Che cos’è il conflitto? E’ una componente della nostra vita, ricorrente, importante, ineliminabile. Innumerevoli volte ci siamo trovati dinanzi ad un conflitto – di qualsiasi natura esso fosse; e lo abbiamo fronteggiato e concluso, ora vincendo ora soccombendo. Il problema è che esso ha potuto manifestare – che ce ne fossimo resi conto o meno, prima e anche dopo – tutto il proprio potenziale distruttivo: di rapporti, di memoria, di ricchezza, di opportunità. E alla fine – quand’anche vittoriosi – ci siamo ritrovati moralmente fiacchi, delusi, senza la pienezza che dovrebbe diffondersi nel cuore del vincitore.
Per questo trovo sempre affascinante e nuova la lettura del Sun Tzu: perché se c’è un modo per affrontare la battaglia (o la guerra), per vincerla e per non trovarsi attorno (soltanto) un cumulo di macerie, per conseguire cioè una vittoria autentica, questo antichissimo compendio di saggezza cinese ci indica la sua esistenza e ci avverte della sua possibilità solo che disponiamo la mente (e, aggiungo, il cuore) ad una apertura senza limiti.
Sembra facile a dirsi ma non lo è affatto, ce lo dice l’esperienza di noi stessi, della nostra vita. E s’ingannerebbe chi cercasse in questo testo – dapprima trascritto e tramandato su strisce di bambù, in Cina, alcune migliaia di anni fa – la soluzione a problemi contingenti. Non è un vademcum cui rivolgersi in caso di bisogno onde trovare una risposta che non ci può fornire. Piuttosto, è un trattato di filosofia da leggere, metabolizzare e fare proprio lungo un tempo non necessariamente breve; ci aiuta a disporre il pensiero in modo che esso stesso possa elaborare, di volta in volta e in autonomia, le risposte adeguate. La lentezza, in quanto registro propizio alla riflessione, alla meditazione, alla interiorizzazione, si contrappone alla velocità, che è uno dei requisiti più richiesti dall’uomo contemporaneo pressoché riguardo a ogni cosa. Come si può tuttavia pretendere di imparare a vivere con un colpo di bacchetta magica, se a volte non basta neppure spendere un’intera esistenza?
L’impostazione di una efficace gestione di un conflitto implica peraltro la raccolta di innumerevoli informazioni: è come una meticolosa preparazione, che è in grado di pregiudicare la sorte della battaglia se non sa fornire – il Sun Tzu ricorre ad un linguaggio di tipo militare – dati sul campo di battaglia, sulle condizioni meteorologiche, sui movimenti e sulla forza del nemico, sulla nostra stessa forza, ecc. La conoscenza accurata dello scenario esteriore ed una profonda introspezione, unite al sufficiente distacco che vince le passioni ed il malanimo, sono la chiave che dischiude la porta della vittoria.
Mi piace il linguaggio asciutto, epigrammatico, tutto giuocato sulle analogie e le metafore, di questo testo. Fa da contraltare ai libri di alcuni moderni guru che contengono milioni di parole e centinaia di pagine per spiegare come ‘vincere tutte le sfide’, ‘avere successo’, spesso in modo poco originale e senza capacità di intercettare e sollecitare la nostra interiorità, bensì i nostri appetiti e i nostri egoismi mentre – così scarno e quasi all’osso – il Sun Tzu distilla gocce di sapienza per insegnarci soprattutto a cercare dentro di noi.
Il conflitto è già, di per se, una opportunità: misurandoci con esso, abbiamo la chance di crescere, di migliorare. Leggere (o tornare a leggere) il Sun Tzu può così essere – oltre che un umanissimo esercizio di umiltà e curiosità intellettuale – un atto esistenziale che ci dispone a vincere con il conflitto – prima che un conflitto.
Paolo Marini

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