Dividersi pensando poi di sommare i voti, così come unirsi con lo stesso intento, è una scelta che, in politica, non paga mai, e le lezioni degli ultimi anni sembrano essere cadute nel vuoto.

Il primo: trasportare su un livello più alto il divide et impera con cui, fin qui, Berlusconi ha tenuto insieme le sue ondivaghe, rissose e fameliche truppe. Non riuscendo più a mantenere un equilibrio sui quotidiani aggiustamenti – a pranzo strizzo l’occhio a Fitto, a cena ad Alfano – basati su rapporti strettamente individuali, passibili di ritrattazioni ad ogni dichiarazione dell’ultimo che parla, il leader potrebbe aver pensato che trattare con due diverse forze, piuttosto che con i singoli, sarebbe più agevole e meno impegnativo dal punto di vista dei rapporti personali, consapevole che nessuna delle figurine che si sbraccia attorno a lui dispone di un pur minimo seguito personale in grado di garantire un sicuro, o quanto meno sufficiente, risultato elettorale fuori dal cono d’ombra della sua immagine.
Il secondo: realizzare plasticamente l’obbiettivo di una forza che sia di lotta e di governo, mantenendo il presidio alfaniano all’interno delle larghe intese e, contemporaneamente, maramaldeggiando sull’onda dell’antipolitica, dello scontento, del più puro malpancismo, con la neo-rinata Forza Italia, ottenendo così alle prossime elezioni la somma di due tendenze opposte in grado di mettere d’accordo sia gli elettori convinti della necessità di avere un governo stabile, sia quelli che invece, corti di memoria ed ancor più di prospettiva, hanno già dimenticato che i documenti che ci hanno posto sotto la sorveglianza europea portano la firma del Premier Berlusconi, quello che ebbe maggioranze bulgare e non fece mai una riforma, nè un taglio di spesa nè una riduzione fiscale di quelle promesse da vent’anni e mai realizzate.
In realtà, questo piano ha molte pecche, ma soprattutto non nasconde la progressiva disgregazione che affligge l’area di centrodestra ormai da anni e non pare destinata a fermarsi tanto presto, e che con la decadenza di Berlusconi – quella reale ed ormai prossima, dal Senato, e quella più grave dovuta a motivi che con gentile eufemismo possiamo definire fisiologici – dovrà giocoforza fare i conti con i veri problemi sempre rinnegati e mai affrontati fin qui, ovvero l’assoluta mancanza di una identità certa e radicata, di un progetto sostenuto da una robusta cultura che lo precede e lo innerva, e la totale assenza di una classe dirigente capace di svolgere il proprio ruolo.
Restano irrisolti sul tappeto già logoro e sbiadito della presunta nuova Forza Italia gli stessi nodi che hanno caratterizzato ogni giravolta – svolta, no, sarebbe una sopravvalutazione degli eventi – imposta da Berlusconi al suo movimento negli ultimi vent’anni, a cominciare dalla totale e fatale identificazione fra leader e partito che ora, con il precipitare della condanna subita, presenta il conto di una scelta scellerata. E non perchè il leaderismo sia un male in sè, ma perchè lo diventa quando se ne fa l’unico collante in grado di tenere insieme persone che non riescono neanche a dialogare fra di loro e che, prese singolarmente, non avrebbero alcun appeal sugli elettori – è qui che il leader perde la propria forza, nella evidente – e da lui colpevolmente voluta e coltivata – debolezza dei propri seguaci. Una garanzia di supremazia, finchè va tutto bene, ma una altrettanto certa garanzia di disfacimento, appena inizia il declino personale.
Dividersi pensando poi di sommare i voti, così come unirsi con lo stesso intento, è una scelta che, in politica, non paga mai, e le lezioni degli ultimi anni sembrano essere cadute nel vuoto. Il declino di Casini, il primo ad uscire dalla coalizione e da allora alla permanente quanto vana ricerca di una ricollocazione vincente; l’eclissi totale di Fini, afflitto dallo stesso male di Berlusconi, il leaderismo padronale, senza però possederne lo stesso seguito; la piccola scissione della Meloni, incapace di sottrarsi alla alleanza elettorale salvifica con il capo che pure si vanta di aver lasciato; i movimentini da reduci, tipo quello di Storace, confinati nel più puro passatismo ed aggrappati alla benedizione di Assunta Almirante: sono tutte somme malriuscite, conti che non tornano, in termini meramente elettorali, come dimostra il gran numero di voti perso dal centrodestra in questi anni, numero che sarebbe ancora più corposo se il Pd non avesse generosamente contribuito a gonfiarlo con i propri macroscopici errori.
