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Renzi tra tonnara e cruna d’ago

Digrignare i denti adesso non sembra avere più molto senso se non quello di allungare un’ineluttabile quanto inevitabile agonia.

di Daniele Marchetti | 3 Luglio 2017

 

La tonnara è completa e il segretario del PD, da ex-squalo, appare sempre più un tonno braccato nel tramaglio rosso. Ed i colpi di coda ormai servono a poco.

 

Gli errori sono stati molti. Esagerati, persino!

 

Dalla rottamazione lasciata imprudentemente a metà, all’abortito partito della nazione che poteva diventare -dopo il 41% delle elezioni europee- il fulcro della politica moderata italiana, dal vanitoso strappo su Mattarella, alla donchisciottesca quanto altezzosa ed interminabile (tre errori in un sol botto) campagna referendaria, dalla petulante, stizzita ma, tutto sommato, timida richiesta di elezioni anticipate, alla babele della legge elettorale, tutto è sembrato avere drammaticamente un unico chiaro obiettivo: l’approdo a Palazzo Chigi.

 

E poi? Un preoccupante disorientamento!

 

Renzi appare un giocatore ubriacato dai sui stessi giochetti, dalle sue stesse finte. Un boxer suonato: incapace di incidere perché a secco di energie programmatiche (idee). E, soprattutto, solo. Infinitamente solo!

 

Solo ed assediato, come un toro infilzato dal torero (dal Massimo nome), come un tonno insidiato dal tramaglio o come un’aquila nel mirino dei bracconieri.

 

Digrignare i denti adesso non sembra avere più molto senso se non quello di allungare un’ineluttabile quanto inevitabile agonia.

 

A meno che non si materializzi il colpo del fuoriclasse, il gancio del Ko, la stoccata della vita.

 

Una zampata “virile” che rovesci definitivamente il banco del PD, lo liberi per sempre dagli ormeggi di una sinistra benpensante à la carte e dall’idea di innaturali (quanto velleitarie) alleanze, proiettandolo verso un “progressismo illuminato” dalla spiccata sensibilità sociale (ma non assistenziale) e da una non supina ma ferrea vena europeista.

 

L’apertura di Arcore sul proporzionale resta, intonsa, sul tavolo e Renzi deve cogliere l’attimo, senza irruenza, senza fretta e con molto sangue freddo. Berlusconi non farà sconti, ma si comporterà lealmente. Anche per Forza Italia il proporzionale è un’esigenza vitale per cui da quella parte gli scherzi non arriveranno. Rimane il problema del centro, determinante per l’approvazione parlamentare della nuova legge elettorale. Su quel versante un listone capace di superare un’asticella del 5% appare irrealistico e quindi di per se improponibile. Un adeguato abbassamento della soglia di sbarramento (per esempio al 3% come prevede il Costituzionellum: l’Italicum come rivisto dalla Corte Costituzionale) appare la via maestra per dare modo a questa informe ma consistente e decisiva galassia di trovare una composizione adeguata, culturalmente accettabile ed omogenea.

 

Adesso s’impone un’eclissi attiva del segretario. I suoi avversari interni ed esterni non daranno tregua c’è da immaginarlo ma come sempre «il troppo stroppierà» e l’assedio finirà per compattare.

 

Quindi, testa bassa e pedalare! La porta è stretta e il sentiero accidentato ma l’unico rimasto a Renzi per non finire nella padella dei molti già ben attovagliati.

 

Daniele Marchetti

 

Pubblicato in : EditorialeTag: berlusconi, corte costituzionale, elezioni, italia, legge elettorale, nazione, nuova legge, palazzo chigi, pd, renzi, rottamazione

Info Daniele Marchetti

Nato a Lucca nel gennaio 1965, sposato e padre di un furetto di nome Filippo, risiede a Firenze. Laureato in Scienze Biologiche, specializzato in Epistemologia presso l’Università degli Studi di Pisa e perfezionato in “Bioetica e Biotecnologie” all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, dal 1997 è abilitato alla professione di Biologo e dal 2003 è giornalista iscritto all’Ordine della Toscana e Direttore di alcuni periodici lucchesi. Già ricercatore presso l’Università degli studi di Firenze e titolare di una borsa di ricerca del Ministero degli Affari Esteri (bandita dall’Istituto Agronomico per l’Oltremare), nel 2000 ha pubblicato per lo Studio Editoriale Fiorentino (S.E.F.) il volume “L’Italia delle Agro-Biotecnologie”. Appassionato da sempre di politica (quella pensata più di quella “realizzata”), nel 2001 entra in Consiglio regionale della Toscana come funzionario e nel 2009 guida, con la carica di Dirigente, una Segreteria Istituzionale. Dal 2010 ha rivestito l’incarico di Responsabile dell’Ufficio stampa di un influente Gruppo consiliare.

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