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Non rincorrere fantasmi, immaginare il futuro

Una lettera di Giovanni Fiorentino al neo-presidente apre la discussione sulla identità e sui prossimi impegni del Polo liberalsocialista. Invitiamo i lettori, aderenti e no al Polo liberalsocialista, a partecipare al dibattito.

di Giovanni Fiorentino | 5 Dicembre 2006

Gentile dott. Cariglia,

Consenta a me, che non ho partecipato alla votazione per la Sua nomina a portavoce del movimento in cui siamo sodali per la realizzazione di un nuovo soggetto politico “laico, liberale e socialista”, di esprimerLe la mia soddisfazione per la scelta, ed al tempo stesso qualche preoccupazione e qualche suggerimento.

In primis, le congratulazioni e la condivisione per la scelta della Sua persona a dare all’esterno l’immagine della formazione nascente; anche se, per la scarsa dimestichezza con lo strumento informatico e – da ultimo arrivato – per la naturale ritrosia ad assumere prese di posizione non necessarie quando quelle degli altri restano condivisibili, non ho avuto nella circostanza un ruolo attivo, sono dell’avviso che la Sua nomina rappresenti la presa d’atto della necessità di una proiezione esterna da personalizzarsi in un soggetto al tempo stesso capace, equilibrato e disponibile a ricoprire il ruolo.

Passando ad esprimere le mie preoccupazioni, prendo le mosse proprio dal Suo ringraziamento a chi Le ha dato il consenso, laddove fa riferimento alla novità del nascente raggruppamento per sottolinearne la diversità quale fattore distintivo legittimante la sua presenza nell’arengo politico. Anche questa posizione vorrei condividere, e tanto è sicuramente possibile alla condizione che la distinzione, non affidandosi a caratterizzazioni formali, si accompagni allo stesso essere del partito nascente; se così non fosse, ad onta delle affermazioni di facciata, l’appeal resterebbe circoscritto a pochi nostalgici laudatores temporis acti, senza dimora o con dimora precaria, speranzosi di riaffacciarsi con la veste di sempre nello scenario politico per recuperare qualche briciola di potere, ma votati nella maggior parte ad un prevedibile insuccesso.

Ora è lo stesso insistere da parte di molti simpatizzanti su concetti e valori isolatamente considerati (laicità, ma più ancora liberalismo e socialismo) che mi induce a dubbi non tanto circa la chiara comune volontà di una effettiva integrazione quanto sulla possibilità che essa abbia una prospettiva seria di realizzazione ove non fondante sul superamento di tradizionali ed ormai anacronistici steccati; e, ad essi associata, resta la stessa funzione di un movimento che, in siffatta ipotesi, si precluderebbe sul nascere lo sviluppo per ancorarsi alla rievocazione di fantasmi del passato più che alla prefigurazione di scenari in fieri.

Se con animo sereno e scevro da pregiudizi riflettiamo sui concetti di laicità, liberalismo e socialismo, non possiamo che constatare come la drammaticità in essi sottesa sia venuta stemperandosi nel tempo ed appartenga ad un passato che si ferma come minimo a trent’anni fa, presente alla nostra memoria personale in quanto parte del nostro vissuto ma del tutto assente nella memoria storica collettiva delle generazioni under 40: così la laicità dello Stato e del vivere sociale, in opposizione alla contrapposta visione della confessionalità delle istituzioni, non è né può essere valore fondante quando le Chiese si spopolano e le convivenze nella coscienza dei cittadini non rappresentano più pubbliche ed esecrabili ostentazioni di concubinaggio; così il liberalismo ed il socialismo, e la loro contrapposizione ancorata alla prevalenza a darsi ai valori della libertà e dell’uguaglianza ove tra loro configgenti, sono ormai da tempo sincretici a fronte dell’esprimersi di nuove povertà, dell’affermarsi di ruoli lavorativi impensabili all’epoca della rivoluzione industriale, di conflitti etnici e generazionali finora inediti.

