• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

Nuovo bilancio, cambia tutto

Ormai le leggi di bilancio non sono più quelle di una volta. Da quando è scoppiato il Covid, tutti i vecchi vincoli sono saltati, permettendo di allontanarsi dall’austerità. Ma ora quel periodo è finito: l’UE ci ha messo sotto procedura d’infrazione e dobbiamo seguire un rigido programma di rientro che durerà fino a sette anni. Ogni anno partiremo con un buco da 12-15 miliardi, e non potremo più permetterci di fare debiti come prima. Trovare i soldi sarà complicato, ma sarà fondamentale per evitare nuove strette e far quadrare i conti.

di Beppe Facchetti | 28 Agosto 2024
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella con Giancarlo Giorgetti, Ministro dell’Economia e delle Finanze,in occasione dell’incontro con i Ministri ed altri membri del Governo, in vista del Consiglio Europeo (foto di Francesco Ammendola – Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)

Non ci sono più le leggi di bilancio di una volta.

Bisogna saperlo bene, ora che viene settembre con le sue scadenze inesorabili, per capire cosa sta cambiando nella disciplina della finanza pubblica.

Dal Covid in poi, erano saltati tutti i parametri restrittivi. Non solo non si parlava più di austerità, ma si poteva quasi praticare il suo opposto. 

Ora, quel tempo è finito, l’UE ci ha messo sotto procedura di infrazione, e parte un programma rigido  di medio (4 anni) o lungo (7 anni) periodo. L’Italia ha scelto quello meno stressante, cioè il settennale, ma significa che avremo 7 anni di autonomia decisionale limitata, partendo ogni 1° gennaio da quota -12/15 miliardi.

L’impostazione la scegliamo noi, Governo e Parlamento, sia pure dentro binari già ora tracciati a Bruxelles, ma – una volta scelto il programma – non lo si potrà sostanzialmente cambiare. Dovremo rispettarlo senza prenderci le solite italiche libertà del “vedremo” e “rinvieremo”.  E’ lo stesso metodo inaugurato dal NGEU, e vediamo bene quanto sia difficile rispettarlo anche solo per spendere i fondi.

Rispetto dunque ad un percorso obbligato, fatto di obiettivi con percentuali e numeri precisi e soprattutto di riforme finalizzate al superamento del nostro eterno ritardo, vi sarà una sola eccezione possibile: quella del cambio di Governo. E’ l’unico spazio lasciato alla politica, responsabilizzando gli stessi elettori.

Correlati a questi vincoli-quadro ci saranno poi altri motivi di restrizione. Il principale dei quali, finchè dura la violazione (che riguarda anche altri, tra cui la Francia), è il divieto di prevedere coperture di bilancio a debito, salvo particolari ambiti da concordare con i 26 partner.

Finito il sistema fino ad oggi prevalente che, ancora nel bilancio che governa il 2024, valeva quasi il 40%. Non c’erano soldi? Si autorizzavano debiti. E’ anche così che siamo arrivati alla soglia dei 3000 miliardi attuali. Non si può più. Già sarà complicato superare un conflitto logico: come allocare i soldi a debito aggiuntivo che vengono dal Pnrr, che sono tanti e abbiamo voluto per intero?

Ecco perché si cercano in queste settimane, disperatamente, gli almeno 21 miliardi che coprono l’obolo annuale di cui sopra e i tagli fiscali già esistenti (mica vorremo far arretrare stipendi e pensioni…).  

Miliardi inevitabili, ma insufficienti per fare uno straccio di politica economica. Non si creda pertanto ai proclami attorno a bandierine come i 1000 euro di pensione minima, flat tax o revisioni della curva Irpef. Per ora, soldi freschi sembrano resi disponibili dal maggior gettito fiscale (risultato, peraltro, di politiche nate prima del 2022). Si parla di 10-15 miliardi, ma questi proventi straordinari non dovrebbero essere usati per la spesa corrente. 

La battuta non felice di Giorgetti al Meeting, circa le logiche “sovietiche” di queste restrizioni, sono voci dal sen fuggite di un Ministro ben consapevole, perché formatosi dentro il Governo Draghi, ma al tempo stesso vicesegretario della Lega. E quando il Governatore Panetta, sempre a Rimini, ha messo il dito nella piaga di un costo del debito (93 miliardi!) equivalente alla spesa per l’istruzione, ha omesso di spiegare che quest’ultima è una spesa quasi tutta corrente (stipendi e costi vivi). Avessimo 93 miliardi per investire davvero sulla scuola, che Paese diverso sarebbe il nostro!

Come farà il Governo a uscire vivo da tutte queste contraddizioni è motivo di interesse nazionale e dovremmo tifare per un successo, lasciando correre sul paradosso di un governo anacronisticamente sovranista che dovrà gestire una disciplinata sottomissione all’Europa. 

Certo, la Commissione Von der Leyen non sarà benevola con l’unico grande Paese che ha scelto di stare all’opposizione, pur avendo l’Italia da farsi perdonare di tutto: dagli incomprensibili capricci sul Mes alla violazione della concorrenza. Apprezzabile sarebbe una dichiarazione onesta di Giorgia Meloni sulla serietà dei nodi da sciogliere. Dica pure niente lacrime e sangue, ma sia intransigente con le promesse quotidiane dei suoi alleati e contenga l’ottimismo serale al TG dei suoi portavoce.

Beppe Facchetti

Pubblicato in : AperturaTag: anni, bruxelles, commissione, costi, draghi, euro, finanze, francia, governo, interesse nazionale, la stampa, lega, meloni, parlamento, pensione, presidente della repubblica, presidenza della repubblica, repubblica, riforme, rimini, scuola, soldi, tagli

Info Beppe Facchetti

Beppe Facchetti è stato deputato al Parlamento e responsabile economico del PLI. E’ attualmente vicepresidente di Confindustria Intellect, che federa le associazioni della comunicazione e della consulenza.

Ha sempre lavorato, in aziende, associazioni e istituzioni, nell’ambito della comunicazione d’impresa, materia che ha insegnato all’Università di Perugia e attualmente di Milano. Editorialista di politica economica per “L’Eco di Bergamo”, ha ricevuto nel 2015 la medaglia dell’Ordine per 50 anni di attività pubblicistica. Già membro della Giunta esecutiva dell’ENI, vicepresidente di Sacis Rai, ASM Brescia. Consigliere comunale, provinciale di Bergamo, candidato alla presidenza della Provincia per il centrosinistra.

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Ugo Malasoma su Naza non è un film documento ma verità amputata
  • Anna La Mattina su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Luca Bagatin su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Salvatore D'ostuni su L’habitat che ci pensa dentro
  • Luca Bagatin su La rivoluzione del lavoro e la fine del socialismo novecentesco
  • Luca Bagatin su L’aggressione russa alla democratica Ucraina: una guerra dimenticata
  • Puccio Cartoni su Il ricatto della storia: firmare o sparire

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti