
Un imprenditore ambizioso, un’attività che fallisce, una causa persa contro i propri fornitori, la bancarotta. Una storia tutt’altro che insolita nella terra dei pionieri e degli avventurieri, in quella California che più di ogni altro luogo incarna lo spirito della frontiera americana, dove si può accumulare una fortuna e perderla altrettanto rapidamente. Quella di Joshua Abraham Norton, però, non sarebbe stata una storia come le altre. Dopo il fallimento e il pignoramento delle sue proprietà, Norton si ritrovò a vivere in una modesta pensione. Avrebbe potuto arrendersi alla sorte, accettare la propria rovina e scomparire nell’anonimato. Scelse invece una strada completamente diversa. Convinto che fossero le istituzioni e le leggi ad averlo privato di ciò che gli spettava, decise di non riconoscere più l’autorità di quel sistema che considerava responsabile della sua disgrazia. Il 17 settembre 1859 inviò a diversi giornali di San Francisco un singolare proclama. Con tono solenne si autoproclamava Imperatore degli Stati Uniti d’America, assumendo il nome di Norton I, e dichiarava decadute le istituzioni democratiche del Paese, compreso il Congresso. Avrebbe potuto essere l’ennesimo delirio destinato a finire nel dimenticatoio. Invece, forse anche grazie alla noia di una fine estate nella Baia, il proclama ebbe una vasta eco sulla stampa locale.

Norton I, imperatore senza territorio, senza esercito e senza potere reale, divenne una celebrità. Joshua Abraham Norton cominciò a mostrarsi in pubblico con un’uniforme blu ornata da bottoni e controspalline dorate. Passeggiava per le strade di San Francisco osservando con attenzione ciò che accadeva nel suo immaginario regno e preoccupandosi dei suoi sudditi. Poteva sembrare una delle tante figure eccentriche che popolano le grandi città e che, a seconda dei casi, finiscono per essere dimenticate oppure entrano nel folklore locale. Norton, però, lasciò qualcosa di più. Nei suoi proclami sosteneva con convinzione progetti che sarebbero stati realmente realizzati dalle autorità americane, come il ponte e il tunnel destinati a collegare San Francisco con Oakland. Arrivò persino a immaginare una sorta di Società delle Nazioni, con decenni di anticipo rispetto alla sua effettiva nascita. Per questo qualcuno lo avrebbe potuto definire un curioso caso di idiot savant, capace di intuizioni sorprendenti dietro l’apparente follia dei suoi proclami. La sua fama crebbe al punto che alcuni mitomani iniziarono a diffondere comunicati fingendosi Norton. Ma di Imperatore degli Stati Uniti poteva essercene uno soltanto. Norton era ormai entrato nel cuore dei suoi concittadini. Ristoranti e locali gli riservavano un posto e lui accettava pasti e birre con la dignità che riteneva adeguata al proprio rango. Arrivò persino a far coniare e mettere in circolazione una propria moneta, accettata da diversi esercizi di San Francisco. Nonostante tutto, naturalmente, non si arricchì mai. Continuò a vivere grazie alla generosità della popolazione, o meglio ai tributi che i suoi sudditi offrivano alla Maestà Imperiale, senza che lui ne abusasse. Quando morì, l’8 gennaio 1880, era ormai diventato parte della città. Più di trentamila persone accompagnarono il suo feretro fino al Masonic Cemetery di San Francisco. Sarebbe facile considerarla una storia già vista, con un finale prevedibile. Quello di un uomo d’affari che sopravvaluta le proprie possibilità, perde tutto e si trasforma in un loser, secondo la cultura anglosassone. L’equivalente, in una frontiera che celebra il self-made man, del nostro più fatalistico sfigato. Joshua Abraham Norton, però, rifiutò semplicemente di accettare quella parte. Di fronte alla rovina scelse una forma di lucida follia, come dichiarare di aver fatto blackjack mentre tutti gli altri sono seduti a un tavolo da poker. Cambiò le regole quando il gioco gli era diventato insopportabile. Non avrà mai governato un impero e non avrà mai conquistato una vittoria nel senso comune del termine. Ma riuscì in qualcosa di più raro: trasformare la propria sconfitta in una leggenda. E San Francisco ricorda ancora con affetto Sua Maestà Joshua Abraham Norton I, Primo Imperatore degli Stati Uniti d’America.
Angelo Santoro

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