
L’incendio di Notre Dame è stato un evento traumatico che ha suscitato forte emozione in tutto il mondo. (Chi non ricorda la “spettacolare” immagine –simbolo del crollo della guglia, la flèche?)
Franco Cardini, testimone oculare di quella drammatica giornata la riporta momento per omento nel suo nuovo libro intitolato appunto Notre Dame con un significativo sottotitolo Il cuore di luce dell’Europa.
Questo racconto è anche un saggio denso di riferimenti storici, di suggestioni culturali : “Proviamo –scrive Franco Cardini – a rileggere […] Parigi attraverso Notre-Dame, e l’Europa attraverso Parigi, e il mondo attraverso l’Europa. È una proposta, anzi un invito: forse una provocazione; magari una sfida. Un viaggio, un’avventura nel cuore del nostro vecchio continente che io amerei tanto poter definire la mia patria, e ho sperato per tutta la vita di poterlo fare, e ora non oso più tentare di sperarlo ancora dinanzi a un domani che sembra cupo”.
Dopo aver sottolineato che “Notre-Dame è Parigi” il celebre medievista aggiunge che “il romanticismo e l’immagine della Ville Lumière non appartengono solo ai francesi: e del resto la lingua e la storia della Francia sono stati in molti lunghi e momenti fondamentali per la nostra vicenda continentale“. Questo saggio rileva, infatti, per quanti aspetti la Francia sia motore e via maestra del cammino culturale e politico d’Europa: “ il medioevo romanico e gotico con le sue abbaziali, le sue cattedrali, le sue Università, la sua epica cavalleresca, la sua Fin’Amor; e quindi la lunga età tra Francesco I e Luigi XIV, quella dal maturo Rinascimento passato dall’Italia alla Francia e grazie alla mediazione francese divenuto. europeo e poi il Grand Siècle, e ancora il tempo della filosofia dei Lumi e della conversation, la Rivoluzione, la cavalcata napoleonica, i decenni delle Esposizioni universali e della Belle Époque, la superba stagione artistica e intellettuale fra Otto e Novecento, le meraviglie del pur crudele secolo che ci è ormai alle spalle”.
Questo libro mi ha richiamato alla memoria altre immagini: seppi di quanto era accaduto mentre ero anch’io a Parigi ma in aeroporto. Nell’enorme hall di Orly si fece un silenzio assoluto con viaggiatori di ogni nazionalità incollati davanti ai monitor.
Ma ritorno alle passionate ,incisive, pagine di Franco Cardini che assai meglio di me ci riconducono a quel 15 aprile.
“ Verso le sette e mezza” –ricorda Cardini – “la flèche crollò con uno schianto immenso cui fece eco il grido della folla che ormai aveva riacquistato la voce. Quando l’immensa freccia crollò con un ruggito da mare in tempesta, in un oceano di fiamme, mi accadde una cosa che mi sconvolse e che mai dimenticherò “.
E aggiunge “Sentii che lì, in quella guglia, c’erano i miei ricordi, i miei sogni, i miei studi, le risate, i litigi, i ristorantini la sera, le passeggiate mano nella mano, le giornate alla Bibliothèque Richelieu e le serate in métro, le frites mangiate per strada d’inverno che ti scottavano le dita, i cinema la domenica al Carrefour de l’Odéon, i tavolini sulle terrasses dei caffè, i bouquinistes”.
Inoltre, un’esortazione a non arrendersi alla ricaduta nell’indifferenza dopo che quelle fiamme ci hanno richiamato vicende stratificate nel corso dei secoli Attraverso un excursus che come una cavalcata ci riporta “alla dotta Parigi di Pietro Abelardo e della Sorbona, al Notre-Dame de Paris di Victor Hugo ….e ci conduce a esplorare un miracolo della tecnica, un monumento polimorfo distrutto e ricostruito più volte, un’enciclopedia di simboli alchemici, un orologio solare, riscoprendo il romanzo omonimo di Victor Hugo, i grandi passaggi e protagonisti della storia (dalla Rivoluzione francese a Napoleone e Hitler) ma anche noi stessi. Perché, benché più volte riprodotta e falsificata, Notre- Dame resta un simbolo unico capace di agire ancora nella storia europea.
Da qui l’interrogativo che rappresenta l’anima profonda di questo avvincente libro. Un interrogativo espresso in modo icastico da Cardini “ Che cosa mai sarebbe l’Europa senza la Francia? Si può davvero essere europei senza sentirci anche francesi, mentre non saprei proprio come esprimermi a proposito del reciproco? Si può vivere quasi senza mangiare e perfino quasi senza dormire, si può vivere con un solo rene e un solo polmone: ma senza Parigi non si può vivere” .
Gabriele Parenti

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