A scanso di equivoci, non voglio certo affermare che il patrimonio culturale fondante sui valori di laicità, liberalismo e socialismo (gli ultimi due non contrapposti in una visione moderna e dinamica dello svolgersi dei rapporti economici e sociali) debba accantonarsi; ma solo che, prendendosi atto dell’esaurirsi della drammaticità della lotta finalizzata alla loro affermazione sociale, essi devono costituire un tranquillo e non traumatico riferimento per l’azione politica allo stesso modo che, nel campo delle scienze, non è più oggetto di querelle ma costituisce acquisizione incontroversa del sapere la concezione copernicana del mondo, restando sullo sfondo il drammatico conflitto con quella tolemaica ad essa contrapposta.

Proseguendo per questa strada, ed espandendo tale considerazione di fondo alle tante problematiche sul tappeto, questa lettera aperta – dimensionalmente inusuale per una mail – si dilaterebbe oltre misura, e non è il caso; voglio sperare infatti che ci siano altre occasioni di approfondimento, confidando anche che i gruppi di lavoro (e lei stesso a breve) offrano ulteriori elementi per un proficuo dibattito. Volendo comunque dare qualche primo assaggio di concretezza alle preoccupazioni espresse, mi permetto di sottoporre all’attenzione con carattere di pregiudizialità le seguenti tematiche:

1) Ripensamento del simbolo e del nome del partito, quanto meno attenuando i riferimenti ideologici scontati (laico) ovvero più marcati (liberalismo e socialismo espressi con accentuazione della loro distinzione, per valorizzarne in alternativa la prospettiva di coesione aggregante attraverso l’uso combinato: socialismo liberale, liberalismo sociale), essendo peraltro la loro sottolineatura non combinata estranea ai paradigmi ideali di riferimento delle giovani generazioni e per ciò stesso si scarso impatto aggregativo;

2) Scoraggiamento all’interno del raggruppamento ed eliminazione nella prosa dei documenti a diffusione interna ed esterna dell’uso di espressioni gergali tipiche di pregresse appartenenze che, anche potenzialmente, oltremodo esaltandole, risultino per ciò stesso irritanti ed offrano il destro ad autoghettizzazioni ovvero a ghettizzazioni aliene, in dispregio degli stessi principi di tolleranza e di rispetto che ispirano il movimento;

3) Predisposizione di un articolato (e meditato) documento programmatico nel quale si esprimano, con modalità sincretiche condivisibili da tutti gli associati, i principi ispiratori di laicità (soprattutto nel senso che l’esercizio del potere politico, pur se delegato, non debba fondare sull’autoreferenzialità del personale politico rappresentato dalla classe dirigente, dandosi al coinvolgimento democratico una valenza sostanzialmente formale), di socialismo (soprattutto nel senso che la società civile, garantita dallo Stato di diritto, persegua obiettivi di solidarietà sociale nei limiti compatibili con la ottimalità della produzione di ricchezza nazionale e del rispetto dei fattori ambientali, senza mortificazione delle iniziative individuali e dei risultati raggiunti dai singoli, combattendo peraltro ogni forma di parassitismo e di corruzione che mini la stessa possibilità di ottimale attuazione di siffatti obiettivi) e di liberalismo (soprattutto nel senso che l’individuo resta epicentro del sistema sociale e statale, ricevendo adeguata tutela nella sua interazione con i contesti nei quali agisce con il solo limite della tutela dell’esercizio delle pari libertà da parte degli altri individui e della solidarietà sociale incomprimibile), considerati con riferimento non tanto ai parametri tradizionali (mondo dei diritti civili, del lavoro, dell’assistenza, della previdenza, etc.) quanto a quelli riferiti alle prospettive della finora inedita società del XXI secolo (precarietà dello stato sociale e della condizione individuale, conflitti generazionali nell’uso delle risorse, internazionalizzazione dei rapporti ed integrazione tra culture diverse, etc.).

