Colui che può essere considerato il fondatore della scienza statistica in Italia, il prof Brambilla della Università Bocconi di Milano , usava spesso , durante le discussioni in Consiglio di Amministrazione, l’espressione : “ Mi sono già fatto una idea , non disturbatemi con i numeri “ per difendersi dalla solerzia eccessiva dei “ragiunatt” che lo incalzavano con note e registri contabili accuratissimi ed incomprensibili . Quasi sessanta anni dopo dobbiamo constatare che , tra i tanti insegnamenti utili dell’insigne accademico , quello più assimilato ed estensivamente applicato è proprio questo !
Come giustificare altrimenti la pervicacia con la quale si difendono idee smentite dai fatti , quali per esempio l’essere l’Alitalia un “valore insostituibile per il Paese” e via sproloquiando , quando la stessa statisticamente perde da quattordici anni 3,5 milioni di euro (pubblici) al giorno ?
Quando i numeri contraddicono asserzioni o scelte proclamate con stentorea sicurezza la regola sembra essere confermare e rilanciare quanto detto in precedenza, ancorchè si tratti di chiara inesattezza, se non di vera e propria “bufala” : vale per quanti parlano di emergenza criminalità a fronte di dati che ne certificano la diminuzione come per quelli che dicono di aver risanato il bilancio dello Stato e contenuto le spese dopo aver raggiunto il record in valore assoluto e percentuale della spesa pubblica in Italia dal 1870 ad oggi.
Non che si tratti di storia nuova : negli anni sessanta il famoso “Club di Roma” di Aurelio Peccei dipinse un quadro catastrofico della situazione energetica , predicendo l’esaurimento delle scorte petrolifere entro il 1975 ed una serie di previsioni puntualmente smentite alla radice dai fatti , ma continua a venir citato con sussiegoso rispetto da politici ed accademici che si ricordano delle previsioni ben confezionate ma non delle verifiche impietose . Ed un famoso giornalista , Jean Jacques Servan Schreiber , dopo aver scritto un best seller mondiale negli anni settanta nel quale spiegava con dovizia di particolari come e perché nel giro di quindici anni i Paesi Arabi avrebbero controllato l’economia mondiale e l’Africa sarebbe balzata in testa alle classifiche di produttività grazie al salto culturale permessole dalla diffusione dei computer comandati a voce che avrebbero reso ininfluente il tasso di analfabetismo , invece che nascondersi in bassa Mauritania, ha continuato per anni a girare il mondo ed incassare quattrini per conferenze destinate a manager boccaloni senza cambiare di una virgola lo spartito iniziale.
Ma con il tempo, evidentemente, si affina la tecnica . A Milano gli spazi ed uffici commerciali sfitti sono in aumento vertiginoso da tre anni ed è quindi evidente che i piani di sfruttamento intensivo delle aree dismesse in mano agli immobiliaristi di sempre non stanno più in piedi ? Niente paura, Donna Letizia Moratti si incarica di presentare piani, grafici e mappe basate su eventi futuri , dall’Expo ai campionati di lippa che metteranno in moto milioni di operatori economici , probabilmente giovani , belli e ricchi , che si aspettano, anzi pretendono di trovare cubature, uffici ed appartamenti pronti improrogabilmente entro le date dettate dai conti economici revisionali di Tronchetti, Ligresti ed amici vari del salotto del giovedì.
Disprezzando un’altra delle preclare affermazioni accademiche del Brambilla ( “mele e pere non sono confrontabili, anche quando sono in numero uguale” ) la disinvoltura nell’utilizzo dei numeri non risparmia nessuno : gli analisti politici usano sondaggi e risultati elettorali come se fossero intercambiabili , emettendo sentenze al posto che opinioni, come ben sa la povera Hillary Clinton che stava per essere seppellita sotto sondaggi catastrofici confezionati sulla base di improbabili assemblee tenute nel Midwest , un po’ come fare previsioni elettorali sulle elezioni europee proiettando i dati delle elezioni cantonali nei Grigioni; gli analisti economici esponenti del terziario avanzato e della modernità della finanza internazionale riciclano la mitica tecnica dei piani quinquennali della siderurgia degli anni ottanta ( miliardi di investimenti il primo anno , perdite stratosferiche per due anni – corrispondenti al mandato degli amministratori estensori del pian, pareggio il terzo anno e utili astronomici al quinto : nessun piano è rimasto in vigore più di due anni…) per quotare in Borsa società sulla base dei “moltiplicatori” dei ricavi presunti anche per aziende che non esistono , con il risultato che non molti anni fa aziende fondate presso un Notaio il venerdì capitalizzavano in Borsa quanto la premiata “Fonderia Franco Tosi” , all’opera da più di cento anni tra le brume delle terre del Carroccio.
Purtroppo i numeri sono per definizione infiniti e quindi pareggeranno sempre la produzione di balle mondiali , impedendomi di scrivere come progettavo il testo definitivo e di successo sull’esaurimento dei giacimenti numerari mondiali a causa del loro uso indiscriminato e scriteriato , non più tardi del novembre 2056 , presumibilmente intorno alle ore 19 , 19.30 …
Franco D’Alfonso

Ma certamente ,le statistiche un tempo servivano a rendersi conto della situazione e quindi ad indirizzare l’intervento proprio. Oggi sono utilizzate più profiquamente per indirizzare e costringere il comportamento degli altri . I numeri sono naturalmente gli stessi ,cambia solo l’impiego che se ne fa .