Ma sono soprattuto segnali evidenti, sempre più allarmanti quanto ignorati, della progressiva desertificazione di un’area, quella di destra, che, prima ancora che politicamente, dovrebbe definirsi culturalmente, e che non poteva essere ricostruita – in chiave bipolare – con gli slogan, i predellini, ed il culto della personalità del leader, ma necessitava di un lungo e duro lavoro affidato a menti che, fin qui, non si sono viste, forse perchè non gradite alla corte del Re, o forse perchè davvero non ci sono, in questo paese.
Dunque, non c’è nulla di cui esultare, cosa della quale non sembrano consapevoli nè i giullari che gridano al tradimento, nè coloro, compresi quelli che stanno a sinistra, che pensano di aver vinto qualcosa. Dallo sfaldamento per progressive scissioni di una parte politica, non nasce mai la vittoria di nessuno – ancora non abbiamo capito che si vince davvero, tutti, quando si riesce a trasformare qualcosa dal proprio interno con la forza delle idee e con strumenti democratici. Processo molto faticoso e, certo, molto meno remunerativo dell’ossequienza cieca e sorda ad un padrone, oppure della ostinata necessità di avere un nemico per restare uniti, finchè morte non li separi. Solo che la morte di uno, è la morte anche degli altri, nemici compresi, ovunque essi siedano.

Paolo, le offese bruciano se scartano verità, altrimenti non sarebbe sorta la psicanalisi per rassicurarci e trasmetterle nell’analfabetismo del “politically correct”. Parli di approfittare di ciò che la vita offre e questo non mi piace. Approfittare anche della vita? Via! Questo significa essere già fuori della vita, dentro cui invece non si può scivolare per convenienza e viver bene. Tu invochi ironia, cinismo e non prenderci troppo sul serio, in breve auspichi il sorvolare per sorvolare su noi stessi, in nome d’un d’un parlar giocando e d’un giocar parlando. Troppo comoda un’esistenza da rigoletti che non pagano il conto. Perché il conto c’è, e questo mi rallegra e mi fa leggero.
Marzio, quello che dici è vero, ma valido per ogni epoca e penso ci siano stati momenti molto piu’ bui e tristi nella storia, anche se questi in cui viviamo appaiono spesso fasulli e ipocriti, torturarsi perché le cose non vanno come si vorrebbe non fa che aggravare il nostro disagio, bisogna pur approfittare di quello che la vita, per l’arte, le tradizioni, la cultura e la bellezza ci offre, altrimenti c’é il suicidio, che è inutile perché tanto la fine arriva comunque, perché anticiparla?
Quello che vuoi mettere nel “panino” della vita, sapendo che i 2 pezzi di pane sono la nascita e la morte, dipende anche un po’ da noi, e questo indipendentemente dalla politica, non ti pare? Creatività, genio, sregolatezza anche, curiosità, amore, desiderio, passione…..un po’ d’ironia, un pizzico di cinismo, no? Continua a scrivere, senza condannare o offendere, perché scrivi bene ed è un piacere leggerti, anche se a volte si fatica a seguirti, non importa!
Chiara esprime quello che pensa, noi si replica, ma non prendiamoci troppo sul serio neanche, non ti pare?
So ora della morte di Costanzo Preve, un marxista critico davanti alla cui opera dobbiamo inchinarci e riflettere, un finissimo studioso di Hegel e della dialettica marxista in decine di pubblicazioni. Queste sono le perdite vere per l’intelligenza, altro che rinnovatori della politica, anche se per la nostra maestrina Costanzo Preve noin ci ha messo la faccia e Renzi sì. Ma vergognati!
