Dunque, si stava meglio quando si stava peggio. La crisi del renzismo (al di là del destino personale di Renzi) conclude un percorso circolare durato un quarto di secolo. Siamo tornati al punto di partenza, gli anni iniziali della “seconda repubblica” . Unica differenza, che è più diffuso il rimpianto per la prima, mentre si avverte ancora il circuito mediatico-giudiziario-finanziario, sotto la cui cappa la nostra democrazia diventa sempre più rachitica.
Come nei primi anni novanta, a destra Berlusconi e Lega litigano ma sentono l’interesse di stare assieme. Dei 5 Stelle, pochi ormai pensano che possano diventare forza di governo.
E nuovamente scalpitano le innumerevoli tribù della sinistra, incapaci di un progetto comune che sia, al tempo stesso, inequivocabilmente riformatore e rassicurante anche per chi non dovesse condividerne le scelte.
Tra gli errori che rischiano di ripetersi, come negli anni ’90, uno riguarda il disperso popolo laico e liberalsocialista. In dodici giorni ci sono stati a Roma due appuntamenti con lo stesso proponimento: riunire una sinistra che punti al governo del Paese. Ad entrambi, al Brancaccio con Montanari e Falcone, in piazza Santi Apostoli con Pisapia e Bersani, c’è stata la presenza di vari esponenti socialisti, per la maggior parte in disaccordo con lo stremato PSI di Riccardo Nencini. Hanno fatto bene. E’ giusto rendersi conto ed eventualmente aderire e partecipare all’iniziativa. Ma non va bene che poi lo facciano da soli. Sarebbe lo stesso errore degli inizi della seconda repubblica, quando laici, liberali e socialisti non tentarono minimamente di raccordarsi e si imbarcarono dispersi in varie scialuppe verso mete anche opposte. Oggi occorre riparare a quell’errore e scongiurarne uno identico. Il tempo a disposizione è pochissimo, perché, al più tardi, le elezioni si svolgeranno la primavera prossima. E dunque occorre parlare chiaro, senza infingimenti.
Sparpagliati, non si salva la prospettiva politica liberalsocialista. Nemmeno si rende alcun contributo alla causa della sinistra. Se, poi, la speranza fosse quella di guadagnarsi migliori prospettive personali, neppure per questo c’è trippa per gatti. Le esperienze passate lo dimostrano ampiamente.Vorrà dire qualcosa che al riguardo dei due recenti incontri la stampa abbia parlato di numerose micro-sigle tacendo la parola socialista e abbia citato i vari Fassina, Civati, Fratoianni, etc., nascondendo la presenza di un socialista come Rino Formica, presente in piazza Santi Apostoli?
E, allora, occorre chiamare a raccolta tutti, proprio tutti i liberalsocialisti. E valutare tutti assieme cosa fare, al massimo entro ottobre. Penso ad un seminario di cento/duecento persone per raccogliere proposte su quattro temi al massimo: 1) welfare, 2) lavoro fisco ed economia, 3) riforma dello Stato e della pubblica amministrazione, 4) immigrazione. Poi, una Convention per approvarle.
Quando dico “chiamare a raccolta tutti”, mi rendo conto di spargere sale su ferite antiche e recenti. Per essere espliciti, esiste il PSI con segretario Riccardo Nencini, ed esistono una serie di altre associazioni socialiste con rapporti fra loro non proprio idilliaci. Entrare nel processo di costruzione di una nuova sinistra per portare tutto il contributo della tradizione liberalsocialista è un motivo sufficiente per superare rancori maturati quando l’orizzonte era più ristretto. Basta che da una parte non si abbia la pretesa di imporre veti e dall’altra atteggiamenti che non trovano riscontro nell’attuale peso elettorale. Si tratta di cominciare un percorso per una prospettiva assai più grande della salvaguardia della sola tradizione socialista. Conta solo il contributo delle nostre idee e la compatibilità con le idee degli altri, senza la quale dovremmo imboccare una strada diversa e solitaria.
Capisco che in certe condizioni di difficoltà, se non altro per tenere in vita la speranza, si possa accettare quello che passa il convento in attesa di tempi migliori e che questa è stata la scelta fatta da molti in passato. Ma non dimentico che le grandi opportunità dobbiamo sapercele creare da soli. E questa spero sia la scelta di oggi.
Nicola Cariglia

E se non sbaglio la prossima logorrea cartacea di Renzi si intitolerà ” Avanti “, non so se con o senza punto esclamativo, ma comunque una ghiotta novità per la cultura laica. Penso al povero Giovanni Raboni quando mi diceva: ” Vivere finalmente senza futuro! “.
Beh e ti stupisci?!? Lui è “En Marche”, in marcia, sta scopiazzando il populista da strapazzo (e dei 50% di astenuti al voto) di Macron, dopo che gli è andata male con Manuel Valls, ha già cambiato d’idolo. Quindi va avanti, perché dietro e adesso in effetti, non c’é che il nulla.
La sinistra, in Italia ed Europa, rappresenta la borghesia, non certo le classi popolari.
Il socialismo, che non è destra, ma sicuramente non è sinistra, è ben altro.
Nell America Latina del Socialismo del XXI secolo lo hanno capito da tempo e, nonostante tentativi destabilizzatori degli USA e alleati, si sono emancipati.
Qui leggo ancora che si inseguono progetti chimerici e o poco utili alle classi popolari.
Che non a caso e giustamente si astengono alle elezioni.
Cari Nicola e Paolo, non vi prendereste a vicenda per il c…se tu Paolo ammettessi che i 5 stelle completo affidamento proprio non lo danno, e soprattutto se tu Nicola ci dicessi cosa personalmente proponi per i quattro punti, welfare, lavoro-fisco-economia, riforma dello stato e immigrazione, quattro punti, magari da specificare con una decina di urgenze per ciascuno. In tutto caro Nicola ti chiediamo una quarantina di righe, non è granché. E se già lo hai scritto per favore ripeticelo punto per punto, poiché è notorio che Paolo ed io siamo un po’ scemi.
Caro Marzio, qui chi prende per il c….mi pare sia Renzi & la sua banda, va avanti ripetendo le stesse cose ma la sua baracca si sgretola ogni giorno di piu, perde pezzi, e perde ogni credibilità
I 5 stelle, non sono la panacea a tutti i mali, ma credo che qualcosa di buono, o molto buono, sia in questo movimento. Nessun altro, attualmente, merita fiducia. Poi si vedrà….
Mi fa piacere, Paolo, che tu mi abbia iscritto ai 5 Stelle. Purchè sia chiaro che la domanda non l’ho fatta…
Se c’era un dubbio su cosa votare alle prossime elezioni, dopo questo pezzo i non resta che votare con convinzione i 5 stelle e ascoltare l’ultima intervista di Paolo Villaggio, lezione di saggezza e lungimiranza.