’orrore, la ripulsa. Uno strumento di perfezionamento del comprendere. Reale. Crudele. Come il Cristo sulla croce. Metafora.
Per “gli uomini del giorno dopo”. Uomini senza perchè, drammi, pentimenti, orrori, ripulse. Senza scempi dei parrucchini, dei sorrisi pocellanati, dei vestiti griffati tra seni siliconati. Metafora. Delle
tesi e del voto. Voto senza una distinta separazione. Di invadente confusione.
Credo che in una democrazia repubblicana le teorie politiche possano e debbano recepire e proporre tendenze. Tendenze diverse, contrapposte. Con la necessità di essere l’una egemone
rispetto all’altra. La confusione italiana è che la “destra” e la
“sinistra” non esprimono tendenze ma propinano tesi –ipotesi di tesi (che, altrimenti, condurrebbero alla sovversione delle odierne istituzioni repubblicane) – agganciate ad una contrapposizione meramente estetica; funzionale ad un progetto di gestione, non di amministrazione –anche etica- dello Stato.
Le confusioni fomentano impropri risentimenti. Sbandamenti della morale e dell’etica, della
conoscenza e della catarsi sociale. Serpeggiamenti di oscurantismo e di ribellismo, alternati e indefinibili, nell’una e nell’altra delle autoreferenziatesi proposizioni.
Il mondo sociale contemporaneo deve, a mio avviso, operare uno sgretolamento dei modelli politici – della griglia rappresentativa, funzionale ai modelli- e rigenerarsi nell’accorpamento sulle tendenze. Voglio dire che i confini di scelta non possono essere manipolati e inglobati nelle differenziazioni. Valga per tutti.
Siamo al punto dell’indecifrabile. In cui le forze più contemporanee, moderne, guida e riferimento della decantazione, appaiono la Chiesa Cattolica e la Cultura Musulmana. Pure nella
intollerabilità integralista, assunta a strumento di affermazione.
Nell’espurgo di ogni tentativo di compromissione, esse propongono una fluidità discorsiva in se stesse. Che può essere accolta o non. Apprezzata o non. Condivisa o non. Ma che conduce costantemente a tendenze diverse. A comparazioni. A mediazioni. Ad alleanze. A sintesi. Ad abiure. Mai, a sovrapposizioni o confusioni.
Su questi riferimenti di metodo la politica italiana, in questo oggi, può attivare la “rivoluzione delle tendenze”. Di sintesi delle culture psicologiche, quindi sociali, che compongono il Paese. Se tali culture emergeranno, distinguendosi, tra i raggruppamenti tutti.
La mia riflessione anche provvisoria –e senza volere creare o imporre categorie nel breve di questo scritto- mi porta a ritenere che in Italia si perseguano e si possano stratificare quattro tendenze fondamentali: quella cattolica, quella dell’adeguamento, quella
immigratoria e infine quella della “rivoluzione continua”. Ammutoliti, nelle proposizioni, i recinti storici, convenzionali, tra “destra” e “sinistra”, le tendenze “cattolica” e “dell’adeguamento” si frammistano e si confondono inglobando elementi illustrativi della
“rivoluzione continua” e della incipiente “immigrazione”.
E’ tempo di dar visibilità e sostanza di azione indeflettibile a queste tendenze.
Decodificando la coerenza –anche evolutiva- e la continuità delle attese e delle risoluzioni. Anche sostenendo le condanne di malsani istinti. I laici assumendo l’onere di riconfigurarsi nella
“rivoluzione continua”.
Credo che per attualizzare questo processo, questo adeguamento al futuribile – che non sarà immediato, ma progressivo – occorrerà l’impulso del voto. Ritornando alla valenza della affermazione dell’egemonia. Con una riforma della legge elettorale. Nelle garanzie espresse dalla tutela costituzionale affidata al nuovo Capo dello Stato.
E ripensando, analizzando, aspirando i cittadini trovino nelle tensioni delle culture – non in “programmi”, orpelli del capestro, mostro-immagine mediatico – i motivi fondanti delle aggregazioni e della nuova composizione politica della società italiana. Altrimenti tutto precipiterà nel vuoto dello sterilismo, dell’opportunismo, dell’inutile.
Presto! O voto. O vuoto.
Umberto Franchini

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