Francamente Paolo non ho mai confuso Renzi coi suoi apripista, Pieraccioni, Benigni e Nuti, il cui credito fu sintomo dell’Italia allo sbando in cerca di rifugio nella firenzina cattoblasfema e simpatica, saltellona e di poche parole ma schiette: Renzi. Assecondare la politica alla nostra pochezza biologica ci butta nel renzismo puro, ossia che ogni generazione ha diritto alla sua forma stato, e quindi alla politica come balocco, il mio più bello di quello del nonno. Certo che la gioventù passa per fortuna, e nonostante la maestra mi segni con matita blu la rodomontata, per fortuna passa la vita, passa la sua bellezza benignesca e retorica. Giunti a questa consapevolezza siamo liberi di piantare qualcosa che non sia il banale cambiamento di prodotto, qualcosa che ribalti i tempi e rinchiuda i giovani da naftalina, i rinnovatori, nel baule dei ricordi. Cosa voglio dire? Voglio dire ad esempio che mai nella storia umana è esistita una discrepanza tanto incolmabile come oggi tra gli strumenti materiali dei governanti e quelli dei governati, discrepanza che nessuna garanzia costituzionale e parlamentare può supplire col bilanciamento fasullo dei controlli sugli organi dello Stato, e sull’ancor più fasullo giro di valzer delle poltrone. I governati sono tout court disarmati, in balìa assoluta della melassa democratica spansa a piene mani fino alla nausea per coprire la verità di fondo, quando saremo costretti davvero a contarci perché ogni tanto la recita muore ci scopriremo nudi e crudi, al più potremo fare pugni delle nostre mani ma i governanti sapranno tutto di noi, sanno tutto di noi e già ridono. E’ una vecchia storia, che s’avvita in se stessa grazie ai rinnovatori da operetta. I ribelli di Sherwood avevano archi e picche, e pure gli sgherri di Giovanni senza terra avevano archi e picche. La storia delle democrazie occidentali si riduce allora al fatto che gli sgherri possono essere armati e quelli di Sherwood disarmati senza che abbiano niente a temere? Troppo poco. Cosa è stato pagato per questa che sembra una conquista? Accontentarsi di vivere bene e far finta di scegliere, questo è stato pagato. Mi fermo perché non è il luogo, ma ti consiglierei di non prendere sul serio né il tempo che passa e tanto meno la giovinezza o la vecchiaia che vanno e vengono. Le cartucce bagnate lasciale a Renzi.
Caro Marzio, la mia frase è copiata da KL (Il mondo secondo Karl, Lagerfeld), basterebbe che incontrasse Renzi per sentire la sua opinione, sarebbe molto interessante, ma la frase non è proprio come la tua, bensi “I problemi NON esistono, ma solo le soluzioni, che possono essere buone o cattive”.
In mancanza di meglio, puoi goderti la scenetta Renzi/Crozza, la trovi on line, esilarante e “vera” come tutte le caricature di Crozza!
Interrompere, sarebbe bello, soprattutto lo scorrere del tempo, ma non si puo’…la gioventu’ ci è data , ma è solo in affitto, un giorno o l’altro dobbiamo ridarla indietro.
Cambiare rotta non è impossibile, ma alle volte inutile…il tempo di reazione spesso è troppo lento, e il crash inevitabile!
Gli italiani si attaccano alle poltrone, guarda la Cancellieri, in qualsiasi altro Paese avrebbe appunto interrotto! Renzi su questo argomento ha ragione, forse bisogna valutare la persona sforzandoci di non confonderla con Pieraccioni, Beningni e il Nuti di un tempo…..comunque vada, ne vedremo delle belle! ;-)
Paolo, “non mi interessa il problema ma la soluzione” è una vecchia vulgata dell’american way, concreti passettini di concrete personcine dopo concreti passettini di altre concrete personcine, infatti gli USA di passettini in passettini hanno raggiunto la bella cifra di trenta milioni di poveri che crescono, confortati dai passettini. Ma la maestra ci dice che da qualche parte si deve cominciare, ed è vero: cominciare a interrompere però, interrompere non cambiare. Conosci tu il paese dove non si illudono più di cambiare, ma vogliono interrompere? Kennst du das land… u.s.w.?
Penso che siamo completamente daccordo, poi c’é da dire che quello che propone la classe politica oggi è quello, mister X non ce ne sono e bisogna anche fare “con”.