E’ su questi elementi minimali di coesione sui principi che poi potrà svilupparsi un serrato dibattito inducendo il dialogo con la società civile e le giovani generazioni, oggi marginalizzate in una condizione di subalternità potenzialmente rivoluzionaria; ed anche un siffatto rapporto osmotico dovrà svolgersi con modalità nuove ed inedite, non essendo certo ipotizzabile un’autolimitazione di una classe politica autoreferente e totalitaria.

Da ultimo voglio esprimerLe la mia opinione sulla proposta avanzata di una Presidenza onoraria del soggetto politico in fieri, che ritengo sicuramente opportuna. Tuttavia, ferma la rispettabilità delle persone candidate, non ritengo che essa debba affidarsi a persone che non siano presenti nell’immaginario collettivo, o la cui presenza in esso sia legata ad una caratterizzante appartenenza partitica, specie se in una posizione con connotazioni avvertite come di marginalità e/o di gregarietà: non sarebbe intesa come un’apertura alla società civile, ma come un estremo arroccamento di persone senza prospettive, e voterebbe al sicuro insuccesso il movimento in itinere.

Se mi si consente di esprimere un nome tra quelli fatti tra noi, ritengo che – ove fosse disponibile – l’unico spendibile nell’ottica considerata sia quello del prof. Umberto Veronesi: personalità scientifica di prestigio e notorietà internazionale, con una connotazione d’area più che di partito ed una positiva esperienza di governo, darebbe sicuramente un valore aggiunto di non poco spessore alla nascente formazione.

Anche in politica – Berlusconi docet – la pubblicità è l’anima del successo. Vero è che, per la nostra comune ascendenza culturale, privilegiamo l’essere all’apparire; ma così va il mondo.

Con le più vive cordialità.

Giovanni Fiorentino

Pubblicato in : Primo piano

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Interazioni del lettore

Commenti

  1. Gabriele Ariola

    15 Dicembre 2006 alle 13:59

    L’ottimo Fiorentino sostiene tesi che condivido,più di quanto possa essere apparso.
    Però….appartengo al quarto stato.
    Anche con esso vorrei costruire il polo liberalsocialista.Sopratutto per esso.Sono parte di esso.
    Chiedo scusa per la verve polemica,è parte di me.La utilizzo per provocare,così riesco meglio a chiarire le mie idee.
    Scrivo di getto,parlo come mangio.
    Sò di usare un linguaggio arcaico.
    Lotto anche per il quarto stato,sono terrorrizzato dall’idea di non essere compreso a fondo da esso.
    Non mi và che la mia gente sia egemonizzata dai clericali,dai veterocomunisti,dai comunisti,dai postcomunisti,dai neocomunisti.
    Costoro,i clericocomunisti, gli attuali alfieri della conservazione,parlano il mio stesso linguaggio obsoleto.
    Si fanno,però,ben comprendere dalla mia gente.La fuorviano.
    Voglio che anche il quarto stato sia liberalsocialista.

    Rispondi
  2. Gino Di Maro

    11 Dicembre 2006 alle 12:29

    Caro Franchini,
    Gianni Fiorentino, amico collega e commilitone di battaglie civili, ha posto una precisa questione che io, condividendola, l’ho tradotta in una domanda a tutti Voi.
    Che il polo o mondo laico sia un luogo politico poco ci sposta la questione.
    E’ la struttura politica quella in discussione sulla quale si è aperto un dibattito e non aspettarTi tutto dall’ottimo Fiorentino che la Sua l’ha già detta.
    Tuo Gino

