• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

Non sono dazi ma un muro tariffario

Sui giornali italiani concentrati sulle chiacchiere politiche della legge elettorale e delle preferenze poco o nulla è passato sui dazi entrati in vigore alle 00:01 di venerdì, sulle importazioni statunitensi da 60 paesi. Non è la riedizione del round di wrestling del Liberation day di aprile 2025 ma sono molto di più. E’ un muro tariffario. Quasi impossibile da demolire anche se Trump dovesse andarsene. Ma non se ne andrà.

di Fulvio Rapana' | 29 Luglio 2026

Sui giornali italiani concentrati sulle chiacchiere politiche della legge elettorale e delle preferenze poco o nulla è passato sui dazi entrati in vigore alle 00:01 di venerdì, sulle importazioni statunitensi da 60 paesi. Non è la riedizione del round di wrestling del Liberation day di aprile 2025 ma sono molto di più. E’ un muro tariffario. Quasi impossibile da demolire anche se Trump dovesse andarsene. Ma non se ne andrà. L’amministrazione Trump ha imposto queste nuove tariffe doganali giustificate come una misura per combattere il lavoro forzato, ma che secondo i critici fanno parte di una più ampia campagna del presidente volta a ridurre la dipendenza degli Stati Uniti dalle importazioni. Trump è veramente sfortunato! per una volta che è dalla parte dei lavoratori sfruttati viene criticato!. Difatti la motivazione più rilevante, che guarda soprattutto alle decisioni dei Tribunali e della Corte Suprema, è che i dazi colpiscono le importazioni di merci prodotte con il lavoro forzato e rendono fuori mercato i prodotti realizzati negli Stati Uniti da lavoratori meglio retribuiti. Le nazioni che, secondo gli Stati Uniti, non hanno leggi che vietano tali merci, come Cina, Regno Unito e Giappone, sono soggette a dazi del 12,5%. Quelle che hanno tali leggi ma non le applicano, tra cui l’Unione Europea, sono soggette a dazi del 10%. Queste nuove sono entrate in vigore proprio alla scadenza dei dazi temporanei del 10% su tutte le importazioni introdotte in seguito alla sentenza della Corte Suprema di febbraio 2026 che aveva invalidato le tariffe del “Liberation Day”.

Il mercato finanziario ha rivalutato i dazi

Perché è un muro tariffario. Gli aspetti da valutare sono tre. Intanto quello legale. I nuovi dazi sono il risultato di un’indagine durata mesi condotta dall’ufficio del Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti, una procedura obbligatoria ai sensi della Sezione 301 del Trade Act del 1974 su presunte pratiche commerciali sleali da parte di altri paesi. A differenza delle precedenti “lenzuolate tariffarie”, che sarebbero dovute passare per il voto del Congresso, e dovrebbero avere una durata temporanea, queste nuove, poste attraverso la Sezione 301, dà direttamente al Presidente il potere di imporre tariffe fino a quando non ritiene che la legalità sia ripristinata. Trump l’ha già fatto nel suo primo mandato ottenendo anche sentenze favorevoli. Alcune aziende hanno già impugnato la legittimità dei nuovi dazi denunciando che questa volta il signor Trump ha esteso l’applicazione della legge oltre i suoi limiti, criticando il modo in cui la sua amministrazione ha condotto le indagini e il fatto che avesse pianificato di imporre dazi ancora prima della conclusione delle verifiche. Per verificare la fondatezza delle argomentazioni dell’Amministrazione il Liberty Justice Center, un’organizzazione legale che ha contestato con successo le tariffe del signor Trump più volte durante il suo secondo mandato, avrà molti più problemi per esaminare e valutare i 62000 documenti che pare siano allegati al parere legale che autorizza la Sezione 301.

Aspetto finanziario. 15 mesi fa, il mercato obbligazionario bloccò i dazi imposti da Trump. I mercati obbligazionari entrarono nel panico, temendo che una guerra commerciale globale potesse portare ad un aumento dell’inflazione e a un rallentamento della crescita. I mercati crollarono, costringendo Trump a sospendere i suoi piani una settimana dopo. “Stavo monitorando il mercato obbligazionario che è molto sensibile alle guerre commerciali”, ammise all’epoca. Ma con il debito nazionale che si attesta sulla cifra catastrofica di 40.000 miliardi di $ e un costo del debito di 1000 miliardi $ all’anno, il mercato obbligazionario ha rivalutato i dazi adeguandosi all’idea che è meglio far affluire del denaro nelle casse dello Stato grazie ai dazi piuttosto che pagare loro e/o i loro investitori che potrebbero decidere di uscire o ridurre le posizioni su Wall Street. In meno di un anno, i mercati finanziari americani sono passati dal rifiutare i dazi doganali all’accettarli, fino ad arrivare a considerarli necessari per far fronte al deficit del paese.

