Per fare tutto il possibile ed il dovuto per terremoti, alluvioni e frane, ci attende un periodo di austerità: sopportabile solo con maggiore giustizia sociale.
Davvero, dopo l’ennesimo terremoto, si passerà ai fatti per mettere in sicurezza il Paese? I precedenti ne farebbero dubitare. Ma una cosa è certa: è una illusione che l’Europa possa accollarsi o attenuare gli oneri che ci dovremo sobbarcare. L’Europa non è la Befana, e nemmeno la nostra benefattrice. E’ un luogo di scontri spesso spietati. Starci ci conviene, ma nessuno ci regala, chè, al contrario, ne ricaviamo meno di quanto ci mettiamo: in soldi e in limitazioni della nostra sovranità. Il dramma immigrati insegna.
Realisticamente, se saremo seri nel proposito di fare tutto il possibile ed il dovuto per terremoti, alluvioni e frane che ci tormentano senza tregua, dobbiamo prendere atto che:
Primo: ci attende un non breve periodo di austerità. Soltanto dopo, gli investimenti indispensabili per la incolumità di tanti italiani potrebbero innescare, come conseguenza, un incremento di occupazione e di crescita economica.
Secondo: per rendere sopportabile questa austerità, occorre più giustizia sociale. Prendersi cura delle categorie deboli ( poveri, anziani, maternità, infanzia, etc. ) ha lo stesso livello di priorità del prendersi cura del nostro sciagurato territorio. Chi non ne ha coscienza ha perso ogni contatto con la realtà del Paese o è irrimediabilmente chiuso nel suo egoismo individuale o sociale.
Terzo: non saranno i vecchi partiti dell’otto o del novecento, ma qualcuno il compito di tutelare le categorie deboli ed indirizzare la politica verso la salvaguardia dei bisogni e dei diritti essenziali ed il perseguimento dell’equità sociale, se lo deve assumere. Da questo punto di vista il sistema dei partiti, dei corpi intermedi e delle espressioni mutualistiche e solidaristiche deve radicalmente ri-orientarsi. L’idea di fare terra bruciata tra Stato e individui che ha caratterizzato tutto il periodo della “seconda repubblica”, ha condotto ad insopportabili disuguaglianze senza peraltro dare risultati positivi alla crescita del prodotto interno.
Quarto: in conseguenza di quanto esposto al punto precedente, il sistema oligarchico che da decenni governa l’Italia, dovrà essere smantellato. L’equità delle decisioni e la trasparenza dei processi che le determinano sono incompatibili con la totale assenza dei controlli. Parliamo di sistema, non di Renzi che ne è solo un momentaneo esponente. I provvedimenti iniqui verso gli strati deboli della popolazione, il ricorso a imposizioni fiscali che colpiscono sempre e soltanto dove è più semplice il prelievo, lo smantellamento progressivo di molte forme di welfare, sono in rapporto diretto con le leggi elettorali che hanno tolto ai cittadini il diritto di scegliere direttamente e di punire i rappresentanti nelle assemblee elettive.
Infine e più importante: non si pensi di procedere elargendo contributi e incentivi fiscali, lasciando sulle spalle dei proprietari degli immobili tutta responsabilità di cose assai complesse. Non funziona. Occorre una sorta di agenzia che coordini il tutto a livello nazionale. Che si faccia carico di promuovere studi e progetti, incaricare i professionisti e solo dopo investirne i cittadini. Non l’ennesimo carrozzone ma un segretariato che dipenda direttamente dalla presidenza del consiglio e che periodicamente renda noto lo stato di attuazione del piano.
Questo, cari amici è il presepe. Se non piace, meglio non farne niente. E rassegnarsi a piangere soltanto ad ogni terremoto, alluvione e frana.
Nicola Cariglia

Il fatto che l’inquilino di Palazzo Chigi anche per un solo consiglio sulla ricostruzione abbia interpellato l’archistar Piano e che nessuno abbia criticato una mossa tanto puerile e sballata nel merito, la dice lunga sul marasma conoscitivo che domina l’intera nazione dopo decenni di promozione familistica e capillare della mediocrità, che pure ogni giorno ci è squadernata dai media. Unica lentissima soluzione sarebbe la sparizione anagrafica dei nati tra i trenta e il duemila, ma anche questa è una mia illusione visto che la vera corruzione nazionale dove l’affarismo è l’effetto ultimo, prosegue e si potenzia. L’Italia cambierà marcia quando una generazione di padri avrà la forza di riconoscere come tale il figlio cialtrone e saprà dirgli ” non ti aiuto perché non lo meriti “. Una bestemmia, vero?.
Ovvio Nicola che a quello che scrivi non credi neanche te. Ci saranno sicuramente tempi piu rapidi, ricostruzioni migliori, Renzi non puo’ perdere questa succulenta occasione per rilanciarsi, Essendo un mediocre, con poca cultura e intelligenza, basta guardare la formazione e le qualità di una Merkel per capire che siamo ad anni luce da una persona cosi, soltanto con occasioni simili ha la possibilità di farsi rieleggere domani.
Ma tutto resterà nel fondo come prima, visto che dove terremoto non c’é ancora stato, si tirerà a campare fino alle prossime distruzioni, con relativi stupori, gare di solidarietà, abnegazione dei salvatori, liste di morti e funerali di stato. In fondo il terremoto è , in Italia, una cosa caratteristica come l’amatriciana, una specie di lotto al contrario. Chi sarà il prossimo?
Preposto ?
Caro Nicola,
Austerità a seguito di un asino dell’economia non serve a nulla, quello di cui aveva bisogno Apple non era risparmiare, era Steve Jobs.
L’Italia sotto Prodi è stata la prima d’Europa, sotto i successivi asini l’ultima.
Se cominciamo a mandare avanti non chi promove se stesso come faceva Renzi a Firenze, ma solo chi ha maggiormente migliorato la precedente situazione economica e sociale dell’ente a cui era proposto, gli asini li rimandiamo alle loro stalle a gridare: Io, io, io.