    Rispondi
  3. franchini

    9 Dicembre 2006 alle 20:54

    Caro Gino,
    mi duole dover rispondere alla tua richiesta. Nel senso, non equivocabile, che potrà apparire che si operi uno scambio di opinioni tra noi, isolandoci dal contesto –che credo più ampio- di quanti hanno a cuore il “polo laico”.
    Mi duole, altresì, che, oltre te e me, si è proiettai a rilevare un interesse di lettura, alla lettera di Fiorentino da parte dei soli Ariola, Cartoni, Dani.
    Sull’argomento rinnovo il mio ritenere che il “polo laico” debba essere qualcosa di diverso –non ne ho la ricetta, confesso- sia dal socialismo che dal liberalesimo. Un progetto. Un’idea. Un modo.
    Altrimenti, non ne varrebbe la pena.
    Per me, ancora, un luogo “politico” dove, pure esprimendo la più infintesima delle minoranze, poter sostenere, senza remore, le idee della maggioranza. In virtù di quella qualità del pensiero e del pensato che coinvolge tutte le espressioni, sostenendo sia le immanenti sia le futuribili.
    Nulla vale il riproporre, solitari, il discorrere tra noi, seppur intenso di motivi.
    Come, peraltro, anche tu solleciti, io gradirei leggere altri interventi.
    Credo, altresì, che Fiorentino abbia l’onere di sostenere, con sue deduzioni, il dibattito che ha provocato.
    Sinceramente, tuo
    franchini

    Rispondi
  4. Gino Di Maro

    9 Dicembre 2006 alle 12:14

    Caro Franchini,
    Mi reputo anche io un socialista “romantico e sognatore”. Devo a Bettino Craxi che mi ha fatto mettere i piedi a terra e mi ha convinto che il socialismo è qualcosa di reale, dunque possibile, e che non è incompatibile con certe illusioni di gioventù, io che a detta di molti sono ancora in gioventù.
    Detto questo mi aspetto da Te e dagli altri un riscontro a ciò che scrive l’ottimo Fiorentino che, per quello che ho capito, non vuole buttare a mare – a differenza di una certa moda – nè il socialismo nè il pensiero laico. Vuole solo viverlo diversamente e forse anche in modo più intenso fuori di certi steccati.
    La mia domanda a Te ed agli altri è sempre la stessa: possiamo impedirGli tanto?
    Quanto ai giovani che voglio vedere in alto c’è anche il compagno Fabio Amiranda che stimo personalmente.
    Gino Di Maro

    Rispondi
  5. franchini

    9 Dicembre 2006 alle 10:45

    Per Ariola, per tutti. Se vorrà leggermi, se mi vorranno leggere. La memoria del fui.

    il mio cuore ha il colore
    delle croci ferrose
    o della terra quando insidia l’ossidiana
    o del fuoco quando avvampa il ricordo
    o della nutrice senza latte.
    il mio cuore ha il battito
    dei fogli sparsi
    che si incrociano nel turbine
    come le parole che si spiegano in lamento.

    confesso, compagna.
    non ho calpestato il cielo
    per cogliere mimose e lillà
    e fresie e fiori di arancio,
    un giardino di giorni
    al tuo vestito nunziale.

    ora è tardi.
    e la tua vergogna umiliata
    è lava nera.
    il picco che l’onda lambisce
    tra i cori del tramonto o della nostra storia.

    onore a te, donna o bandiera rossa, socialista.

    Rispondi
  6. Gabriele Ariola

    8 Dicembre 2006 alle 23:39

    Caro Franchini,
    ti ripeto che sono solo un povero sanculotto ignorante,non un dotto giacobino.
    Quindi faccio fatica a seguirti,perdonami.
    A stento riesco a capire di essere laico e liberalsocialista.
    Forse fui marxiano,mai marxista.
    Resto un ammiratore dei veteroanarchici.
    Contaddizione reale o apparente?