Questione socio-economica. Il muro non è stato eretto come difesa solo dall’esterno ma anche per l’interno. I “neocon” vogliono andare alla radice del problema e ridurre drasticamente gli acquisti di beni provenienti dall’estero. “Dovete acquistare più beni prodotti negli Stati Uniti caso contrario gli americani pagheranno dazio sui beni esteri che comprate”. Fatti i calcoli questi nuovi dazi faranno incassare circa 1000 miliardi di $ aggiuntivi alle casse federali in 10 anni. Decisamente meno rispetto a quelli imposti al Liberation Day di aprile 2025, 1800 mld. $ in 10 anni, ma comunque una boccata di ossigeno per le precarie casse federali.

Un mondo commerciale post Stati Uniti

Funzioneranno?. Certamente si per la parte riguardante le casse federali per tutto il resto l’impatto sarà molto limitato. Anche per l’inflazione, che attualmente sta già fra il 4,5 e il 5% su base annua, l’impatto dei nuovi dazi non dovrebbe incidere oltre uno 0,40% aggiuntivo. L’oligarchia al potere negli USA si disinteressa dell’inflazione. Ottimo!. Secondo un’analisi econometrica del Kiel Institute, le famiglie e le imprese statunitensi hanno pagato il 96% dei dazi imposti nel 2025, per la Federal Reserve Bank di New York il 94% lasciando circa il 5%/6% a carico degli esportatori stranieri. I paesi presi di mira dai nuovi dazi non reagiranno in parte perché applicare dazi di ritorsione significherebbe alimentare, anche in misura minima, l’inflazione interna, e in parte per evitare una inutile guerra commerciale che non vogliono le aziende che esportano negli USA. Nella premessa iniziale ho scritto che questo nuovo round di dazi ha l’obiettivo di ridurre la dipendenza degli Stati Uniti dalle importazioni, ma anche il resto del mondo ha preso a girare intorno agli USA. I nuovi accordi commerciali, come l’accordo dell’UE con Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay, ovvero l’accordo UE-Mercosur, così come quelli UE-India e in chiusura Canada-Mercosur, nel tempo apriranno nuovi mercati e diversificheranno le esportazioni, allontanandole dagli Stati Uniti e forse anche dalla Cina. Gli Stati Uniti sono rimasti il principale mercato di esportazione per la Cina, ma la quota è scesa all’11,1% (420 miliardi di dollari) nel 2025 dal 12,6% del 2024. Tuttavia, questa cifra potrebbe sottostimare le importazioni provenienti indirettamente dalla Cina attraverso paesi terzi. I membri dell’UE rappresentano un altro mercato chiave per la Cina, e le esportazioni hanno raggiunto i 560 miliardi di dollari nel 2025, ma la quota dell’UE nelle esportazioni cinesi è aumentata solo dal 14,4% al 14,8% tra il 2024 e il 2025. La diversificazione cinese si è distribuita in piccoli incrementi anche in altri singoli mercati. Hong Kong è stata la principale alternativa segnalata in termini di quota, ma la maggior parte delle esportazioni cinesi verso Hong Kong viene a sua volta spedita verso altre destinazioni. Tuttavia, la categoria del paniere per le esportazioni cinesi, “resto del mondo”, ha mostrato un aumento della quota dal 35,5% al 37,7% tra il 2024 e il 2025. Questo aumento conferma la capacità cinese nel penetrare molti piccoli mercati in Africa, America Latina e altrove. Siamo solo all’inizio di una nuova era commerciale e non sarà facile sostituire gli Stati Uniti che continuano ad essere il mercato di consumo più grande e ricco del mondo, senza imposte sul valore aggiunto (IVA). Queste considerazioni indicano che la diversificazione dal mercato statunitense sarà un processo lento, nonostante la natura imprevedibile e punitiva della politica commerciale degli Stati Uniti.

Fulvio Rapanà

Non sono dazi ma un muro tariffario
Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Fulvio Rapana’

Fulvio Rapanà è un editorialista di “Avanti online”

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Ugo Malasoma su Naza non è un film documento ma verità amputata
  • Anna La Mattina su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Luca Bagatin su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Salvatore D'ostuni su L’habitat che ci pensa dentro
  • Luca Bagatin su La rivoluzione del lavoro e la fine del socialismo novecentesco
  • Luca Bagatin su L’aggressione russa alla democratica Ucraina: una guerra dimenticata
  • Puccio Cartoni su Il ricatto della storia: firmare o sparire

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti