
Spesso, i non addetti ai lavori cioè quasi tutti, sono soliti dire “non facciamo filosofia!”.
Quelli che lo dicono non l’hanno mai studiata per cui, nella narrazione vigente, è acclarato che chi parla e scrive di filosofia è un incapace.
Da incapace, quindi, vi dico che la verità è completamente opposta e, a questo riguardo, da vecchio studente della materia che un giorno sui 21 anni d’età dovette studiarsi “L’antimetafisica del Fondamento” del professor Aldo Masullo insieme ai due tomi di Georg Wilhelm Friedrich Hegel la “Fenomenologia dello Spirito” riscontra, nell’odierna società, che le visioni dei filosofi anticipano di secoli le verità empiriche.
Il testo che riporto è una celebre citazione tratta dai “Frammenti di diario intimo” (Journal intime) del filosofo, poeta e critico letterario svizzero Henri-Frédéric Amiel, scritta il 12 giugno 1871.
“La maggiore età si abbasserà, la barriera del sesso cadrà, la democrazia arriverà all’assurdo rimettendo la decisione intorno alle cose più grandi ai più incapaci. Sarà la punizione del suo principio astratto dell’eguaglianza che dispensa l’ignorante dall’istruirsi, l’imbecille dal giudicarsi, il bambino dall’essere uomo e il delinquente dal correggersi. Il diritto pubblico fondato sulla uguaglianza andrà in pezzi a causa delle sue conseguenze perché non riconosce la disuguaglianza di valore, di merito, di esperienza cioè la fatica individuale culminerà nel trionfo della feccia e dell’appiattimento.”
Parole dure ed estreme ma che hanno anticipato di quasi 2 secoli molte delle cose che oggi si sono affermate nella deriva della democrazia. Infatti, trattare tutti gli individui come perfettamente uguali a prescindere dal valore, dal merito, dalla competenza e dall’esperienza finisce per livellare la società verso il basso. Uno dei più disdicevoli eventi è sotto gli occhi di tutti la demagogia e il populismo, derive delle democrazie contemporanee negli apparati degli Stati, ma anche dentro la crisi e l’estinzione dei partiti politici in Italia, ma non solo, dove l’organizzazione democratica è bloccata e ha favorito una selezione al contrario delle classi dirigenti, opposta al valore, all’esperienza, al merito.
Se alle riflessioni del filosofo Amiel ci aggiungiamo il pensiero filosofico di Umberto Eco il quadro è tratto:
“I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli.”
Per finire non posso non citare il professore Herbert Marcuse che in “One Dimensional Man” che propose una critica ad ampio raggio sia del capitalismo contemporaneo che della società determinatasi dopo il 1917-1921 in Unione Sovietica, documentando l’ascesa parallela di nuove forme di repressione sociale in entrambe queste società. Sostenne che la “società industriale avanzata” ha creato falsi bisogni, che hanno integrato gli individui nel sistema esistente di produzione e consumo attraverso i mass media, la pubblicità, la gestione industriale e le modalità di pensiero contemporanee. In estrema e giornalistica sintesi il lavoratore deve produrre e consumare e nient’altro.
“È solo per il bene di coloro che non hanno speranza che la speranza ci è stata data“.
Raffaele Romano

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