    Rispondi
  7. franchini

    8 Dicembre 2006 alle 22:52

    Caro Gino,
    caro Compagno Di Maro,
    quel che leggo nel tuo intervento, per la tua posizione dedicatoria nella costituzione operativa dell’ancora indefinito “polo laico”, mi onera ad alcune riflessioni. Che obbligano a rapportarmi con lo scritto di Fiorentino in maniera diversa –o, forse, più attenta- rispetto a quanto nel mio precedente, semplice, saluto.
    Tu poni, egregiamente centrandolo, il problema di “vita” e “vivibilità” di quello che tra noi chiamiamo “polo laico”.
    Assoggettandolo alle personali visioni e condizioni storico/politiche di ciascuno.
    Trascinandolo, quindi, nell’esperienza, anche dialettica, nel e sul sistema e nel e sui sistemi conosciuti, fruibili, dell’epoca nostra o immediatamente antecedente.
    Se qualche volta mi hai concesso la fortuna e l’onore della tua lettura -su quanto vado scrivendo- non ti sarà sfuggito il mio definirmi “socialista dal fiocco, romantico rivoluzionario”.
    Definizione, questa, che compendia interamente non solo un mio essere astratto e teorico, ma una condizione di quotidianità morale e di concreta espressione della vita.
    Per ciò stesso mi sono posto a ritenere che i mezzi di produzione debbano essere collettivi; che, finanche alla maniera di papa Giovanni Paolo I, la proprietà privata debba essere, almeno, limitata al bisogno e non espansa nella finalizzazione di sfruttamento uomo su uomo. Mi fermo. E non sono mai stato, nè sono, marxista nè cattolico apostolico romano, comunque confessionale.
    Credo, anche, che non possa esserci alcuna delle libertà sociali se non si affermano prioritariamente le libertà della persona e della personalità. In osmosi, tutte, con parità di valenza e di evoluzione.
    Questi convincimenti mi portano a dover ritenere che, in mancanza di tali realizzazioni, il mondo -che andrò a consegnare alla mia discendenza- sarà un mondo neofeudale. Dove la ricchezza dei gruppi del “piacere”, tecnocratici, stroncherà ogni pulsione diversamente “creativa” degli esclusi, confinandoli nella schiavitù degli estromessi.
    Se queste previsioni avveratesi, non sarebbe il mondo in cui vorrei vivere e far vivere la mia discendenza povera, nè alcuno.
    Credo fortemente che nè il “socialismo” nè il “liberismo”, così come li abbiamo vissuti, imparati, amati, potranno essere avulsi dal piegarsi, dal patrocinare o dal destinarsi ad una tale ipotetica, previsionabile, società.
    Se mi hai cortesemente letto, sai che ho scritto “abbassiamo i labari”. Probabilmente sarà difficile ma la sfida, il valore della sfida, che questo, ancora indefinito, “polo laico” dovrà muovere ai tempi –non ai partiti- potrà rintracciarsi solo in una novità ideologica e di metodo. Tale da affermarlo come flusso futuro dell comunità sociale.
    Come, quando, con quali mezzi, con quali fini? Con tutti, tranne quelli oggi esistenti.
    Non potranno essere nostri, se non come personale memoria dei giorni passati, nè il “socialismo” nè il “liberalesimo”.
    Forse, potremo trovare ragioni, motivi, riflessioni, coesioni, metodi nell’Enciclopedia.
    Nell’inizio dell’era industriale. Per concludere un ciclo e ripartire da un filo inesplorato delle stesse origini. Forse.
    Ma non potremo usare parole e schemi di un rito ormai stanco, obsoleto, che conduce solo allo sterminio delle identità.
    Tu riferisci di giovani eccellenti. In attesa grintosa. Tra questi giovani mi permetto inserire, anche, Fabio Amiranda. Per quello che mi scrive “la crisi del Primato della Politica sugli effetti della Globalizzazione dei mercati, la finanziarizzazione astratta e selvaggia del capitalismo, che si consuma alle spalle dei popoli, come non, al netto dei miei pregiudizi ideologici, registrare la violenza che provoca nei mutamenti politici internazionali “. A questi giovani pensosi noi abbiamo l’onere di consegnare lo spunto di una novità che non li porti a dissociarsi; così da essere componenti “marginalizzate in una condizione di subalternità potenzialmente rivoluzionaria” (io, direi ribellistica).
    Il discorso è complesso. Pieno di insidie. Di confronto-scontro tra noi. Ognuno nel ruolo che si ritaglierà e in cui sarà funzionale a tutti.
    Ti ringrazio, per il pretesto che mi hai fornito di gettare giù queste brevi note.
    Ringrazio, di nuovo, Fiorentino, per l’occasione che fornisce al “polo laico”.
    Caramente,
    franchini

