Ecco perché i computer non ci sostituiranno.
Chissà se i signori ministri sottoministri viceministri sottosegretari tecnici professori competenze eccellenze, pagati profumatamente dai cittadini elettori e cittadini aventi diritto al voto astensionisti e astenuti, circa il 50 per cento pare, che si stanno occupando attivamente e senza sosta del J.A. sono coscienti della realtà a seguire…
No, la diatriba avvelenata delle procure non ci appassiona per nulla. Siamo solo sgomenti per l’abisso , l’orrido in cui sta cadendo la magistratura. A tutti i livelli. Dai tempi di mani pulite si è insinuato un piccolo verme che ha corrotto la mela che pian piano ha bacato il cesto, prima di essere accantonata. No no, mica è tutta colpa di tonino.. ma da allora l’austerità degna di rispetto che contraddistingueva uno dei poteri dello stato, forse quello che appariva più sano e incorruttibile…insomma qualcosa è successo. E poi il ventennio berlusconiano. E ora il semestre renziano. Per finire con l’odio viscerale caratterialmente originato, pare, o più seriamente motivato da una diversa concezione della giustizia nell’approccio alle indagini, fra bruti/robledo, per non fare i famosi nomi.
Non ci appassiona affatto dicevamo ma ci deprime alla grande.
E allora cerchiamo conforto nell’articolo 18. E nella scompisciante macchietta crozza camusso landini che solo a guardarli in quella forma ci rincuorano. Per il resto, nei contenuti, sarebbe più realista un dramma surreale di joneschiana memoria.
Entrando nel mondo del lavoro, quello vero di sostanza, scopriamo o meglio abbiamo la conferma che la tecnologia polarizza: soppianta i lavori impiegatizi ma non quelli a alte o basse qualifiche. E ci conforta avere contezza della vita che c’è oltre il Jobs Act e dispute annesse.
Per arrivare al sodo. Quali tipi di occupazioni saranno prevalenti nel prossimo futuro, diciamo tra venti-trent’anni, quali obsolete , quali si diffonderanno. In mancanza di una sfera di cristallo, anzichè prevedere a casaccio il futuro facciamo tesoro del passato analizzando l’evoluzione della struttura occupazionale del mercato del lavoro cercando di coglierne i trend di fondo.
Dalla scuola di pensiero dell’economista David Autor, si apprende come, negli USA, negli ultimi decenni e dirompentemente negli ultimi anni si sia registrata una crescente diseguaglianza salariale, insieme a un pattern dell’occupazione: richiesta di qualifiche molto elevate ingegneri, manager o qualifiche molto basse camerieri, addetti alle pulizie… si è ridotta invece la quota di occupazione a qualifiche intermedie colletti bianchi e mezze maniche. Questo fenomeno, che riguarda anche l’Europa e dunque il bel paese , dicesi polarizzazione.
Oddio non c’era bisogno di scomodare cotanta competenza dato che tutto ciò è sotto gli occhi di tutti.
Basta vivere a ridosso di ragazzi/giovani per essere al corrente e soffrire con loro la ricerca di un’occupazione. Si, certo alcuni saranno anche choosy e forse non troppo coraggiosi per l’intrapresa. Ma sfidiamo chiunque ad esserlo.
I computer e i robot possono sostituire con efficacia soltanto mansioni routinarie e codificabili con facilità, tipiche di molte occupazioni impiegatizie. Ma, come sottolinea chi se ne intende, non sono certo idonei a sostituire creatività, flessibilità e valutazioni soggettive, astrazioni, delle quali spesso sono complementari. Così come per le mansioni manuali, ma non routinarie, richieste a lavori poco qualificati nel settore dei servizi.
Incremento dunque della domanda di lavoratori di alto o basso bordo. Peccato che ci risulta avere qualche difficoltà perfino l’ingegnere che fino a pochi anni fa non aveva alcun problema a entrare in quel mondo che pare diventato la fata morgana.
Dopo avere analizzato e avere osato una spiegazione plausibile ma non certa, c’è da chiedersi cosa ci riserva il futuro. E allora tiriamo un sospiro di sollievo quando chi sa ci informa che il progresso tecnologico non spiazzerà soltanto lavoratori facendo decadere alcune mansioni affossandole come obsolete, ma contribuirà a crearne di nuove e a rendere più produttive quelle alle quali è complementare. Anche se non è facile individuare le mansioni che ne beneficeranno. La sovrastima della minaccia che la tecnologia porta al lavoro umano è stata una costante negli ultimi decenni. Autor sostiene dunque che “l’investimento nel capitale umano deve essere al centro di qualsiasi strategia di lungo periodo che punti a creare competenze che sono complementari – e non sostituite – dalla tecnologia”.
Insomma, oggi più di ieri è importante esortare i giovani a studiare, ma finalizzando lo studio all’esercizio di mansioni astratte che richiedono flessibilità e soggettività non sostituibili dai computer.
A noi pare di avere scoperto l’acqua calda ma chissà se i signori ministri sottoministri viceministri sottosegretari tecnici professori competenze eccellenze pagati profumatamente da cittadini elettori e cittadini aventi diritto al voto astensionisti e astenuti, circa il 50 per cento pare, che si stanno occupando attivamente e senza sosta del J.A., sono coscienti di questa realtà…

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