Berlusconi, ancora e sempre lui, acciaccato, azzoppato, appannato, sarà comunque il perno dello schieramento che sfiderà l’esercito di Renzi. E l’esito sarà da brividi perché, oltre a vincere o perdere, abbiamo visto che si può anche pareggiare.
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Con tutti questi voti a sostegno di Matteo, il match è stato annullato per manifesta inferiorità del campione in carica (Enrico Letta).
Ma questa è soltanto una delle conseguenze dello tsunami primarie. Della seconda si parla meno. Ma la sua incidenza sul corso della politica italiana è ancora maggiore.
E’ diventato chiaro che la sorte del governo Letta, ex grandi ed ora rosicchiate intese, è appesa a un battito di ciglia di Renzi. E’ pur vero che la maggioranza al senato c’è grazie ai voti del Nuovo Centrodestra di Alfano. Ma nessuno se ne preoccupa più, da quando il sindaco Renzi ha fatto capire (e confermato di fronte all’Assemblea nazionale del PD) che o l’esecutivo esegue i suoi input, oppure può tranquillamente imboccare la strada di casa.
Il povero Alfano, diventato adulto troppo tardi, o troppo presto, è finito in trappola. Senza essere percepito come determinante, o comunque assai meno determinante di Renzi, dopo l’euforia iniziale è tornato ad un ruolo gregario (poco importa se di Letta invece che di Berlusconi). E da gregari è impossibile creare nuovi partiti determinanti per gli equilibri politici.
E così siamo al punto di partenza. Il film della prossima stagione politica italiana è il solito proiettato ossessivamente negli ultimi venti anni. La sfida tra centrodestra e centrosinistra. Perché Berlusconi, ancora e sempre lui, acciaccato, azzoppato, appannato, sarà comunque il perno dello schieramento che sfiderà l’esercito di Renzi. Di quest’ultimo ancora non si sa se giocherà la carta della “vocazione maggioritaria” in stile Veltroni o dello schieramento composito, ma vincente, in stile Prodi. Di Berlusconi sappiamo che il suo nome non sarà sulla scheda. Ma che importa, se ancora non si sa quale sarà la legge elettorale? Di certo, visto che è in campo e che viene tuttora accreditato della fetta di voti più cospicua in ambito centrodestra, sarà lui, inizialmente, l’azionista di maggioranza del campo avverso al centrosinistra.
In conclusione, se non proprio il vecchio film, il suo remake. Con due nuovi attori protagonisti, uno Renzi, l’altro dal nome e dal volto ancora sconosciuti.
E l’esito sarà da brividi, se si pensa a due non trascurabili particolari. Il primo: le riedizioni di vecchi film quasi mai riscuotono lo stesso successo degli originali. Il secondo: i litiganti del nostro panorama politico non sono più due ma già tre. Lasciamo perdere i proverbi, tipo “tra i due litigandi, etc….”. Ma come dimenticare che appena qualche mese fa abbiamo toccato con mano che oltre a vincere o perdere si può anche pareggiare?

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