Solo il senno di poi dirà chi avrà avuto ragione, ma questo ce lo siamo già detto.
Preferisco dire che i problemi non esistono, ma solo delle soluzioni che possono essere buone o cattive, ho preso questa frase in prestito!
Infatti ti rispondo che da qualche parte bisogna pur cominciare, perchè mi pare evidente che così non possiamo continuare. È del tutto evidente che i problemi sono enormi ed aggravati dal fatto di essere sempre stati rinviati per decenni, e per quanto mi riguarda, credimi, io sono estremamente realista, ci vedo bene e ci sento meglio, non credo ai superuomini e non ho sposato nessuno, politicamente parlando. Semplicemente, facendo una analisi obbiettiva e non garbata da pregiudizi, vedo che in questo momento l’unica leva che può far finalmente saltare il tappo di una classe dirigente vecchia, fallimentare ed incapace è Renzi. Tutto qui. Poi, che la sua impostazione liberal sia per me convincente, aiuta, ma certo non penso che potrà fare miracoli, e so benissimo che ci vorrà molto tempo, molto impegno e molto duro lavoro per invertire la tendenza di questo paese. Però si torna sempre lì: se non si comincia mai, non otterremo mai nulla, e stare a lamentarsi senza agire non ha mai risolto un problema al mondo.
Non so te Chiara, ma io col passare del tempo guardo le persone e gli eventi con un altro spirito. Non mi faccio amici o nemici per le idee politiche o le scelte della vita, trovo piu’ affinità con taluni, meno con altri, ma dipende proprio dalla persona.
D’Alema lo sento spesso parlare in tv, anche su altri argomenti, e dice cose sensate e le dice in un modo che mi è affine (sarà che ha la testa dura come gli arieti spesso hanno?!?), ma come ti ho scritto, non ho rimpianto di lui come politico, anzi!
Cosa vuoi farci, ho una grandissima simpatia umana e caratteriale per esempio con Iva Zanicchi, anche perché le sue doti di cantante sono superiori al resto, ma sono agli antipodi per la sua fedeltà al relitto Berlusconi.
Penso che sul carro di Renzi salteranno in tantissimi, ma dopo le percentuali bulgari non resta che la caduta, vale per quasi tutti i politici, varrà anche per lui.
Dico solo di non fidarsi di nessuno completamente, mi pare una cosa ragionevole.
L’Italia ha dei tali problemi che, chiunque sia chiamato a risollevarne le sorti, non vedrà risultati perché ci vorranno decenni, chi dice il contrario mente agli elettori, te mi risponderai che da qualche parte si deve cominciare, ma tra sogni, speranze e ambizioni c’é la realtà.
Caro Paolo, mi duole comunicarti che quanto ho scritto riguardo alla capacità di uscire dalle situazioni difficili riformando dall’interno e con le idee è riferito al funzionamento di un sistema democratico, come si evince d’altronde dal mio pezzo, per chiunque lo legga con un minimo di obbiettività. Dunque, ti ringrazio per l’esegesi del testo ma è profondamente sbagliata. E mi dispiace che ti ostini a non capire che, per quanto mi riguarda, il punto non è affatto cosa faccia o non faccia Renzi, ma cosa facciamo noi di fronte a questa politica incancrenita che ci sta uccidendo, per tentare di forzarla a cambiare.
Ultima annotazione: la tua ammirazione per D’Alema, quello che non ne azzecca mai una ma, a sentir te, è tanto bravo, ti ha spinto a prendere per buone le sue ultime dichiarazioni, ma quelle dei mesi precedenti erano diverse, fino alla,ennesima batosta che ha beccato lunedì. Si riteneva, infatti, che il voto degli iscritti del Pd avrebbe premiato la vecchia guardia, quindi Cuperlo, in odio all’alineo Renzi, e D’Alema ha girato ogni talk show ed inondato di interviste ogni quotidiano, per spiegare che Renzi avrebbe sì vinto le primarie aperte dell’8 dicembre, ma sarebbe stata una vittoria dimezzata perchè preceduta dal coro degli iscritti che certamente lo avrebbe rigettato. Ed a conferma di ciò ripeteva come una mantra: in trent’anni, io non ho mai perso un congresso. Invece, è successo che gli iscritti abbiano votato Renzi, cosa del tutto imprevista dal grande stratega che ha sbagliato l’ennesima precisione dimostrando ancora una volta di essere molto lontano dalla lancia di quel partito che pure, ancora, vorrebbe dominare. Come vedi, le primarie non sono affatto farlocche, e non c’era nessun vincitore annunciato, specie nel voto degli iscritti. Tanto ti dovevo, per correttezza di cronaca e di informazione.