    Rispondi
  8. Gino Di Maro

    8 Dicembre 2006 alle 12:59

    Cari amici e compagni,
    ho letto con grande attenzione la lettera saluto dell’amico Giovanni Fiorentino pubblicata oggi su Pensalibero e l’invito della redazione ad aprire, come sempre, un dibattito.

    Non condivido alcuni passaggi tesi ad archiviare un passato politico che è caro a tanti di noi, ma vedo che è caro anche ai giovanissimi.

    Ma questo non significa che non molti concetti non mi inducano a riflettere sullo spirito che ha indotto Fiorentino a tanto. Mi riservo di rispondere più dettagliatamente, ma su due punti voglio attirare subito la Vs attenzione.
    C’è ormai un dibattito sul Socialismo teso o a liquidarlo come peso ingombrante o ad utilizzarlo a sproposito. Nel mezzo dei due abusi il Socialismo resta!
    Il pensiero di Fiorentino è più profondo, non si stagna in questo binomio ed è semplice: tutto è stato liquidato (anche il pensiero liberale) per cui facciamo qualcosa di nuovo.

    Non mi convince perché in Europa e nel mondo il Socialismo (come il pensiero liberale) resta così, lo ripeto, resta tra i giovanissimi anche in Italia. Laroni, Del Bene, Ciuffolotti, Luppino e tanti altri sono solo la punta di icesberg di un fenomeno molto diffuso, ma disperso! La soluzione, che indico da tempo e per cui lavoro, è coordinarlo.
    Il problema politico odierno, in quanto anomalia, è tutto italiano.
    Perché in Italia ai vertici della sinistra, che talvolta si dice essere socialista ed a volte no, c’è un tale che tutto può essere, è sicuramente un post-comunista, ma sicuramente non è socialista. Ma recita ad esserlo!
    Dall’altra sponda non c’è un conservatore o un democristiano o un liberale alla maniera europea come in tanti paesi d’Europa, ma c’è un altro signore che nemmeno riusciamo a capire cosa è. Ma recita e sa recitare bene!
    In mezzo a queste due recite c’è il popolo italiano.
    Ora liquidare tradizioni e valori che nell’Europa nella quale ci riconosciamo hanno grande seguito significherebbe proprio accodarsi a quella recita congiunta che, sono certo, neppure piace all’amico Giovanni Fiorentino.
    Zapatero, così come la Segolène Royal, non prendono solo i voti di pochi nostalgici che adoperano “gergali irritanti”, ma i voti di consistenti fette dell’elettorato dei rispettivi Paesi andando oltre gli stessi steccati dell’elettorato socialista.

    A questa che è e vuole essere una difesa d’ufficio non solo del Socialismo, ma anche di chi, come i liberali, crede nella propria ideologia, accompagno una riflessione su diversi passaggi dello scritto di Giovanni Fiorentino.

    Su una cosa invito a riflettere tutti:
    Fermo restando che il socialismo è vivo e vegeto così come lo sono i liberali, possiamo impedire a Giovanni Fiorentino ed altri di fare politica ancorati al pensiero laico, liberale e socialista ma con una contaminazione ad oggi inedita (che comunque esiste in quanto dagli stessi professata) ed una denominazione di riferimento diversa da quelle ad oggi in vigore?
    Saluti

