
Ragazzi, sul nucleare serve un minimo di serietà, oggi sarà che è domenica e si è votato il referendum, ma ne ho lette veramente di tutti i colori.
Le armi nucleari non sono cartucce che produci, impili e tieni lì pronte all’uso. Sono sistemi complessi, delicati, pieni di passaggi tecnici, logistici e operativi. Non basta avere il materiale. Devi saperlo trattare, stabilizzare, assemblare, integrare su un vettore affidabile e gestire una catena di comando senza margine d’errore. È roba da Stati altamente strutturati.
L’Iran può essere vicino, in teoria, ad avere il materiale per alcune testate. Ma tra avere il materiale e avere un’arma pronta passa un abisso. Ci sono fasi intermedie decisive: progettazione dell’ordigno, miniaturizzazione, integrazione su missili, sistemi di guida, sicurezza. Ogni passaggio è un punto critico.
E poi c’è un aspetto che molti ignorano: queste attività non sono invisibili. Sono osservate, tracciate, monitorate. Nel momento in cui entri nella fase concreta, diventi automaticamente un bersaglio.
A quel punto entra in gioco la realtà dei rapporti di forza. Difese antimissile, capacità di risposta, superiorità tecnologica. Non è uno scenario dove qualcuno si sveglia e lancia senza conseguenze.
Per questo il nucleare oggi è deterrenza. Serve a evitare la guerra, non a combatterla. Chi fa il primo passo sa già cosa lo aspetta.
E infatti il vero rischio non è il bottone premuto, ma tutto quello che c’è intorno. Rotte energetiche sotto pressione, lo Stretto di Hormuz che vale una fetta enorme del traffico mondiale di petrolio, mercati nervosi, prezzi dell’energia che possono esplodere, economie che iniziano a scricchiolare. Se gli Ajatollah pensassero di lanciare una atomica su Israele, lo farebbero sapendo che nel giro dei 5 minuti successivi l’ Iran scomparirebbe dalla crosta terrestre.
Ecco perché bisogna tenere i piedi per terra.
Non siamo davanti a un pericolo nucleare imminente. Siamo dentro un equilibrio teso, fatto di minacce e controllo reciproco. È una partita di nervi, non un conto alla rovescia.
E una guerra globale contro l’Iran, in questo contesto, sarebbe qualcosa di abnorme e sconsiderato. Non risolverebbe il problema, lo moltiplicherebbe. E il prezzo, questa volta, non lo pagherebbe solo il Medio Oriente. Lo pagheremmo tutti.
Piero Terracina

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