Marzio, purtroppo questo è il livello al quale la politica italiana si è ridotta, c’é sempre bisogno di un nuovo idolo, ieri Berlusconi, oggi Renzi, poco importa, anzi nulla, delle reali possibilità di promettere quello che tali politici fanno credere alla gente italica che ha la memoria corta.
Non è affatto scontato che la “vittoria” di Renzi in questa farsa delle primarie (potevano risparmiarcele, visto che si sa chi è il vincitore da mesi e puzza di concorso truccato…) porti in realtà alla realizzazione dei suoi personali sogni, le critiche al vuoto dei suoi contenuti rimpiazzati da una logorroica lista di frasi a effetto piovono da sinistra a destra. Diffidano di lui persone intelligenti e capaci, come la Bonino e D’Alema, quest’ultimo lo definisce semplicemente un ignorante.
Non che D’Alema sia uno stinco di santo, e neppure che abbia dimostrato grandi capacità come politico, ma sicuramente migliore come persona di cultura.
Chiara che si arrabbia quando diciamo che parla sempre di Renzi anche senza citarlo scrive ” ancora non abbiamo capito che si vince davvero, tutti, quando si riesce a trasformare qualcosa dal proprio interno con la forza delle idee e con strumenti democratici.”, eccolo lo slogan, che come la musichetta di Forza Italia, versione Renzi, risuona in ogni suo pezzo, tra le righe, accennato, abbozzato, ma sempre là, anche se fosse un pezzo sui cavoli toscani.
Non siamo pero’ anche noi arroccati sulle nostre posizioni, solo gli stupidi non cambiano mai idea, e in ogni momento storico (personale e del Paese) si fanno scelte differenti, non vuol dire come sostiene Chiara che si è incoerenti!
Ho partecipato attivamente nel 1994 alla campagna di Berlusconi,come un vero falchetto, e allora?!? Non lo rinnego! La differenza tra lei, Chiara, e noi, è che lei ci crede davvero e non bisogna sistematicamente distruggere i sogni e le speranze.
Poi se Renzi dovesse avere ragione delle urne (ma viste le guerre intestine nel PD penso che la sua strada sia tutta in salita), stiamo a vedere cosa propone, sarà uno dei tanti, non necessariamente peggiore di un Prodi, un Monti o un D’Alema.
Resto del mio avviso, e spero che Letta sia davvero come lo descrivono, “Palle d’acciaio” e non si faccia mettere i piedi in testa.
Hai ragione Paolo, infatti Renzi ha sentenziato che dopo l’8 dicembre cambierà tutto. Prepariamoci allora a venerare il mostriciattolo e la sua marcia su Roma mediatica, e ne vedremo delle belle perché pur di sfamare la sua vanità il mostriciattolo sarà capace di tutto, e quando dico tutto, dico TUTTO.
Marisa, grazie. Sì, è un male per tutti, come ho scritto, in una democrazia sana e matura c’è bisogno di una destra ed una sinistra definite, riconoscibili, forti, per alimentare una dialettica politica e garantire una possibile alternanza sulla base delle idee e dei programmi.
male anche per la sinistra che si avvia a ripetere gli errori del centro destra con le stesse modalità!
Sempre brava Chiara Boriosi! Lucida, chiara nell’analisi, retroscena e conseguenze comprese. Come dici bene tu, il leaderismo non è un male in sé, ma lo diventa quando attorno a un (presunto) leader non nasce un vero partito, non si creano programmi, non si forma una classe dirigente. Così in Italia un vero centrodestra non è mai nato, ammazzato in culla da Berlusconi. Male per l’area di destra, si dirà. No, male anche per la sinistra, visto che è venuta a mancare quell’alternanza, che è anche legittima contrapposizione di idee, di programmi e di scelte politiche che è la sostanza della democrazia.