    Gino Di Maro

    Rispondi
  9. Antonio Dani

    6 Dicembre 2006 alle 22:38

    Sono totalmente d’accordo con Fiorentino. Antonio Dani

    Rispondi
  10. Antonio Dani

    6 Dicembre 2006 alle 22:37

    Sono totalmente d’accordo con Fiorentino. Antonio Danibbb

    Rispondi
  11. franchini

    6 Dicembre 2006 alle 19:25

    “considerati con riferimento non tanto ai parametri tradizionali … quanto a quelli riferiti alle prospettive della finora inedita società del XXI secolo”: credo che Fiorentino, avvicinandosi prudentemente ad un nuovo soggetto politico –tutto da dettagliare-, ponga, nell’affermazione, la domanda sociale che verrà posta e cui si dovrà dare risposta, per avere diritto di spazio, intervento, influenza –come peraltro ho sostenuto e sostengo-.
    Che i temi possano essere diversi è naturale –in un insieme, il confronto e la “lotta” per la “ragione” è fisiologica e necessaria- ma è ben vero che la “qualità” dei temi deve essere e sarà comune.
    Ben vera, altresì, la richiesta che si legge: “scoraggiamento all’interno del raggruppamento ed eliminazione nella prosa dei documenti a diffusione interna ed esterna dell’uso di espressioni gergali tipiche di pregresse appartenenze”, che mi consente, ancora qui, di esortare alla “poetica” della politica; come modo di una capacità, anche estetica, di mettere mano ad una “rivoluzione in cammino”.
    Alla fine, queste brevi note, sono apprezzamento per la attenzione che viene posta al nuovo e per il modo in cui viene espressa; nonchè per la volontà e la dedica al futuro.
    Con la speranza, con l’attesa, di essere presenti, insieme e “diversi”, nel polo.
    franchini

    Rispondi
  12. Gabriele Ariola

    5 Dicembre 2006 alle 20:46

    Per la verità io continuo a vedere pesanti ed inaccettabili interferenze di una Potenza(più potente di quelle che hanno eserciti ben armati)straniera,lo Stato Vaticano, negli affari interni dello Stato Italiano.
    Il cardinal Ruini,inoltre,continua ad orientare le scelte politiche dei leaders clericali di entrambi gli schieramenti.
    Nella nostra scuola non si insegna la religione,bensì la confessione cattolica.
    I benefici sull’Ici riguardano i beni immobiliari di una sola chiesa.
    Potrei continuare a lungo…tralascio per brevità.
    Ho profondo rispetto per tutte le fedi,per la libertà di religione,per la libertà di non essere religioso.
    Non condivido la pretesa di imporre per legge le proprie convinzioni religiose.
    Così fù per aborto e divorzio,così è per Pacs , ricerca scientifica,eutanasia.
    Tutto ciò ci pone fuori dall’Europa.
    Avverso quanti vorrebbero identificare il proprio concetto di peccato,con quello di reato.
    Quindi,non riesco a definirmi che “laico”.
    Siccome non mi innamoro delle etichette,neppure le temo.
    Ammetto di avere scarsa fantasia,ma per la Mussolini non riesco a trovare una definizione più precisa di “neofascista”.
    Per Casini di “neocentrista”,per Mastella “opportunista”,per Diliberto “comunista”,per Bertinotti “neocomunista”,per Di Pietro “giustizialista”,per Pecoraro Scanio “demagogo”.
    Per me stesso non riesco ad immaginare nulla di meglio che “liberalsocialista”.

    Rispondi
  13. puccio cartoni

    5 Dicembre 2006 alle 14:16

    Come fiorentino di nascita e di cultura ,e di casata,ma non di casato , avendo letto con attenzione la nota suesposta,mi permetto di :
    • non aggiungere alcunché a quanto esposto;
    • concordare pienamente e sostanzialmente con i punti indicati .
    Qualora altri si riconoscessero nelle idee espresse nell’articolato , farebbero intanto opera di chiarezza con il sottoscriverle. Sarebbe almeno una partenza da basi chiare e condivise , e non da un’ammucchiata estemporanea e vociante ( tipo corteo oceanico….).

    Rispondi

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